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giovedì 9 gennaio 2020

La reazione del mercato del greggio al conflitto USA-Iran e perché è importante

La versione originale di questo articolo, in inglese, è stata pubblicata il giorno 09.01.2020
I mercati del greggio hanno cominciato il 2020 con una certa volatilità dovuta soprattutto alle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico.
I prezzi inizialmente sono sembrati indifferenti all’instabilità politica ed alle proteste in Iraq, considerate questioni interne che avrebbero potuto avere un impatto sulla produzione e sui trasporti di greggio nel paese.
Tuttavia, si sono rapidamente sviluppati degli attriti tra le forze armate appoggiate dall’Iran e gli Stati Uniti, diventati poi un vero e proprio conflitto a partire dall’uccisione di un imprenditore USA, ad arrivare a bombardamenti mirati, ad un attacco all’ambasciata USA, all’uccisione di un importante generale iraniano e infine, martedì notte, a missili diretti alle basi militari irachene che ospitavano personale ed equipaggiamento statunitense. Per il momento, sia Iran che USA hanno lasciato intendere di stare facendo un passo indietro dal conflitto.
Di seguito vedremo le questioni fondamentali rispecchiate nella reazione dei mercati del greggio a questi eventi e cosa aspettarci in futuro.
Cosa rivelano i movimenti del prezzo del greggio
Il prezzo del greggio è schizzato di quasi il 4% negli scambi asiatici di ieri mattina e poi anche in Europa, quando è arrivata la notizia che l’Iran aveva lanciato missili balistici contro due basi militari irachene dove si trovava personale statunitense, nell’Iraq settentrionale. Tuttavia, quando è stato chiaro che i missili non avevano causato vittime e il Presidente Trump ha twittato “Va tutto bene!”, il prezzo del greggio si è staccato dai massimi.
Anche quando le notizie sembravano terribili, i prezzi non sono riusciti a salire nettamente perché i mercati non si aspettavano alte probabilità di una guerra tra USA ed Iran. A mezzogiorno di ieri, ora di Washington, D.C., il Presidente si è rivolto all’Iran indicando in modo chiaro che le tensioni si erano allentate, perciò il greggio è sceso così tanto che il WTI ha segnato un crollo di quasi il 5% a metà pomeriggio.
WTI Crude Monthly Chart
WTI Crude Monthly Chart
I punti chiave: innanzitutto, anche se l’Iran ha lanciato dei missili contro le basi militari, il mercato ha prospettato una bassa (sebbene leggermente elevata) probabilità di una guerra. Secondariamente, dopo le parole del Presidente Trump, i mercati sono diventati abbastanza fiduciosi del fatto che non scoppierà una guerra.
Come ho spiegato a settembre dopo gli attacchi agli impianti petroliferi di Saudi Aramco, i mercati avevano già messo in conto il valore previsto dello scenario di una guerra che avrebbe influito su milioni di barili di greggio per un periodo di tempo considerevole. Tuttavia, i prezzi non sono significativamente elevati dal momento che i mercati credono che ci siano basse probabilità di una guerra o di altre gravi interruzioni per il greggio.
Il prezzo del greggio è crollato significativamente in seguito alle parole di ieri del Presidente perché è riuscito a convincere i mercati che il rischio di una guerra dovrebbe tornare al livello in cui si trovava a dicembre, o forse anche meno.
Prima degli attacchi missilistici di martedì notte, i mercati si trovavano alle prese con un clima di incertezza, con gli esperti che facevano previsioni su come l’Iran avrebbe potuto “vendicarsi” della morte di uno dei suoi generali. Queste domande hanno innervosito i mercati ma, ora che la situazione sembra essersi risolta, per il momento, si sono rilassati con un selloff.
I mercati stanno sottovalutando il rischio geopolitico?
Alcuni analisti ritengono che i mercati stiano sottovalutando i rischi geopolitici e, confrontando gli eventi odierni con i precedenti periodi di conflitti e situazioni di crisi in Medio Oriente, si aspettano reazioni simili. Questo paragone è però errato, perché i fondamentali dell’offerta e della domanda sono decisamente diversi ora rispetto al 1990 o al 2003: prima della Guerra del Golfo e dell’invasione USA dell’Iraq, i prezzi del greggio erano schizzati significativamente, restando alti.
L’incredibile crescita del settore del greggio e del gas USA nello scorso decennio ha fatto sì che gli Stati Uniti abbiano una sicurezza energetica che non avevano dagli anni Sessanta e il mondo ha molte più scorte di greggio non legate al Medio Oriente. Di conseguenza, il mercato oggi resta fondamentalmente in esubero di forniture, con le scorte nei paesi OCSE ancora estremamente alte.
Persino con l’imminente firma della Fase Uno dell’accordo commerciale tra USA e Cina, le previsioni economiche mondiali continuano a restare deboli e la domanda di greggio per il 2020 dovrebbe crescere appena, secondo la maggior parte degli analisti. In breve, gli analisti stanno tentando di operare dei paragoni tra il mercato odierno e quello del passato, mentre i fondamentali sono piuttosto differenti.
Minacce da tenere d’occhio
Mentre la minaccia di un conflitto tra USA ed Iran sembra essere in diminuzione, restano dei reali pericoli per la produzione petrolifera irachena.
L’industria in Iraq è diffusa tra la regione settentrionale e quella meridionale. Il Governo Regionale del Kurdistan esporta parte del greggio dal porto di Ceyhan in Turchia, ma la maggior parte del greggio iracheno esce dal porto meridionale sul Golfo Persico, a Basra. Le tensioni politiche riguardanti il coinvolgimento dell’Iran in Iraq non sono state risolte ed esiste ancora la possibilità che abbiano un impatto sulla produzione petrolifera irachena e sui trasporti.
Sebbene i rallentamenti o le chiusure dei giacimenti e dei terminal per l’esportazione in Iraq possano non essere gravi o non mettere a rischio tanti barili come nel caso di una guerra tra USA ed Iran, non si può ignorare una possibile interferenza con la produzione petrolifera irachena.
L’Iraq esporta greggio pesante (un tipo di greggio richiesto in tutto il mondo) ed è il quinto principale produttore di greggio al mondo, o forse anche il quarto dato il recente aumento della produzione. Se il conflitto dovesse avere un impatto sui giacimenti iracheni o sui terminal per l’esportazione, l’impatto potrebbe sentirsi anche sulle scorte di greggio globali.

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