Mercato Trading e Segnali Operativi... Stati Uniti. Atterraggio morbido: una missione complicata | ...Mercato Trading e Segnali Operativi -
Trade Like a Steve Italian Homepage

RIMANI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

mercoledì 6 novembre 2019

Stati Uniti. Atterraggio morbido: una missione complicata


Samy Chaar, Chief Economist di Banque Lombard Odier & CIE Sa, spiega che la controversia commerciale tra Stati Uniti e Cina ha drenato la crescita dell’economia globale. Le banche centrali stanno lavorando a stimoli monetari per rendere l’atmosfera più favorevole e prevenire gravi cadute, pur non avendo in mano gli strumenti necessari per compensare completamente queste tensioni.
Ci aspettano giorni migliori?
Il dibattito sulla ripresa globale è di natura strutturale piuttosto che ciclica, in quanto non vi sembrano essere ragionevoli prospettive di un riavvio significativo della produzione e degli scambi in assenza di una vera distensione nei contrasti tra Cina e Stati Uniti.
Anche se questo scenario ideale rimane comunque possibile, sono già state introdotte differenti ondate di dazi e, anche se considerazioni di ordine politico fanno propendere per un accordo prima delle elezioni statunitensi del 2020, è probabile che esso non comporterà una significativa riduzione dei dazi attualmente in vigore - spiega Samy Chaar -.

I flussi di scambi e le catene di fornitura globali hanno iniziato a soffrire già alla fine del 2018 e sembra improbabile un accordo che riporti i dazi ai livelli in vigore a quella data. Certamente qualunque tregua temporanea tra le due potenze globali è benvenuta, dubitiamo tuttavia che un importante ritiro dei dazi sia dietro l’angolo, in quanto sia i democratici sia i repubblicani sembrano essere a favore di una strategia dura di contenimento economico nei confronti della Cina.
La questione diventa quindi: lo shock commerciale in corso causerà una recessione negli Stati Uniti, ed eventualmente di quale portata?
Secondo Samy Chaar, le precondizioni per una recessione negli Stati Uniti nei prossimi trimestri non sono (ancora) presenti.

Un’evoluzione di questo genere presumerebbe una pressione sui consumi statunitensi e un incremento del rischio di credito in misura significativa, due circostanze di cui attualmente non vi è traccia. Il deterioramento complessivo delle condizioni monetarie e di credito negli Stati Uniti (o persino in Europa se è per questo) rimane modesto e pressoché nullo.
Per quanto riguarda i consumi negli Stati Uniti, che rappresentano oltre il 70% dell’economia, occorrerà preoccuparsi solamente quando e se le imprese inizieranno a ridurre il proprio organico.

Fino a questo momento, il mercato del lavoro rimane in tensione. In un contesto di sostanziale assorbimento della capacità ma di riluttanza da parte dei manager delle società a impegnarsi in piani di investimento a lungo termine a causa dell’incertezza globale, la manodopera serve per compensare la carenza di investimenti.
Si osserva ad esempio che il settore manifatturiero, benché chiaramente in contrazione, ha creato in media 11.000 posti di lavoro al mese nell’ultimo anno.
Se il rallentamento causato da fattori esterni dovesse riversarsi effettivamente sull’economia domestica, il primo segnale che si osserverebbe sarebbe una ripresa delle domande di disoccupazione.

Storicamente l’intervallo compreso tra il picco di occupazione e la recessione è significativo. Anche il tasso di disoccupa-zione solitamente raggiunge il fondo prima di una recessione, e rappresenta perciò un altro indicatore da monitorare.
Infine, il licenziamento dei dipendenti rappresenta l’extrema ratio per le imprese.
In tempi di difficoltà, tendono a contenere in primo luogo il costo del lavoro riducendo l’orario di lavoro settimanale, aumentando il numero di lavoratori che lavorano part-time per motivi economici, e utilizzando lo strumento dell’interruzione temporanea del rapporto di lavoro.

In questo momento non si evidenziano segnali di variazione nella tendenza di alcuno di questi indicatori.

