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venerdì 13 dicembre 2019

Forex: niente è più importante del commercio. Né la BCE, né la Fed

Rassegna giornaliera sul mercato forex 12.12.2019
Analisi realizzata alla chiusura del mercato statunitense a cura di Kathy Lien, Direttrice di FX Strategy per BK Asset Management.
Non c’è niente di più importante per la direzione delle valute nei prossimi giorni che la decisione sui dazi cinesi che prenderà il Presidente Trump. Neanche le decisioni di politica monetaria di questa settimana della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea. Mercoledì, Jerome Powell ha lasciato i tassi di interesse invariati ma ha chiarito che non ci saranno aumenti dei tassi all’orizzonte fino a quando l’inflazione non salirà in modo sostanziale. Il dollaro è sceso lievemente ma le perdite sono rimaste limitate, soprattutto per quanto riguarda il cambio USD/JPY, e oggi il biglietto verde è schizzato contro la maggior parte delle principali valute sulla scia della notizia del Wall Street Journal secondo cui i negoziatori USA si sarebbero offerti di tagliare i dazi del 50%. L’euro, scambiato al massimo di 1,1154 contro il dollaro, ha ceduto parte dei guadagni chiudendo la giornata al ribasso. È importante sottolineare che ancora non è stato reso alcun annuncio ufficiale ma, tra i tweet di Trump e le notizie dei media, ci sono sempre più motivi per credere che, come minimo, i dazi saranno rinviati. Ma, come abbiamo imparato a nostre spese, il suo atteggiamento e le sue decisioni possono cambiare all’ultimo minuto, perciò, fino a quando non farà un annuncio ufficiale (il che dovrà avvenire prima del 15 dicembre), i dazi potrebbero ancora essere applicati.
Nel frattempo, ci sono stati degli importanti ma sottili cambiamenti nelle previsioni della Banca Centrale Europea e della FederaI Reserve questa settimana. Christine Lagarde ha presieduto il suo primo vertice della BCE ed ha dato il via al suo mandato con ottimismo. Anziché enfatizzare le vulnerabilità nell’economia e la necessità di un continuo stimolo, ha affermato che i rischi sono meno pronunciati e che ci sono segni di un lieve incremento dell’inflazione core. A supporto di quest’idea, la BCE ha persino alzato le previsioni sul PIL e sull’inflazione per il 2020. Quando le è stato chiesto se fosse un “falco” o una “colomba”, la presidente ha risposto che punta ad essere un gufo, simbolo di saggezza. Il tentativo della presidente della BCE Lagarde di alimentare l’ottimismo all’inizio del suo mandato suggerisce che non ha lo stesso atteggiamento di cautela del suo predecessore. Se sarà dura nei confronti dell’inflazione o lascerà correre in alto i prezzi prima di un inasprimento è ancora da vedere, ma il suo tono, insieme a tutti i miglioramenti dei dati della zona euro dall’ultimo vertice di politica monetaria, suggeriscono che non abbia fretta di allentare di nuovo. Di conseguenza, sul breve termine ci aspettiamo un’ulteriore ripresa dell’EUR, in particolare contro lo yen giapponese ed il franco svizzero.
Al contrario, il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell si è focalizzato di più sulla mancanza di necessità di un inasprimento, anziché sui miglioramenti dell’economia USA. Come la BCE, anche la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interesse. Le proiezioni sul PIL sono rimaste ai livelli precedenti ma la banca centrale ora si aspetta che l’inflazione cresca ad un ritmo più lento quest’anno. E soprattutto c’è stato un ribasso nel grafico dot-plot, con i policymaker che non si aspettano variazioni dei tassi di interesse nel 2020. Il presidente Powell ha incoraggiato la prospettiva di tassi stabili il prossimo anno quando ha affermato che la banca vuole vedere un movimento dell’inflazione che sia significativo e persistente prima di alzare i tassi di interesse. Le vendite al dettaglio saranno pubblicate domani, venerdì, e sebbene si prevedano dati più solidi, la sostenibilità della mossa del cambio USD/JPY verso 109 dipende dal rinvio dei dazi cinesi. Il cambio EUR/USD, invece, dovrebbe estendere il rialzo con gli investitori che si abituano al cambiamento sul breve termine delle politiche monetarie di BCE e Fed.
È il giorno delle elezioni nel Regno Unito e, entro stasera, sapremo se Boris Johnson sarà confermato Primo Ministro o se dovrà lasciare il posto a Jeremy Corbyn. La sterlina ha ceduto parte dei guadagni in vista delle elezioni ma una vittoria dei Conservatori è estremamente probabile. Se abbiamo ragione, la sterlina riprenderà la sua ascesa, nella riduzione dell’incertezza politica. Tuttavia, se le elezioni dovessero vedere un capovolgimento e Corbyn dovesse battere Johnson, sarà una notte difficile per la moneta.
Il dollaro australiano estende i guadagni mentre il dollaro canadese e quello neozelandese restano pressoché invariati. Le aspettative sull’inflazione sui consumi sono rimaste stabili mentre la migrazione in Nuova Zelanda aumenta. L’attività manifatturiera in Nuova Zelanda è rallentata ma la valuta sembra non risentirne. Il Governatore della Banca del Canada Poloz ha tenuto un discorso oggi e, sebbene non abbia detto nulla di specifico riguardo all’economia del paese, ha affermato che l’economia globale è destinata ad una continua crescita lenta.

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