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venerdì 6 dicembre 2019

SP500 nuovamente di fronte al bivio

La situazione grafica del principale indice azionario mondiale, cioè l’americano SP500, comincia a farsi sempre più ambigua e, se vogliamo, interessante.
Dopo la lunga corsa rialzista, protrattasi dal 3 ottobre fino al 27 novembre, che ha visto l’indice migliorare ripetutamente massimi storici sempre più alti, fino all’ultimo del 27.11 a quota 3.154, il raffreddamento del clima tra USA e Cina ed il sostanziale arresto delle trattative seguito all’approvazione da parte del Congresso USA del Democracy Act a sostegno dei dimostranti di Hong Kong contro il regime cinese, ha fermato il Toro. L’indice delle 500 principali società quotate USA ha subito un brusco quanto rapido calo, che in due sedute e mezzo, cioè fino alla prima parte della seduta del 3 dicembre scorso, ha lasciato sul terreno 84 punti, equivalenti ad una perdita di -2,66%. La discesa ha rotto il primo supporto più vicino e ha testato alla perfezione il secondo. Ma qui sono dapprima riprese le voci anonime e poi sono arrivate dichiarazioni dello stesso Presidente Trump che quel che aveva detto il giorno prima, cioè che l’accordo con i cinesi potrebbe anche essere rinviato a dopo le elezioni del novembre 2020, erano solo pensieri in libertà. E’ stato ribadito quel che da mesi viene continuamente annunciato per alimentare le speranze, senza mostrare la minima prova, e cioè che le trattative vanno a gonfie vele e l’accordo è vicino.
Il dietrofront di Trump ha immediatamente comportato il dietrofront dell’indice che nella seconda parte della seduta di martedì e, sulle ali di un ritrovato entusiasmo, anche per tutta la seduta di mercoledì, ha recuperato 49 degli 84 punti persi nel calo precedente. Ieri l’indice doveva decidere se continuare la risalita per cancellare la correzione con un rapido colpo di spugna, oppure riflettere ancora un po’ sulla validità di affermazioni che sembrano fatte apposta per manipolare al rialzo i mercati senza alcun fondamento reale. Ad inizio seduta è parso che prevalesse la seconda ipotesi. Infatti SP500 ha ripreso la via del ribasso ed in mezz’ora ha lasciato sul terreno oltre mezzo punto percentuale rispetto all’apertura. Poi però le mani sante hanno ricominciato a comprare e, come già successe martedì, il clima è tornato, improvvisamente e senza motivo, piuttosto fiducioso e l’indice ha annullato tutta la debolezza della prima mezz’ora.
La debolezza iniziale americana ha causato perplessità in Europa, portando i principali indici europei a chiudere con cali frazionali, inferiori in genere al mezzo punto percentuale, che hanno però interrotto il rimbalzo robusto attuato mercoledì. 
Ma il recupero finale di Wall Street li obbligherà stamattina a rimbalzare almeno un po’, per adeguarsi allo scampato pericolo americano.
Poi, come al solito, la seduta passerà in attesa di nuove soffiate da parte di qualche gola profonda, che alimentino la voglia di rialzo che ancora si percepisce tra gli operatori.
Del resto possiamo dire di essere ad un bivio. Anzi, per meglio dire, è l’indice americano che affronta  un bivio. Quelli europei, come al solito, lo seguiranno, qualunque sia la strada imboccata dal capobranco americano.
Il bivio è quello di scegliere, anche stavolta sulla base delle semplici aspettative e senza che nulla oggi trapeli di sostanziale, se fidarsi di Trump oppure no. Nel primo caso dovrà riuscire a concludere la seduta e la settimana vicino a quota 3.144, che rappresenta il massimo di inizio settimana. Se l’impresa riuscisse la candela settimanale, che disegnerebbe, mostrerebbe uno spike rialzista bene augurale per la restante parte del mese di dicembre, con ottime possibilità di aggiornare ancora il massimo storico e fare un gradito regalo di Natale agli investitori.
Se invece la realtà si imponesse e la cautela spingesse ad intascare i cospicui risultati conseguiti nel 2019, dovremmo assistere ad una ripresa del ribasso, con conseguente proseguimento della correzione, che potrebbe riportare l’indice sui minimi di martedì scorso e magari anche a testare la media mobile a 50 sedute, che ora passa a 3.058.
Intanto Trump si avvia ad essere messo ufficialmente in stato di accusa davanti al Senato con una serie di capi d’accusa che sarà decisa nei prossimi giorni dal voto della Camera. Sarà il terzo presidente della storia USA ad essere sotto impeachment, aggiungendosi a Bill Clinton, nel 1999 venne accusato ed assolto per il reato di spergiuro ed ostruzione alla giustizia, in seguito alla nota vicenda a sfondo sessuale con la stagista Monica Lewinsky.
Il mercato se ne frega, poiché è pressoché certo che anche stavolta avremo un’assoluzione, data la maggioranza repubblicana al Senato.
Se vogliamo fare un paragone storico, nel caso di Clinton il mercato azionario USA soffrì parecchio da fine luglio ad inizio ottobre 1998, quando scoppiò e si ingigantì mediaticamente lo scandalo sessuale del Presidente, arrivando a perdere il 21% con l’indice SP500. Poi, quando si capì che l’impeachment si sarebbe concluso con l’assoluzione il mercato recuperò tutto e dopo l’assoluzione mise a segno un ulteriore rialzo del 19% nel 1999.
Questa volta invece il mercato non si è nemmeno spaventato per l’avvio della procedura. Se deve scendere dovrà cercare ben altre motivazioni.

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