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mercoledì 22 gennaio 2020

Il greggio scenderà di 3 dollari per il coronavirus? Per Goldman sì. Ecco perché

In qualsiasi crisi, è bene avere più fatti possibile a disposizione per elaborare un piano di emergenza. Quindi, la profezia di Goldman Sachs secondo cui i prezzi del greggio potrebbero perdere 3 dollari al barile per il nuovo coronavirus che ha raggiunto anche gli Stati Uniti è una previsione necessaria, per quanto allarmante, da tenere in considerazione.
L’analisi di Goldman dell’impatto del coronavirus noto come 2019-nCoV si basa sullo studio delle conseguenze sul greggio dell’epidemia di SARS cominciata in Asia e che ha sconvolto il resto del mondo nel 2003.
Un esempio di 17 anni fa per la crisi di oggi? Sì, perché è l’unico disponibile nonché il più rilevante, dice Goldman, che ha più esperienza sul greggio di qualsiasi altra banca di Wall Street.
“Sebbene le stime a questo punto restino altamente incerte e non abbiamo un’opinione sul suo sviluppo, riteniamo che l’epidemia di SARS del 2003 possa aiutarci ad illustrare il potenziale impatto sulla domanda di greggio”, spiega.

Probabile un selloff persino maggiore

Aggiunge Goldman:
“Un simile impatto sulla domanda (senza una risposta da parte dell’OPEC per le scorte) indicherebbe un impatto di soli 3 dollari al barile sul prezzo del greggio, sebbene l’iniziale alta incertezza possa portare ad un selloff maggiore, come successo nel marzo 2003”.
Interessante. Ciò significa che il greggio potrebbe scendere di anche 6 dollari al barile (come aveva fatto al picco dell’epidemia di SARS nel 2003, in base ai dati storici di Investing.com), prima che l’OPEC faccia qualcosa di drastico per riportare su il mercato.
WTI Weekly Prices, 2001-2005
WTI Weekly Prices, 2001-2005
L’anno dell’epidemia di SARS è stato volatile per il greggio, anche se i prezzi non sono andati sopra i 40 dollari o sotto i 25 al barile per il West Texas Intermediate, che era il riferimento per il greggio prima della predominanza del Brent nel 2010.
Un grafico di Bloomberg del 2003, condiviso tra tutti i trader del greggio ieri quando è stato reso noto il primo caso di virus 2019-nCoV negli Stati Uniti, ha messo in evidenza lo stesso aspetto riguardante il crollo di quasi il 40% del WTI di quell’anno.

Il peggiore colpo della SARS sul greggio è stato il tonfo del 17% in un mese

I dati stessi di Investing.com mostrano che marzo ed aprile sono stati i mesi peggiori per il WTI nel 2003, con tonfi rispettivamente del 15% e del 17%. Malgrado la volatilità, il mercato ha poi chiuso l’anno con un balzo del 4%, chiudendo a 32,52 dollari contro i 31,20 della fine del 2002.
“Considerando l’epidemia di SARS, l’incertezza ha in effetti fatto sì che i mercati e le agenzie di previsione inizialmente mettessero in conto un impatto persino maggiore di quanto effettivamente successo, con il greggio crollato al massimo di quasi il 20%”, afferma Goldman.
“Questo elevato livello di paura alla fine si è ridimensionato quando il ritmo di nuovi casi riportati è rallentato, con una durata totale dell’epidemia di 5 mesi, prima di una rapida ripresa dell’attività regionale”.
Analizzando il potenziale impatto del virus 2019-nCoV, Goldman prospetta uno shock negativo di 260.000 barili al giorno in media per la domanda globale di greggio, compresa una perdita di 170.000 barili al giorno della domanda di carburante per aerei.

Il carburante per aerei è più vulnerabile

Goldman afferma che il colpo maggiore sulla domanda reale di energia potrebbe essere quello per il carburante per aerei, con la riduzione dei viaggi in aereo. È stato così anche nel 2003 quando il cosiddetto “jet regrade”, la forza relativa del prezzo del carburante per aerei rispetto a quello del gasolio, è sceso nel marzo 2003, scrive la banca di Wall Street. Aggiunge:
“Ci aspettiamo una risposta di prezzo simile stavolta, con crack e regrade entrambi già in selloff ieri. La pressione sui crack potrebbe infatti essere esacerbata dall’attuale alto livello dei rendimenti di raffinazione del carburante per aerei, dalla recente performance superiore di questo tipo di carburante rispetto ai prodotti raffinati negli Stati Uniti e in Europa e dagli aumenti delle scorte di prodotti raffinati superiori alle medie stagionali registrati finora quest’anno”.
I timori che il virus 2019-nCoV scoppiato in Cina possa sconvolgere viaggi e commercio e la crescita globale lenta hanno spaventato i mercati di rischio globale ieri..
WTI Weekly Price Chart
WTI Weekly Price Chart
Pesantemente colpiti i titoli asiatici, mentre i prezzi di rame e greggio sono crollati, con gli investitori che si sono fiondati sugli asset rifugio come i Buoni del Tesoro USA ed i bund tedeschi.
Finora ci sono stati nove morti e più di 400 casi documentati, soprattutto nella provincia cinese di Hubei, dove si trova Wuhan, epicentro della crisi.

Opinioni miste sull’impatto

Alcuni analisti affermano che, sebbene sia ancora presto, il virus non sembra tanto letale quanto la SARS, che ha ucciso circa il 10% dei pazienti.
“Per il momento, manteniamo invariate le previsioni economiche su quest’anno, ma la diffusione del virus è chiaramente un importante rischio ribassista e continueremo a monitorare da vicino la situazione”, ha dichiarato, secondo la CNBC, Gareth Leather, economista senior di Capital Economics.
Altri, come il famoso gestore di hedge fund Paul Tudor Jones, dissentono.
“Questo coronavirus ci ha scombussolati. Penso che sia un bel problema. Se guardiamo quanto successo nel 2003, le stime andavano tra lo 0,5% ed il 2% per il PIL in Cina e mezzo punto percentuale per il Sudest Asiatico”, ha detto Jones al programma “Squawk Box” della CNBC, durante il Forum Economico Mondiale di Davos, Svizzera.
“I mercati azionari hanno segnato un selloff a doppia cifra. Se guardiamo l’escalation dei casi riportati, è molto simile”.

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