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mercoledì 27 novembre 2019

L’illegalità ci costa 30 miliardi, danneggiate 2 imprese su 3


In Italia la contraffazione è in continua crescita: nel 2019 quasi un consumatore su tre (30,5%) ha acquistato un prodotto contraffatto o usufruito di un servizio illegale (+3,7 % rispetto al 2016 e +4,9%  in confronto al 2013). Sul fronte delle imprese del commercio e dei servizi, il 66,7% si ritiene danneggiato (era il 65,1% nel 2016), ma soprattutto il costo dell’illegalità si eleva a oltre 30 miliardi di euro, mettendo peraltro a rischio circa 200mila posti di lavoro.

Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dall’indagine Confcommercio su illegalità, contraffazione e abusivismo, presentati nell’ambito della Giornata Legalità ci piace.
Entrando nel dettaglio del capitolo dedicato alla contraffazione, si scopre che è in aumento rispetto al passato l’acquisto illegale di abbigliamento (+9,4% sul 2016), prodotti farmaceutici (+2,8), prodotti di intrattenimento (+1,5), pelletteria (+0,4) e giocattoli (+0,3).

In crescita l’utilizzo del web, in prevalenza per  giocattoli (+12,1%), prodotti di pelletteria (+10,5) e capi di abbigliamento (+9).
E’ per lo stesso web, d’altronde, che passa gran parte dell’intrattenimento (89% della musica, film, abbonamenti tv, eccetera) e quasi la metà (47,9%) dei servizi turistici (alloggio, ristorazione, trasporti) illegali.
Per la maggior parte dei consumatori l’acquisto di prodotti o servizi illegali è sostanzialmente legato a motivi di natura economica (82%) ed è ritenuto “normale” (73%), una tendenza diffusa in prevalenza tra i giovani tra i 18 e i 24 anni. Oltre il 90% dei consumatori, comunque, è consapevole dei rischi dell’acquisto illegale e degli effetti negativi di questo fenomeno.  Il  66,8%, in particolare, è informato sul rischio di incorrere in sanzioni amministrative in caso di acquisto di prodotti contraffatti.

Il consumatore “illegale” ha più di 25 anni, risiede principalmente al Sud (per il 43,7%), ha un livello d’istruzione medio-basso (per il  77,2%), ed è soprattutto impiegato, pensionato o operaio (per il 69,7%).
Passando alle le imprese del terziario di mercato, l’indagine evidenzia che i fenomeni criminali percepiti più in aumento sono contraffazione (34,8%), abusivismo (34%), furti (29%) e rapine (25%).
La concorrenza sleale (60,8%) e la riduzione del fatturato (37,8%) sono invece gli effetti ritenuti più dannosi. Per quanto riguarda infine la piaga del  taccheggio, il 69,3% delle imprese del commercio al dettaglio ne è stato vittima almeno una volta, un dato più forte nel Nord Ovest (75,5%) e nel Centro (73,6%).

Sostanzialmente stabile la percentuale di imprese che ne ravvisano un incremento (24,1% nel 2019 in confronto al 23,2% del 2016). Il 55,8% degli esercizi commerciali, infine, si è dotato di misure anti-taccheggio (+3,2 punti rispetto al 2016) tra dispositivi anti-taccheggio e formazione del personale.

Contraffazione e abusivismo sono due piaghe che certo penalizzano in particolare i nostri settori, ma che indeboliscono tutta la filiera del Made in Italy e la salute del sistema Paese, sovvenzionando le catene della criminalità organizzata.

Sono fenomeni, inoltre, che hanno anche una preoccupante ricaduta sociale che è difficile da quantificare ma non è meno pesante da valutare. Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Contraffazione e abusivismo spingono ad abbassare l’asticella della qualità della vita e degli acquisti, rendendo le persone più povere culturalmente, più fragili nelle scelte e più esposte in termini di salute, consumi e abitudini”.
Passando a parlare dell’impegno costante di Confcommercio, Sangalli ha sottolineato che si traduce in due obiettivi continui e strategici. Dal lato della sicurezza, contrastare i fattori legati alla criminalità che incidono sulla competitività delle imprese.
Confcommercio chiede  l’inasprimento dell’impianto sanzionatorio, ma soprattutto un’intensificazione ulteriore dei controlli sul territorio e il rafforzamento dell’attività repressiva da parte delle autorità competenti (“le leggi ci sono e vanno applicate”, ha detto il presidente di Confcommercio”).

Come è il caso del Protocollo di legalità: “siamo convinti che il rating di legalità sia davvero utile, ci permettiamo però di proporre l’eliminazione della soglia dei 2 milioni di euro di fatturato che finisce di fatto per penalizzare le piccole imprese”, ha commentato Sangalli.
C’è poi il protocollo videoallarme antirapina, in fase di rinnovo, “uno strumento importante di tutela non solo dell’esercizio commerciale, ma anche dello stesso imprenditore, e delle famiglie degli imprenditori. In troppi anche quest’anno hanno perso la vita, gli affetti e l’integrità per atti di violenza”.
Il secondo obiettivo di Confcommercio consiste nel rafforzare, diffondere e approfondire la “cultura della legalità” e su questo tema “l’elemento culturale – ha detto Sangalli - non è un modo di dire, fa davvero la differenza”.

L’aspetto su cui bisogna lavorare non è solo quello “informativo”, ma soprattutto quello emotivo, ovvero “sui valori condivisi alla base della nostra convivenza, soprattutto tra i più giovani".
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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