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lunedì 30 marzo 2020

Attese & Mercati – Settimana dal 30 marzo 2020

Dal Poker di Donne nella stanza dei bottoni globale la voce seria e preoccupata di Georgieva. Bruttissimo Job Report americano, che il mercato non guarderà neppure. Le ‘economie di frontiera’ vittime predestinate della combinazione recessione da virus-calo delle commodity

UN POKER DI DONNE NELLE STANZE DEI BOTTONI, LA BULGARA GEORGIEVA FA SENTIRE LA SUA VOCE

È un nome che dobbiamo imparare a tenere a mente quello di Kristalina Georgieva, l’economista bulgara che da qualche mese ha preso le redini del Fondo Monetario Internazionale e sta mostrando di avere idee estremamente chiare sulla crisi da COVID-19. Qualche citazione di un suo intervento sulla CNBC venerdì scorso: “Non possiamo pensare di cavarcela con misure di corto respiro, sappiamo che è una crisi gigantesca, non abbiamo mai visto l’economia mondiale bloccarsi tutta insieme (…) La lunghezza e la profondità della crisi dipendono dal contenimento del virus e dalla capacità di dare risposte coordinate e efficaci alla crisi”. Non male, rispetto a una Lagarde che prima fa spallucce sullo spread salvo poi innescare la retromarcia, o a una Merkel ostinatamente asserragliata nel club dei ‘frugali’ che negano gli aiuti ai vicini di casa devastati dallo tsunami. La quarta carta del Poker di Donne nelle stanze dei bottoni dell’economia e della finanza globali, la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, che dopo qualche parola saggia si è allineata con le sua cancelliera, perdendo un’ottima occasione per risvegliare dall’ottusità suicida i partner nordici dell’Unione, che oltretutto parlano la stessa lingua.

VENERDÌ ARRIVA UN BRUTTISSIMO JOB REPORT USA, DESTINATO A ESSERE IGNORATO DAL MERCATO

Quando giovedì 26 marzo è uscito il dato settimanale dei sussidi di disoccupazione in America ai massimi di sempre, con oltre 3 milioni di richieste, Wall Street non ha fatto una piega e ha proseguito la marcia per infilare il terzo giorno di rialzo consecutivo in una serie mai messa a segno prima. È stata l’ennesima conferma che in questi tempi di virus, l’ultima cosa che guardano mercati e investitori sono i dai macro. Lo sapevano tutti che la serrata da virus avrebbe fatto una strage nella Gig Economy, fatta di impieghi autonomi e a tempo che hanno sofferto di più di tutti la crisi dei servizi, dal turismo, alla ristorazione, agli eventi. Per questo non aspettiamoci grandi sorprese e neanche reazioni quando venerdì 3 aprile uscirà il Job Report di marzo. Sono dati comunque già ‘vecchi’ perché diano indicazioni sull’impatto degli stimoli da 2.000 miliardi di dollari messi in campo da Washington, che comprende mezzo miliardo per le industrie più colpite e un sostegno diretto unitario fino a 3.000 miliardi di dollari per le famiglie. Per la cronaca riportiamo comunque che le stime puntano alla perdita di 293.000 posti, il calo di occupati più grande da luglio 2009.

ECONOMIE DI FRONTIERA VITTIME PREDESTINATA DELLA COMBINAZIONE DI VIRUS E CALO DEL PETROLIO

Fino all’esplosione del contagio e al crollo del prezzo del petrolio, i Mercati Emergenti erano considerati il ‘miglior amico’ dell’investitore dei Paesi sviluppati, perché la loro crescita era vista come generatrice di ritorni sia nell’azionario che nel reddito fisso. Ora anche questa certezza viene messa in discussione, almeno per le cosiddette ‘economie di frontiera’. Sono concentrate in Africa, e sono destinate a soffrire di più la combinazione tossica di prezzi delle commodity in caduta, recessione globale, e conseguente perdita di valore delle valute nazionali e del debito in esse denominato. Produttori di petrolio come Angola, Ghana, Gabon e Nigeria hanno visto precipitare il valore sia del debito denominato in dollari che quello in valuta locale, aumentandone ovviamente il costo. Banca Mondiale e FMI hanno chiesto ai creditori di garantire sollievo, mentre il G20 ha espresso particolare preoccupazione per l’Africa quando ha annunciato uno sforzo congiunto da 5.000 miliardi di dollari per tenere a galla l’economia globale. Ma i problemi delle economie di frontiera rischiano di finire in fondo alla lista delle emergenze, con i grandi Paesi sviluppati concentrati sul contrasto della pandemia in casa propria.



Financialounge.com
30 marzo 2020

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