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martedì 3 dicembre 2019

Il petrolio seguirà i desideri dei sauditi?

Mentre sul petrolio ha pesato l’indicazione della Russia sulla possibiltà di non estendere i tagli alla produzione durante il vertice di questa settimana, Bloomberg ha pubblicato un articolo che ricorda ai mercati quello che l’Arabia Saudita desidera dal cartello e dagli alleati: il rispetto dei tagli già in atto.
A prima vista sembra molto diverso ciò che il ministro per l’energia russo Alexander Novak e il suo omologo saudita Abdulaziz bin Salman sperano di ottenere dal vertice del 5 e 6 dicembre. E invece i due hanno degli obiettivi simili: ridurre lo stress per le operazioni petrolifere del proprio paese e forse - dico forse - far salire il prezzo del greggio.
Ciò che rende difficile la realizzazione dell’aspirazione dei sauditi è che è necessaria l’approvazione della Russia per continuare a manipolare la produzione globale di petrolio e i prezzi.
Mosca, invece, è in una situazione alquanto diversa.
La Russia si trova al secondo posto, tra il produttore numero 1, gli Stati Uniti e il produttore numero 3, l’Arabia Saudita, ma è solo un alleato dell’OPEC, non è un membro del cartello.
Ha scelto di collaborare con l’Arabia Saudita perché vuole farlo, ed è libera di decidere se tagliare ora o dopo la produzione e di quanto, a prescindere dalle promesse fatte al regno.
Sauditi in debito coi russi
Con la sua grande influenza sul settore privato russo, Putin è in posizione di fare ciò che non può fare Trump con l’industria petrolifera statunitense indipendente.
I sauditi non hanno scelta se non quella di fidarsi del Presidente Russo Vladimir e sperare che immetta meno barili sul mercato – cosa che il Presidente USA Donald Trump si rifiuta comunque di fare visto che un aumento dei prezzi del petrolio potrebbe ledere all’economia USA e alla possibilità di un sia rielezione nel 2020.
Ma in cambio dell’aiuto di Putin, i sauditi seguono i capricci del presidente russo, che può semplicemente dire ai sauditi di chiudere i loro rubinetti.
Secondo una notizia di Bloomberg di venerdì, Abdulaziz probabilmente userà il suo primo vertice da ministro del petrolio per segnalare che, come maggiore produttore del cartello, Riyadh non intende più compensare il mancato rispetto dei tagli da parte degli altri paesi.
L’attuale accordo prevede un taglio di 1,2 milioni di barili al giorno, un sacrificio che a detta dei sauditi è ricaduto maggiormente sul loro paese.
Nella lista degli “incriminati” compilata dai sauditi per il mancato rispetto dei tagli ci sono da tre anni: Iraq, che in ha prodotto 4,8 milioni di barili al giorno contro una quota di 4,51 e Nigeria, che ne ha estratti 1,8 milioni al giorno contro i previsti 1,68 milioni.
Quest’anno la new entry è il Kazakhstan, che ha accettato un limite di 1,86 milioni di barili al giorno ma che ne ha prodotto quasi 1,95 milioni.
Secondo i dati Reuters, la sovrapproduzione della Russia è circa a 70.000 barili al giorno, ed è stata compensate dal blocco di maggio e giugno a Druzhba, dove Mosca ha perso 19 milioni di barili a causa di una contaminazione.
La partecipazione della Russia al programma è importante per la fiducia dei mercati, essendo il secondo produttore mondiale di petrolio. Il patto OPEC+ scadrà a marzo ed i sauditi sperano di ottenere un prolungamento fino a giugno.
Petrolio sulle spine, in attesa della decisione della Russia sull’OPEC+
WTI Weekly Chart
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Se Mosca si mostrerà indifferente al programma dei sauditi, il petrolio potrebbe crollare di altri 4 punti percentuali, come è successo la settimana scorsa. Il greggio resta comunque in salita quest’anno, con il WTI su del 23% ed il riferimento globale Brent in salita del 14%.
Di nuovo, se l’OPEC non continuerà a tagliare la produzione, sarà difficiel immaginare che ci saranno dei rialzi così positivi.
Per evitare un crollo dei mercato, i russi dovranno aderire al piano dei sauditi
Forse alla fine i sauditi non drovranno preopccuparsi più di tanto. Questo perché, nonostante il caos creato da Mosca, c’è ancora una possibilità che la Russia possa decidere di accettare di aderire fino a giugno al taglio di 1,2 milioni di barili OPEC+.
Abbiamo già visto delle scene simili, e alla fine Putin è andato incontro all’OPEC. C’è una possibilità che possa farlo di nuovo.
Per i sauditi, tutte le strade portano all’IPO di Aramco
Non è una coincidenza che l’offerta pubblica iniziale di Aramco verrà annunciata il 5 dicembre, il giorno di apertura del vertice. E non ci vuole molto a capire che i sauditi non intendono più costringere i recalcitranti membri dell’OPEC ad aumentare i tagli, poichè tutto il fardello ricadrebbe su Aramco.

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