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mercoledì 4 dicembre 2019

Pianificando i nuovi tagli OPEC i sauditi potrebbero essersi dimenticati di Trump?



Nell’opera “Una donna non dimentica”, il noto scrittore Sidney Sheldon racconta di un protagonista talmente accecato dall’ambizione da non riuscire a vedere la nemesi che potrebbe alla fine far saltare i suoi piani. Il Ministro del Petrolio saudita Abdulaziz bin Salman farebbe bene a leggere questo libro perché forse non vede la nemesi che ha davanti agli occhi: il Presidente USA Donald Trump.
Dopo vari incontri tête-à-tête con persone fidate e influenti all’interno dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio, Abdulaziz sembra pronto a convincere gli altri membri ed alleati dell’OPEC durante i due giorni di summit al via giovedì che il cartello dovrebbe aumentare i tagli alla produzione esistenti.
Brent Weekly Chart - Powered by TradingView
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Nel dicembre 2018, il gruppo allargato noto come OPEC+, che comprende l’alleato chiave, la Russia, ha deciso di ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno per spingere i prezzi del greggio, che oscillavano ai minimi di 18 mesi di meno di 50 dollari al barile per il Brent, il riferimento globale. A luglio, con il Brent che aveva raggiunto i 65 dollari, l’OPEC+ ha deciso di estendere il patto fino al marzo 2020.
Fino allo scorso fine settimana, il Brent si trovava sopra i 62 dollari al barile, ben al di sotto del massimo di aprile di 75 dollari ma comunque con un rialzo del 12% sull’anno. Fino allo scorso venerdì, quello che i trader del greggio sapevano era che l’OPEC+ si sarebbe incontrata il 6 dicembre, un giorno dopo il vertice dei membri dell’OPEC, per discutere di una nuova proroga di 3 mesi per mantenere i prezzi supportati.
I nuovi tagli dell’OPEC sono stati un terremoto per i mercati
Questo prima del terremoto che ha scosso i mercati ieri, quando è arrivata la notizia che l’OPEC guidata dai sauditi starebbe pensando invece ad un taglio da 1,6 milioni di barili al giorno, 400.000 in più rispetto al precedente.
Fino alla scorsa settimana, Abdulaziz aveva problemi persino a convincere i membri dell’OPEC a rispettare il patto del 2018, con “trasgressori seriali” come Iraq e Nigeria che infrangono abitualmente le quote di produzione.
E non era certo l’unico dei suoi problemi. Il Ministro del Petrolio russo Alexander Novak aveva persino suggerito che l’OPEC+ aspettasse fino ad aprile (un mese dopo la scadenza del patto attuale) per deliberare una proroga. Novak sembrava chiaramente contrario a fare altro che non fosse estendere il patto di altri tre mesi. Ma ora Abdulaziz cerca di convincerli ad aumentare i tagli di un terzo ed il suo piano sembra essere supportato da un buon numero di membri all’interno dell’OPEC, compreso l’Iraq, il famigerato trasgressore.
Al momento della scrittura, non si sa se la Russia supporterà o meno l’ultimo stratagemma dei sauditi sui tagli. Come abbiamo spiegato ieri, l’aiuto di Mosca è stato fondamentale per le iniziative dell’OPEC mirate all’aumento dei prezzi del greggio dal 2016.
Ma a prescindere da cosa deciderà la Russia, una cosa sembra certa: Trump difficilmente sarà felice di vedere un altro taglio dell’OPEC, così come non lo è stato in passato.
Ed un Trump scontento dell’OPEC potrebbe essere un problema per il cartello, come è già successo.
I sauditi vogliono fare una “sorpresa positiva” ad Aramco
Sebbene Abdulaziz possa aver sorpreso i mercati con la sua ultima mossa, non c’è stato alcun mistero sul perché l’abbia fatto. Secondo Reuters, è stato “per fare una sorpresa positiva” ad Aramco, la compagnia petrolifera statale saudita il cui prezzo IPO sarà annunciato giovedì, lo stesso giorno del vertice OPEC.
Anche se l’obiettivo dei sauditi è comprensibile, non si dovrebbe perdere di vista quello che è importante per Trump.
Malgrado la vicinanza del presidente USA con la famiglia reale saudita, Trump è contrario alla manipolazione del mercato da parte dell’OPEC in quanto dei prezzi del greggio più alti potrebbero comportare prezzi della benzina più alti negli Stati Uniti, danneggiando l’economia statunitense e probabilmente anche le sue probabilità di rielezione nel 2020.
Perché, poi, Trump dovrebbe preoccuparsi per Aramco?
Scrive John Kilduff, socio fondatore dell’hedge fund energetico Again Capital di New York ed esperto commentatore delle implicazioni politiche del greggio:
