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mercoledì 27 novembre 2019

In calo la fiducia dei consumatori: pesa il clima d'incertezza


A novembre 2019 l'Istat stima un deciso calo dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 111,5 a 108,5), mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese registra un lieve aumento, da 98,9 a 99,1.
La diminuzione dell’indice di fiducia dei consumatori è la sintesi di andamenti negativi di tutte le sue componenti (il clima economico diminuisce da127,2 a 116,3, il clima corrente cala da 107,9 a 106,8 e il clima futuro flette da 116,1 a 110,2), ad eccezione di quella personale, dove l’indice aumenta leggermente da 105,4 a 105,8.
Per quanto attiene alle imprese, dall’industria emergono segnali di incertezza mentre per i servizi si registra una sostanziale stabilità degli indici.

Più in dettaglio, l’indice diminuisce lievemente nel settore manifatturiero (da 99,5 a 98,9) e flette da 141,3 a 137,1 nelle costruzioni; nei servizi di mercato l’indice rimane a quota 99,6 come lo scorso mese e nel commercio al dettaglio permane sostanzialmente stabile (da 108,3 a 108,2).
Passando ad analizzare le componenti dei climi di fiducia delle imprese, nell’industria manifatturiera il deterioramento dell’indice deriva da giudizi sugli ordini e attese di produzione in peggioramento; il saldo dei giudizi sulle scorte diminuisce.

Nelle costruzioni, l’evoluzione negativa dell’indice è determinata dal peggioramento dei giudizi sugli ordini e, soprattutto, da un deciso ridimensionamento delle attese sull’occupazione.

Nel comparto dei servizi di mercato si segnala il miglioramento dei giudizi e delle attese sugli ordini; i giudizi sull’andamento degli affari sono invece in deterioramento.
Con riferimento al commercio al dettaglio, la lieve diminuzione dell’indice di fiducia è trainata dal deterioramento dei giudizi e delle attese sulle vendite a cui si uniscono giudizi sulle scorte in miglioramento.
Il dibattito sulla Legge di Bilancio probabilmente non ha giovato al clima di fiducia di famiglie e imprese, quest’ultimo stabile su livelli storicamente esigui, il primo in forte ribasso e tornato ai livelli di un paio di anni fa -.

Questo il commento dell’Ufficio Studi Confcommercio -. Mettendo a sistema i dati congiunturali sul sentiment degli operatori con le grandezze di reddito, consumo e ricchezza appare evidente la fragilità delle prospettive dell’economia italiana.
La prolungata assenza di crescita potrebbe pesare sulle decisioni di investimento e di consumo anche per il prossimo futuro, frenando le già deboli possibilità di ripresa. In questo contesto anche le imprese non sembrano aspettarsi miglioramenti a breve. Irrilevante il recupero registrato presso gli imprenditori delle aziende di più ridotte dimensioni.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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