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mercoledì 5 febbraio 2020

Banche centrali vs coronavirus

Rassegna giornaliera sul mercato forex 04.02.2020
Analisi realizzata alla chiusura del mercato statunitense a cura di Kathy Lien, Direttrice di FX Strategy per BK Asset Management.
Valute e azioni sono salite oggi, con il Dow in salita di oltre 400 punti intraday. In base a questo rally e all’andamento del cambio USD/JPY, verrebbe naturale pensare che i timori per il coronavirus stiano scemando e che gli investitori stiano andando avanti. Tuttavia, non abbiamo ancora visto l’impatto del virus sui dati economici e lo stimolo monetario cinese ha falsato un po’ il quadro. Lunedì alle banche cinesi è stato chiesto di fornire liquidità, il governo ha messo a punto delle linee guida per limitare lo short selling, ha tagliato i tassi di interesse di 10 punti base ed ha immesso 175 miliardi di dollari nel sistema bancario. Durante la notte la banca ha fornito ulteriore liquidità attraverso i repo ed ha confermato che la “squadra nazionale” dei buyer sostenuti dallo stato è pronta ad acquistare titoli se necessario. Per ora, tutti questi sforzi uniti ai report sugli utili positivi negli USA hanno effettivamente rallentato il calo di valute e azioni.
Il dollaro USA e quello australiano hanno segnato le migliori performance, con il cambio USD/JPY che ha registrato la maggiore impennata delle ultime tre settimane. C’è molta resistenza tra 109,50 e 109,70 ma se le azioni saliranno, allora lo farà anche il cambio USD/JPY. Il dollaro australiano è salito sulla scia della decisione sul tasso della RBA e anche il dollaro neozelandese ha beneficiato del rally. L’euro ed il dollaro canadese hanno segnato le performance più deboli. Nonostante i dati della zona euro siano stati perlopiù positivi, le posizioni di Regno Unito e UE nel post Brexit e le prossime elezioni in Irlanda cominciano a pesare sulla valuta.
Nella lotta tra banche centrali e coronavirus le banche centrali stanno avendo la meglio, per ora. Gli investitori sono confortati dalla decisione della Reserve Bank di tenere i tassi di interesse invariati. Secondo il governatore della RBA Lower, il virus "sta avendo un effetto importante sull’economia cinese al momento. È troppo presto per capire quanto durerà questo impatto”. Queste dichiarazioni mostrano che la RBA non ritenga necessario un intervento immediato, nonostante la diffusione del virus ed il possibile impatto sull’economia. Sebbene il mercato si aspetti un taglio dei tassi nel corso dell’anno, azioni e valute stanno salendo in quanto gli investitori pensano che anche le altre banche possano optare per decidere di aspettare e osservare prima di agire. Un’altra possibile interpretazione è che mentre tutti sono andati in panico all’inizio dell’anno, la PBoC non l’ha fatto e ora vuole prima vedere la reale entità dell’impatto prima di reagire.
Detto ciò, il prezzo economico del virus sarà importante. La SARS è costata al mondo 40 miliardi di dollari e per questa epidemia ci si aspettano costi molto più elevati, tra il crollo del comparto viaggi e il calo degli utili per le aziende come Starbucks, Disney, McDonalds ed Apple che hanno chiuso i punti vendita e le compagnie aeree che hanno sospeso i collegamenti con la Cina. Dunque, nonostante l’impegno delle banche centrali a sostenere i mercati, quando il polverone inizierà ad abbassarsi, l’avversione al rischio ritornerà.
Per adesso, i dati come il report ISM di lunedì non riflettono ancora l’impatto del coronavirus. Anche i dati neozelandesi di stanotte potrebbero essere positivi. I dati ISM non manifatturieri sono attesi negli USA ed è previsto un miglioramento. Nella zona euro si prevedono dati in calo per quanto riguarda la spesa in Germania e Francia. In Canada, il calo dell’indice PMI IVEY fa prevedere un peggioramento della bilancia commerciale canadese.

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