“I sauditi vogliono una quotazione ottima per Aramco. Lo capiamo. Ma pensate sul serio che a Trump importi più di loro che della sua rielezione nel 2020?”
Come ha spiegato John Kemp, analista di Reuters sul greggio, in un post sul blog a maggio, “il presidente calcola, correttamente, che l’elettore che ha fatto la differenza nella sua coalizione elettorale del 2016 - e probabilmente di nuovo nel 2020 - sia più un motociclista del Midwest che un trivellatore del Texas”.
Kemp aggiunge che Trump “rischia di perdere più elettori per un aumento dei prezzi (della benzina) piuttosto che per un calo”.
Questo spiega perché il presidente abbia dedicato tanta energia a contrastare l’OPEC in vista delle elezioni di metà mandato USA del novembre 2018.
Trump potrebbe considerare ancora le esenzioni iraniane…
L’anno scorso, Trump ha prima ammaliato i reali sauditi per convincerli ad alzare la produzione in vista delle elezioni di metà mandato, per godere di un immediato senso di sollievo derivante dai prezzi del greggio basso. Poi ha concesso delle esenzioni dalle sanzioni agli importatori di greggio iraniano, allagando di scorte il mercato. Questa mossa è bastata a far crollare del 40% i prezzi in soli due mesi.
È difficile che Trump sia in grado di organizzare di nuovo una bravata del genere senza la collaborazione dei sauditi. Ma se le scorte di greggio globali dovessero davvero inasprirsi per ulteriori tagli dell’OPEC, il presidente potrebbe ancora una volta dichiararsi pronto a considerare esenzioni dalle sanzioni o persino un accordo diplomatico con l’Iran malgrado le ostilità di quest’anno tra i due.
Come spiega Kilduff:
“Tutto è possibile con Trump. Basta immaginarlo e lui lo farà”.
… O potrebbe ricominciare a scrivere tweet sul greggio
Un’altra cosa che Trump potrebbe fare (e in cui eccelle) è scrivere tweet negativi sui prezzi del greggio alti e sul danno che comportano per l’economia USA e per quella globale.
Un tipico tweet sarebbe come questo: “I prezzi della benzina salgono e non stanno facendo niente per impedirlo. Dev’essere una cosa reciproca. ABBASSATE SUBITO I PREZZI!”
E ci sono pochi dubbi sul soggetto a cui si riferisce Trump in una frase del genere sui prezzi degli energetici: l’OPEC.
Sebbene l’impatto a lungo termine di tweet simili sui prezzi del greggio sia difficile da quantificare, in alcuni casi il Brent ed il greggio USA sono crollati del 2% o più in un giorno dopo un tweet di Trump particolarmente pungente.
Lo scontro commerciale aiuta Trump a mantenere basso il greggio
Ed il presidente USA potrebbe essere aiutato nella sua opera di far scendere i prezzi del greggio dall’apparentemente infinito scontro commerciale USA-Cina, che continua a pesare sull’economia globale e sul sentimento dei mercati energetici. Un tweet negativo di Trump sulla Cina, la maggior parte delle volte ormai, è un tweet negativo per il greggio.
Non c’è modo di sapere quando Trump rivolgerà tutta la sua attenzione a combattere l’OPEC, anche se si potrebbe ipotizzare che succederà quando i prezzi alla colonnina si avvicineranno ai 3 dollari al gallone. La media nazionale per la benzina è pari o inferiore ai 2,60 dollari da mesi ormai, secondo l’American Automobile Association, il che spiega perché il mercato sia passato inosservato al presidente per un po’.
Non dimentichiamo lo scisto e la produzione non-OPEC
E Trump potrebbe anche non dover combattere la battaglia contro il greggio tutta da solo, soprattutto se l’impennata della materia prima dovesse rafforzarsi abbastanza da scatenare un ulteriore enorme aumento della produzione statunitense, che finirebbe per riportare giù il mercato.
Lo scisto, il baluardo della produzione petrolifera USA, potrebbe aver visto un rallentamento quest’anno, ma continua ad aiutare il paese a registrare una produzione record mondiale di 12,9 milioni di barili al giorno.
Come suggerisce un articolo di Bloomberg di ieri, l’OPEC sta facendo l’audace scommessa che il 2020 sarà la fine dell’età dell’oro dello scisto, con i trivellatori USA che continuano a tagliare. Tuttavia, si legge anche che la produzione non-OPEC continua a prosperare in Brasile e Norvegia, causando nuove grane all’OPEC.
In sintesi, Abdulaziz e l’OPEC hanno molti avversari e Trump è l’unico nemico che non dovrebbero ignorare.

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