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mercoledì 4 marzo 2020

Certificati a capitale protetto quotano sotto soglia protezione

 
La correzione del mercato degli ultimi giorni ha avuto una ripercussione anche sulle quotazioni dei certificati a capitale protetto.
Oggi in particolare mi soffermo sui certificati a capitale protetto che attualmente quotano ad un prezzo inferiore rispetto al prezzo minimo che rimboreranno a scadenza.
Partiamo dalle basi, descrivendo che cosa sono i "certificati a capitale protetto": sono una particolare tipologia di certificates che permette all'investitore di partecipare al rialzo dell'attività sottostante oppure di incassare cedole periodiche, a seconda della tipologia del singolo certificato, beneficiando però contemporaneamente di una protezione del capitale al momento della scadenza.
La protezione del capitale può essere totale (100%) oppure parziale (80%, 85%, 90% o 95%) , è attiva solo a scadenza e si concretizza nel fatto che il certificato prevede una quota minima di rimborso, qualora l'andamento del sottostante non sia stato positivo nel corso della vita del certificates.
Esemplificando: se la protezione è del 100%, nello scenario peggiore il certificato rimborserà il 100% del valore nominale e quindi 100 euro; al contrario invece se la protezione è del 90%, nello scenario peggiore il certificato rimborserà 90 euro, ossia il 90% del valore nominale di 100 euro.
Ad un attento osservatore non sarà sfuggito che acquistare un certificato a capitale protetto ad un prezzo inferiore a quello minimo di rimborso, equivalga sostanzialmente ad acquistare una sorta di "zero coupon" con allegato un biglietto gratuito della lotteria.
Un esempio concreto, ti chiarirà ogni dubbio: il certificato con nome commerciale "target cedola" ed isin IT0005212516, emesso da Banca Aletti (oggi Banca Akros) con sottostante l'indice "Eurostoxx Select Dividend 30", attualmente quota in area 98,55 euro e prevede una protezione del capitale del 100% per cui a scadenza (15-9-2023), nello scenario peggiore,  il certificato rimborserà 100 euro, permettendo all'investitore di ottenere un rendimento minimo garantito, frutto della differenza tra il prezzo di mercato e quello minimo di rimborso.
Questa plusvalenza, ossia la differenza positiva di prezzo (100-98,55), è considerata "reddito diverso" e quindi può essere utilizzata per recuperare eventuali minusvalenze pregresse, fornendo all'operazione anche un'efficienza fiscale.
Probabilmente ti starai chiedendo "perchè attualmente questo certificato quota sotto il valore minimo di rimborso? Dove è la fregatura?".
Tranquillo, non c'è nessuna fregatura: il prezzo del certificato quota ad un livello inferiore rispetto a quello minimo di rimborso perchè attualmente il sottostante si trova ad un prezzo inferiore al prezzo "strike", che è il livello di prezzo che determinerà il pagamento della performance positiva del certificato.
Questo significa che acquistando oggi in area 98,55 euro, ad ogni data di rilevazione si potranno verificare due scenari:
  • il prezzo del sottostante è uguale o superiore al livello dello "strike" (1.810 punti) = il certificato paga la cedola del 3%, che costituisce oltretutto "reddito diverso" e può essere utilizzata per recuperare eventuali minusvalenze;
  • il prezzo del sottostante è inferiore al livello dello "strike" (1.810 punti) = il certificato non paga la cedola e si va alla data di rilevazione successiva.
Quando il certificato giungerà a scadenza nel 2023, si potranno verificare due scenari:
  • nello scenario negativo, il prezzo del sottostante sarà inferiore al livello dello "strike" per cui l'investitore incasserà 100 euro, salvo default dell'emittente del certificates (banca Aros), ed otterrà il rendimento minimo, frutto della differenza tra il prezzo di acquisto e quello minimo di rimborso, che è 100 euro;
nello scenario positivo, il prezzo del sottostante sarà superiore al livello dello "strike" (1.810 punti) e il certificato, oltre a rimborsare 100 euro, pagherà anche una cedola del 3%, permettendo quindi un extra rendimento rispetto al rendimento minimo.
Nella tabella che segue, elaborata su dati Cedlab, per ogni certificato ho indicato l'emittente, il codice isin, il sottostante a cui è collegato, la data di scadenza, la valuta di denominazione, il prezzo attuale e quello minimo di rimborso.
Inoltre ho indicato sia il "rendimento semplice" che il "rendimento assoluto" ossia la differenza in termini percentuali tra il prezzo di mercato e quello minimo di rimborso a scadenza, in modo da evidenziare i certificati che permettono il maggiore recupero di minusvalenze, dal momento che la differenza di prezzo positiva tra il prezzo di mercato e quello di rimborso è considerata "reddito diverso".

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