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martedì 10 marzo 2020

Coronavirus e business: dalla Cina "certificati di forza maggiore"

Milano, 10 mar. (askanews) - Certificati di forza maggiore utili a "scusare" sia i casi di ritardo nell'adempimento sia quelli di inadempimento direttamente collegabili alla diffusione dell'epidemia. E' la soluzione adottata nei giorni scorsi dal China Council for the Promotion of International Trade con la quale si è cercato un rimedio utile e uniforme per le aziende cinesi che sono alle prese con le inadempienze contrattuali - ritardi, interruzione di servizio e disservizi diversi, stop alle attività di import-export - determinate dalle ricadute economiche e produttive dell'epidemia Covid-19. È il caso, ad esempio, dei principali importatori di rame cinesi alcuni dei quali, come ad esempio Guanxi Nanguo Copper, hanno chiesto ai produttori cileni e nigeriani di non consegnare gli ordini o di ritardare la consegna di materia prima. Ancora: China National Offshore Oil Corp, CNOOC, che è il maggior importatore cinese di gas naturale liquefatto, non ha accettato le consegne da parte delle navi di Royal Dutch Shell, Total e British Petroleum.
"Nell'ambito dei rapporti commerciali internazionali - dice Fabrizio Vedana, vice direttore generale di Unione Fiduciaria - la diffusione del contagio ha determinato un notevole impatto sul funzionamento delle cosiddette supply chain a causa di vari fattori, tra cui la chiusura di molte fabbriche, la chiusura di vari porti nonché le necessarie deviazioni di rotta da parte dei vettori. In tale contesto, molte controparti cinesi sono risultate inadempienti a obblighi contrattualmente assunti anche nei confronti di aziende italiane. Il China Council for the Promotion of International Trade ha cercato di porre rimedio alla situazione rilasciando i 'certificati di forza maggiore' che dovrebbero 'scusare' sia i casi di ritardo nell'adempimento sia quelli di inadempimento direttamente collegabili alla diffusione dell'epidemia".
"Si tratta chiaramente di uno strumento di tipo 'statalista' - spiega ancora Vedana - ma sul quale il nostro legislatore può riflettere nel momento in cui si dovranno predisporre nuovi strumenti per regalare le attività economiche, e le nostre imprese, sconvolte dall'impatto del virus".
Il mancato adempimento, può consistere non solo nella mancata consegna, ma anche nel ritardo nell'adempimento quando il termine è "essenziale": la torta nuziale - è un esempio semoplice, ma efficace - serve alla data del matrimonio; il giorno dopo, anche se il dolce è buonissimo, non serve. "Il confine tra le due fattispecie è spesso sottile - puntualizza Vedana - e anche nel caso dell'epidemia di coronavirus si potrebbe, almeno in questa fase, far ricorso alla nozione di eccessiva onerosità sopravvenuta/hardship piuttosto che a quella di forza maggiore. In linea di principio, gli effetti del virus sulle dinamiche del commercio internazionale non rendono, infatti, ad oggi, del tutto impossibile l'esecuzione tempestiva delle prestazioni contrattuali, rendendole piuttosto maggiormente costose per una delle parti. Le imprese italiane che siano parte di supply chain impattate dagli eventi di cui sopra dovranno dunque svolgere valutazioni in merito all'opportunità di 'attivare' la clausola di forza maggiore, incorrendo però nei rischi del contenzioso, qualora non sia sostenibile che la diffusione del coronavirus ha reso impossibile l'esecuzione della prestazione. Oppure, facendo un bilanciamento con i possibili costi derivanti da un totale inadempimento, di invocare l'eccessiva onerosità sopravvenuta, tentando una rinegoziazione con la controparte di alcune clausole".
Lfe

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