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venerdì 10 gennaio 2020

Lo scampato pericolo del cigno nero

Se il mercato italiano continua ad essere decorrelato riaspetto agli eventi di politica interna che alimentano costantemente aspettative non del tutto rosee, lo stesso mercato americano continua, con ferrea determinazione, il suo trend rialzista.
Le turbolenze in Medio Oriente non hanno partorito il temuto cigno nero che alcuni analisti si aspettavano. Generalmente accade che a seguito di scenari di forte incertezza ed inasprimento di crisi internazionali i mercati iniziano fortemente anch'essi a vacillare. Al momento nessun ritracciamento importante sui mercati americani. Stessa cosa sulle altre principali piazze finanziare.
L'obiettivo di Trump è stato raggiunto, almeno per il momento. L'impostazione rimane rialzista ed abbastanza solida. Ogni tentativo di ribasso viene immediatamente sfruttato per nuovi acquisti. Sull' S&P 500, dopo la formazione di tre barre sul grafico orario che segnano una continuazione del trend, possiamo evidenziare un primo supporto importante a 3206,38 che è stato rotto solo dalla candela daily del giorno 8 gennaio ma che ha poi continuato la sua risalita. Decisa, netta, forte. Una ulteriore accelerazione sopra i 3290 punti segnerebbe la concreta possibilità di sperimentare nuove aree ed altri record.
Avendo già sottolineato l'importanza strategica dello Stretto di Hormuz nel mio precedente articolo, è fuor di dubbio che le attenzioni degli iraniani non si sono mai attenuate in quel tratto di mare. Non dimentichiamo, ad esempio, le minacce da parte del Presidente Hassan Rouhani che in diverse occasioni ha esternato la volontà di chiudere lo stretto al passaggio delle navi, oppure quando i "Guardiani della Rivoluzione" hanno sequestrato l'estate scorsa la petroliera "Stena Impero" battente bandiera britannica con 23 persone a bordo, accusata di aver violato le leggi internazionali sulla navigazione.
Il contesto creatosi e lo scenario geopolitico hanno ceratmente contribuito a fornire ampio respiro anche al metallo giallo che ha superato due giorni fa i 1600 dollari l'oncia e solo dopo la formazione dell' Engulfing Bearish sul grafico giornaliero il prezzo ha completamente ricoperto il gap up che si era formato sopra i 1556,47 dollari.
A partire dagli accordi di Bretton Woods del luglio del 1944, quando si decise di correlare l'oro unicamente al dollaro americano, fino ad arrivare al momento della quotazione sul mercato borsistivo nel 1971, la "febbre dell'oro" che ricorda anche il titolo di un celebre film sulla corsa all'oro e la voglia di rivalsa, diretto ed interpretato da Charlie Chaplin, continua probabilmente a rivestire un fattore determinante sul tavolo delle politiche economiche internazionali, impattando direttamente sulle decisioni dei singoli risparmiatori ed investitori privati. Sarà una nuova corsa all'oro ?

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