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venerdì 28 febbraio 2020

Coronavirus, Boccia: stiamo isolando l'Italia dal mondo

Roma, 28 feb. (askanews) - Più che il coronavirus a preoccupare il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, è l'irrazionalità delle risposte politiche. "L'altro giorno ci hanno scritto i nostri colleghi tedeschi per sapere com'è la situazione in Italia - dice Boccia in un'intervista al Corriere della Sera - ma come faccio a spiegare che non corrono rischi a venire da noi e che gli italiani devono poter viaggiare in tutto il mondo, se poi alcune regioni nel Paese chiudono ai lombardi? Anziché debellare il virus, rischiamo di debellarci da soli".
Il leader degli industriali parla dell'appello imprese-sindacati al Governo per un piano di rilancio: "Ci siamo uniti tutti, come rare volte in passato, perché la situazione è delicata. Credo sia un segno di rispetto verso le istituzioni. Senza polemica, ma con molta forza, chiediamo a tutti di lavorare insieme. Con lucidità. Questo non è il momento in cui una comunità nazionale si rinfaccia le sconfitte: è il momento di compattarsi nell'interesse generale e di denunciareimali del Paese".
La crescita, secondo Boccia, non viene però prima della salute: "Assolutamente no, al contrario. Ma quel che serve è applicare le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità sui test e le precauzioni. Non fare da soli, arbitrariamente. La cosa più semplice per non correre rischi è sempre chiudere tutto, ma questo non significa dare sicurezza: è un deresponsabilizzarsi, è un cercare alibi senza curarsi delle conseguenze. Abbiamo chiuso Milano, il centro nevralgico del Paese. Spostato le fiere, compromettendo gli ordini delle imprese. Per non parlare del turismo. Evidentemente sono stati sottovalutati gli effetti di certe reazioni. Nel Paese e all'estero si è data la percezione di una situazione molto più grave di quanto non sia. Al contrario bisogna dare l'immagine, e lavorare alla sostanza, di un Paese che ha un problema sul coronavirus, sì, ma lo governa e non lo subisce. Non ci vuole un piano di emergenza, ma un piano straordinario che compensi l'arretramento che arriverà. Partiamo subito, non aspettiamo di accorgerci tra un mese che le prenotazioni turistiche sono crollateogli ordini dell'export flettono. E il primo punto deve essere: evitare conflitti fra istituzioni".
Vis

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