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giovedì 27 febbraio 2020

“Coronavirus: le banche centrali possono fare poco, ma è importante che agiscano”

“Coronavirus: le banche centrali possono fare poco, ma è importante che agiscano”

Secondo Natixis IM, la politica monetaria non può offrire soluzioni ma solo una medicina per evitare il peggio in attesa della guarigione. Usa unica alternativa per l’investitore che non può puntare sulla Cina e neanche sull’Europa

L’impatto su economie e mercati del coronavirus si sta mostrando diverso rispetto ad altre epidemie del passato, che di solito hanno generare il classico impatto a V: vale a dire un effetto negativo importante ma temporaneo con conseguenze persistenti limitate. E’ quanto successo con la Sars nel 2002 e nel 2003. In un contesto di questo tipo, le banche centrali possano essere d'aiuto, e grazie al possibile supporto della politica monetaria i mercati azionari tendono al rialzo.

IL CASO CORONAVIRUS E’ DIVERSO DAI PRECEDENTI E I MARGINI DELLE BANCHE CENTRALI SONO LIMITATI

Ma può andare così quando ci sono 600 casi di coronavirus in Corea del Sud che provocano un livello di allerta nazionale? Oppure quando 11 città in Italia sono in quarantena? O quando il termine di paragone è la Cina all'inizio degli anni 2000, quando le interazioni di Pechino erano limitate con il resto del mondo? Philippe Waechter, chief economist di Ostrum Asset Management del gruppo Natixis IM, si pone queste domande per spiegare che il caso del coronavirus è diverso, e che l’azione delle banche centrali è necessariamente limitata. L’esperto fa notare che oggi la Cina è un attore globale con un ruolo di primo piano nella maggior parte delle catene del valore: se l'attività produttiva aziendale si ferma in Cina, l'impatto sarà globale in quanto le aziende di altre parti del mondo non saranno in grado di produrre perché non in grado di sostituire spontaneamente la componente cinese.

FORTE IMPATTO SUL TRAFFICO MERCI CON LA CINA, LO SQUILIBRIO FAVORISCE GLI STATI UNITI

Secondo l’economist del Gruppo Natixis IM, questo effetto di ricaduta negativo è visibile nel bassissimo livello registrato dal Baltic Dry Index, che misura il costo del trasporto merci, e nel calo del numero di container in arrivo in Europa. Le navi non possono lasciare i porti cinesi e, allo stesso tempo, le imbarcazioni non cinesi che arrivano in Cina non sono più in grado di scaricare i container, perché la gente non lavora e perché le scorte sono già ad alto livello. L'effetto di contagio per l'economia globale passerà quindi attraverso questo canale, che secondo Waechter porterà ad uno squilibrio alla fine favorevole agli Stati Uniti, almeno nel breve periodo.

UNA RIDUZIONE DEI TASSI DI INTERESSE PUO’ SOSTENERE LA DOMANDA, MA NON L’OFFERTA

L'epidemia ha iniziato a creare shock che riducono la possibilità di una dinamica omogenea perché colpiscono sul fronte dell'offerta e vanno al di là delle possibilità di intervento degli strumenti di politica monetaria. L’esperto di Natixis IM fa infatti notare che un calo dei tassi interesse può sostenere la domanda, ma non può far aumentare l'offerta nel breve periodo, perché i lavoratori in molti luoghi della Cina non possono tornare in fabbrica prima della seconda settimana di marzo. Lo stesso vale per le politiche fiscali proattive, che darebbero impulso alla domanda interna.

L’UNICO RUOLO CHE POSSONO SVOLGERE LE BANCHE CENTRALI E’ LIMITARE I DANNI

Per questo, secondo Waechter, non bisogna contare sulla Fed, la Bce o altre banche centrali come fonte di soluzione. In questa fase l’unico ruolo che possono svolgere è quello di limitare il fallimento delle imprese: è importante, ma è solo una medicina per rimanere in vita prima di una guarigione, associata a un vaccino o alla scomparsa della malattia.

Giappone, la recessione è dietro l’angolo

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IL DOLLARO BENEFICIA DELLA RELATIVA CHIUSURA DELL’ECONOMIA AMERICANA

L’economist del gruppo Natixis IM segnala che il dollaro ha registrato un solido andamento fin dall'inizio dell'epidemia, in primo luogo in quanto "porto sicuro", con gli Stati Uniti che appaiono più sicuri di qualsiasi altro posto, ma soprattutto per la chiusura dell'economia statunitense rispetto all'area dell'euro, che comporta maggiore autonomia nel suo processo di crescita rispetto ad altri paesi e in particolare all’Est asiatico. L'apertura degli Stati Uniti è abbastanza stabile nel tempo, mentre per l'area euro, per l'impulso tedesco, il grado di apertura è salito al 19%, come mostra il grafico qui sotto. GRADO DI APERTURA DELLE ECONOMIE DI USA ED EUROZONA  

STATI UNITI PIU’ IMMUNIZZATI, UNICA ALTERNATIVA SU CUI SCOMMETTERE

Per questo la capacità di crescere da soli è più debole nell'area euro che negli Stati Uniti, e nel caso della diffusione del coronavirus, gli Stati Uniti possono essere percepiti come abbastanza immunizzati, senza dubbio più dei Paesi europei. L’economist di Natixis IM aggiunge che la possibilità di una crescita più autonoma nell'area euro non è stata rafforzata dal mancato accordo sul bilancio europeo, una brutta notizia per l'Europa, perché dimostra che la cooperazione europea sembra in fase di stallo. Questo significa che nella situazione attuale, quando non si può scommettere sulla Cina, il candidato naturale sono gli Stati Uniti, non l'Europa. Secondo Waechter "è un peccato".
Virgilio Chelli

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