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martedì 3 dicembre 2019

Asia-Pacific in negativo. Nikkei 225 in ribasso dello 0,64%


Dopo un avvio d'ottava in netta frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq, deprezzatosi dell'1,12% lunedì), la tendenza in negativo è proseguita alla riapertura degli scambi in Asia. Primo fattore ribassista ancora la guerra commerciale, anche se in questo caso l'obiettivo di Donald Trump non è la Cina, bensì Argentina e Brasile: i due Paesi sudamericani sono stati accusati dal presidente Usa per la "massiccia svalutazione delle loro valute" e per questo rischiano nuove tariffe commerciali sull'export di acciaio e alluminio.

Tensioni anche in Europa, con dazi del 100% considerati su 2,4 miliardi di merci francesi (formaggi, champagne, cosmetici), in rappresaglia per il nuovo regime fiscale di Parigi relativo ai servizi digitali, che andrebbe a colpire colossi Usa come Google, Facebook e Amazon. Il risultato è stato un declino intorno allo 0,40% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in moderato rialzo ma il parallelo declino dello 0,20% dello yen sul biglietto verde non riesce a sostenere la piazza di Tokyo: il Nikkei 225 chiude infatti in ribasso dello 0,64% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,45%).

Sul fronte macroeconomico, la base monetaria del Sol Levante è cresciuta in novembre del 3,3% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al progresso del 3,1% di ottobre (3,0% in settembre). La base monetaria del Giappone si è attestata lo scorso mese a quota 517.630 miliardi di yen, contro i 517.100 miliardi di ottobre (513.826 miliardi in settembre).

Recupero per le piazze della Cina continentale, con Pechino che per il momento esce dal radar degli attacchi di Trump.
In chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 segnano infatti progressi dello 0,31% e dello 0,39% rispettivamente, contro il rialzo dello 0,55% dello Shenzhen Composite. In negativo invece Hong Kong: a meno di un'ora dal termine degli scambi l'Hang Seng perde infatti circa lo 0,15% (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, che si muove intorno alla parità).

A Seoul il Kospi ha registrato una flessione dello 0,38% mentre a Sydney è stata del 2,23% la contrazione dell'S&P/ASX 200. Peggiore performance tra i principali indici dell'Asia-Pacific arrivata dopo che, come previsto, la Reserve Bank of Australia (Rba) ha lasciato invariati i tassi d'interesse sui minimi storici dello 0,75% dopo averli tagliati di 25 punti base nel meeting di inizio ottobre (e le precedenti riduzioni, sempre di 25 punti base, di giugno e luglio).
(RR - www.ftaonline.com)
Fonte: News Trend Online

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