Tutto ciò premesso, si prevede per certo una crescita ancora lenta, senza però recessione nel breve futuro, con la spesa per consumi negli Stati Uniti ancora sostenuta dalla tensione sul mercato del lavoro, da una buona crescita delle retribuzioni, dal prezzo basso dei carburanti (vedere riquadro a pagina 11), e dal boom del settore immobiliare, sulla scia del basso costo del debito.
In questo contesto di rischi significativi per la crescita economica (lo shock commerciale illustrato sopra comprende la saga della Brexit e le crescenti tensioni in Medio Oriente), ma senza segnali di recessione per gli Stati Uniti, e quindi di tassi di interesse che sono destinati a rimanere bassi, Samy Chaar continua a preferire un atteggiamento leggermente difensivo sull’azionario, strategie di carry lunghe sui titoli a reddito fisso, e coperture della volatilità come yen, oro e opzioni put.
Bill Papadakis, Macro Strategist di Banque Lombard Odier & CIE Sa, spiega le previsioni economiche per gli Stati Uniti stanno diventando meno chiare rispetto alle prime fasi del ciclo.

La crescita nominale del PIL è leggermente rallentata ma rimane discreta, sostenuta dalla solidità dei consumi. Al contrario la manifattura continua a soffrire, come dimostra il sondaggio ISM sui responsabili degli acquisti, che ha visto un calo repentino nell’ultimo anno e che ora si trova in territorio negativo.
Nel frattempo, la crescita dell’occupazione, anche se ancora a buon ritmo, sta rallentando costantemente da inizio anno: la media trimestrale si attesta ora a circa 100.000 unità in meno rispetto al valore di gennaio.

Le revisioni preliminari dei dati passati suggeriscono che il ritmo di creazione di posti di lavoro possa essere stato ancora e solo di poco superiore al punto di pareggio necessario per mantenere il passo con la crescita della popolazione.
Molto dipenderà ora dalle prospettive degli scambi commerciali, che riteniamo essere oggi un rischio fondamentale per l’ultimo trimestre di quest’anno.
Le nuove tariffe sulle importazioni cinesi che dovrebbero entrare in vigore il 15 dicembre colpirebbero un vasto spettro di prodotti di consumo, con un impatto diretto sull’inflazione e quindi possibilmente sulla fiducia dei consumatori. Sullo sfondo del fatto che alcuni sondaggi hanno già iniziato a evidenziare un peggioramento della fiducia dei consumatori, questo effetto sarebbe evidentemente indesiderato.
Mentre la Federal Reserve (Fed) poteva permettersi in precedenza il lusso di poter adottare un atteggiamento attendista e persino le politiche, grazie alla consistente pressione verso il ribasso dei prezzi, a partire da metà dell’anno l’inflazione ha registrato un’inversione di tendenza.

L’indice primario dei prezzi al consumo (“core”) ha già superato i massimi del 2018, ed è in crescita anche la spesa per consumi privati, benché inferiore al target del 2% fissato dalla Fed (vedere grafico 5). A fronte dei rischi di rialzo dell’inflazione alla luce delle condizioni dell’ultima parte di ciclo e degli effetti derivanti dall’introduzione di nuovi dazi, la Fed potrebbe avere meno flessibilità nei prossimi mesi.
La combinazione di queste forze rende difficile realizzare un atterraggio morbido - spiega Bill Papadakis -.

Anziché mancare il suo obiettivo di inflazione, è probabile che la Fed si troverà presto a dover far fronte a un’inflazione che ne limita la possibilità di azione. Al contempo, un importante deficit di bilancio e divisioni politiche rendono improbabile un supporto fiscale in caso di rallentamento dell’economia.
La solidità della spesa dei consumatori ha supportato l’economia, ma un rallentamento sul mercato del lavoro, l’incremento dell’inflazione e le persistenti incertezze potrebbero far riemergere rischi parallelamente al rallentamento dell’economia. È probabile che il compito di Jerome Powell si farà difficile.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento

LA SETTIMANA CALENDARIO RISULTATI UTILI SOCIETA' QUOTATE

Calendario Utili fornito da Investing.com Italia - Il Portale di Trading sul Forex e sui titoli di borsa.