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martedì 19 novembre 2019

L'Angolo del Trader


Netto calo ieri per FCA (-2,82% a 14,12 euro) in sintonia con il settore europeo: l'indice EURO STOXX Automobiles & Parts ha ceduto il 2,11%. Gli investitori sono innervositi dal ritardo della decisione del presidente Trump sul rinvio di ulteriori sei mesi (a maggio 2020) dei dazi sulle auto importate dalla UE: si prevedeva un annuncio entro la fine della scorsa settimana.
Segnali negativi anche da Volkswagen -3,30%, che ha rivisto al ribasso la stima di crescita dell'utile operativo nel medio termine (riferito al periodo 2016-2020) ad "almeno il 25%" contro "oltre il 30%" della precedente indicazione. Peggiorata anche la previsione sull'incremento delle vendite a +20% contro il +25% della precedente proiezione.

Nelle ultime ore sono giunte altre notizie negative: i dati ACEA sulle immatricolazioni di auto nell'Unione Europea a ottobre confermano la sottoperformance di FCA. A fronte di un +8,7% a/a del mercato, i marchi del Lingotto hanno fatto segnare +2,7%, nel periodo gennaio-ottobre il dato del mercato è +0,9% a/a contro il -9,2% dei marchi FCA.
Inoltre lo Stato della California ha annunciato ieri che a partire da gennaio non acquisterà più auto GM, Toyota e FCA per le proprie flotte: questo perchè i produttori citati (e altri membri dell'associazione Global Automakers) hanno appoggiato l'amministrazione Trump nei suoi sforzi per togliere alla California l'autorità legale per introdurre limiti più stringenti per le emissioni.

L'analisi del grafico di FCA evidenzia il balzo di fine ottobre dopo l'annuncio delle trattative per la fusione con PSA e il superamento di alcune importanti resistenze. Il titolo è ora chiamato a consolidare i segnali rialzisti, al fine di tentare il ritorno sui massimi storici allineati a 18,20 euro circa toccati nella prima metà del 2018.
La tenuta dei riferimenti a 13,70/13,80 e soprattutto il superamento dei recenti massimi a 14,70/14,80 avallerebbero lo scenario positivo, con definitiva conferma oltre 15,75. Discese sotto 13,70/13,80 preannuncerebbero un test di 12,70/12,80, supporto decisivo per scongiurare l'inversione di tendenza e il ritorno sui sostegni strategici poco sotto quota 11.
Telecom Italia positiva in avvio di ottava in attesa di nuovi spunti per estendere movimento rialzista avviato ad agosto.

A sostenere il titolo solo le indiscrezioni della scorsa settimana che riferivano di offerte non vincolanti dei fondi infrastrutturali per Open Fiber (OF) in arrivo entro il 19 novembre: l'acquisto di OF da parte dei fondi costituirebbe un passaggio determinante per l'integrazione della rete in fibra OF con quella di TIM.
Oggi il Sole 24 Ore ha scritto che nell'invito recapitato ai fondi (circa una decina, italiani ed esteri) si parla di un'offerta non solo per Open Fiber ma anche per la cosiddetta "rete secondaria" in fibra di TIM, ovvero quella che collega i cabinet agli edifici. Gli advisor dell'operazione valutano OF circa tre miliardi di euro e la rete secondaria circa 1 miliardo.

Sempre secondo il quotidiano, una volta andata in porto l'operazione (ma occorre il benestare di Enel, socio al 50% in OF con Cdp) le reti verrebbero integrate e immediatamente separate in due società diverse (una per le aree bianche e l'altra per le aree A e B) al fine di evitare noie con l'antitrust (potrebbe obiettare che Tim, operatore integrato, controlla anche la rete in fibra).
Il titolo fornirebbe indicazioni grafiche positive in caso di una chiusura di seduta oltre la resistenza offerta a 0,55 dal 50% di ritracciamento del ribasso dal top di luglio 2018. Conferme in tal senso aprirebbero spazi di crescita verso 0,573, top del 7 marzo e lato alto del potenziale doppio minimo disegnato in area 0,4350 da gennaio, una figura rialzista il cui completamento potrebbe significare un netto miglioramento del quadro grafico anche in ottica di medio termine.

Primo target in quel caso a 0,60 circa, linea che scende dai massimi del 2015, poi a 0,66 e 0,71, obiettivi del doppio minimo (proiezione della sua ampiezza per 0,618 volte e per 1 volta dal punto di rottura). Sotto 0,522, linea che sale dai minimi di agosto, coincidente con la media mobile esponenziale a 50 sedute, rischio invece di cali fino a 0,484 euro almeno.

*Banca Sistema *(+6,74% ieri) accelera e tocca i massimi da ottobre 2018.
Oggi l'istituto ha siglato un accordo vincolante per l'acquisto del ramo d'azienda credito su pegno del Gruppo Intesa Sanpaolo S.p.A. Il ramo, che genera utile, è costituito da crediti che ammontano a circa 60 milioni di euro e sei filiali (Torino, Napoli, Firenze, Mestre, Parma e Civitavecchia).

Il Gruppo Banca Sistema opera nel mercato del credito su pegno tramite la controllata ProntoPegno S.p.A. i cui impieghi ad oggi risultano pari a 10 milioni di euro con una rete costituita da sei filiali (Roma, Milano, Napoli, Rimini, Palermo e Pisa). Le sei filiali del ramo si aggiungeranno a quelle di ProntoPegno garantendo una maggior diversificazione geografica.
Sotto il profilo grafico Banca Sistema è riuscita a rompere al rialzo una duplice resistenza a 1,74 euro circa, massimi di inizio anno e trend line che scende dai top del 2017, mettendo fine alla fase ribassista in atto dai massimi del 2017. Sebbene sia ancora prematuro parlare di inversione rialzista (i prezzi hanno ritracciato circa il 38,2% del ribasso da tali massimi), ci sono buone probabilità di assistere a un allungo verso target a 1,86 circa, minimo di maggio 2018, poi a quota 2.

La violazione di area 1,63 costringerebbe invece a rinviare tale ipotesi inviando segnali di debolezza preludio a un nuovo test del triplo minimo a 1,48/1,50.
(SF - www.ftaonline.com)
Fonte: News Trend Online

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