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venerdì 8 novembre 2019

Ftse Mib: spunti di trading. Terna e Snam sotto la lente


L'analisi del Ftse Mib

Prosegue con successo la caccia di Piazza Affari ai nuovi massimi dell'anno che sono stati nuovamente aggiornati ieri.
Il Ftse Mib ha messo a segno il quinto rialzo di fila, salendo dello 0,56% a 23.503 punti, dopo aver toccato nell'intraday un top a 23.584 punti.
L'indice delle blue chips è arrivato ieri al test di un'importante resistenza, quale quella di area 23.500, la cui rottura necessita di conferme dopo la violazione intraday di ieri.
Il raggiungimento di questo ostacolo avviene peraltro in presenza di un forte ipercomprato sui principali oscillatori tecnici e questo potrebbe anche favorire una paura prima di ulteriori salite.
Una prosecuzione del rialzo nel breve non è da escludere a priori e in caso di nuovi allunghi il Ftse Mib, con conferme al di sopra di area 23.500 punterà in primis alla soglia dei 23.800 punti.
Oltre questo livello sarà credibile un test di area 24.000, altro importante ostacolo con cui fare i conti prima di un'estensione rialzista fin verso i top del 2018 in area 24.500/24.500.
Se il Ftse Mib dovesse mostrarci incapaci di dare vita a nuovi allunghi dai livelli attuali, allora bisognerà mettere in conto una fase di storno nel breve che non dovrebbe tuttavia intaccare la struttura rialzista in essere.
Al ribasso un primo sostegno lo possiamo individuare in area 23.300/23.250, sotto cui la discesa del Ftse Mib proseguirà verso i 23.000/22.950 punti, dove verrà chiuso il gap-up lasciato aperto ni avvio di settimana.

Terna: un brutto segnale da non ignorare.

Quali scenari ora?

Seduta ad alta tensione ieri per Terna che ha accusato la peggiore performance non solo nel settore di riferimento, ma nell'intero paniere del Ftse Mib.
Il titolo ha terminato la giornata a 5,848 euro, lasciando sul parterre il 2,73%, con forti volumi di scambio, in deciso aumento rispetto alla media mensile.
Terna ha risentito della negativa intonazione del settore utility che ieri si è mosso in controtendenza rispetto al Ftse Mib per due motivi.
Da una parte le vendite sono state alimentate dal carattere difensivo delle utility che le ha viste penalizzate alla luce di una propensione al rischio che ha spinto gli investitori a guardare altrove.
Dall'altra Terna, al pari dei competitors, è stato affossato dall'impennata dei rendimenti dei BTP, che hanno visto quello sul decennale balzare del 10,7% all'1,252%, dopo che la Commissione UE ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita italiana 2020.
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Terna ha perso così pesantemente terreno, annullando interamente il buon rialzo della vigilia quando le quotazioni si erano spinte fino ad un top a 6,012 euro, ad un passo dai massimi storici toccati lo scorso 21 giugno a 6,04 euro.
Nel breve sarà importante monitorare l'andamento dei tassi dei BTP dopo il rally di ieri e per Terna il prossimo catalizzatore sarà l'appuntamento con i risultati del terzo trimestre in agenda il 13 novembre.
Gil analisti di Banca Akros si aspettano un utile netto in calo dello 0,1% a 541 milioni di euro, a fronte di ricavi in rialzo del 2,2% a 1,66 miliardi.

In attesa dei dati ufficiali gli esperti mantengono invariato il rating "neutral" su Terna, con un prezzo obiettivo alzato di recente da 5,8 a 5,6 euro.
Intanto dal punto di vista tecnico è senza dubbio negativo il segnale inviato ieri, con la falsa rottura di quota 6 euro che potrebbe aprire le porte a nuovi ribassi nel breve.
Conferme in tal senso si avranno con discese al di sotto dei 5,8 euro, preludio ad una flessione verso i 5,65/5,6 euro prima e in seguito in direzione dei 5,5/5,45 euro.
Segnali di forza si avranno con il superamento dei 6 euro e ancor più dei massimi storici a 6,04 euro.


Se Terna riuscirà a lasciarsi alle spalle questo livello potrà ambire ad un rialzo verso i 6,2 euro e in seguito fino alla soglia dei 6,4/6,5 euro. 

Snam respinto nuovamente da un ostacolo. Si torna a scendere?

Brutta giornata ieri anche per Snam dopo una sequenza di quattro sedute consecutive in rialzo ha visto il semaforo scattare sul titolo.
Il titolo ha occupato la terz'ultima posizione nel paniere delle blue chips e si è fermato a 4,592 euro, con un ribasso del 2,09%.
Al pari di Terna e degli altri protagonisti del settore utility, Snam è stato penalizzato dal forte rialzo dei rendimenti dei BTP.
Questo ha fornito il pretesto per imporre una battuta d'arresto al rialzo che il titolo stava portando in maniera continua dal 24 ottobre, con la sola eccezione di una seduta negativa e di una archiviata sulla parità.
Al pari di Terna, anche Snam sarà chiamato la prossima settimana e precisamente il 14 novembre a presentare i conti del terzo trimestre.
Deutsche Bank non escludere un rallentamento rispetto alla metà dell'anno, ma ritiene che i numeri del gruppo dovrebbero essere in linea con la guidance del 2019.
In attesa dei dati ufficiali, la banca tedesca mantiene invariato il rating "buy" su Terna, con un prezzo obiettivo a 5 euro.
Oltre alla trimestrale, sempre a novembre ci sarà un altro catalizzatore per il titolo, rappresentato dall'aggiornamento del piano industriale in agenda il 21 novembre.
In vista di tale evento Kepler Cheuvreux ha ribadito la raccomandazione "buy" su Snam, con un target price rivisto due giorni da 4,8 a 5 euro.
Dai recenti minimi di periodo in area 4,45 euro, Snam ha messo a segno un recupero che è stato fermato al momento da quota 4,7 euro, lo stesso livello che aveva respinto le quotazioni a fine agosto, provocando un ritorno delle stesse al test dei 4,45 euro.
Per poter assistere ad ulteriori sviluppi positivi nel breve sarà importante che Terna superi al rialzo l'ostacolo dei 4,7 euro, oltre il quale ci sarà spazio per un test dei massimi di giugno a 4,8/4,85 euro.
Al di sopra del massimo storico toccato il 18 giugno a 4,863 euro si potrà assistere ad un allungo verso area 5 euro che in prima battuta potrebbe frenare la spinta rialzista.
La mancata rottura dei 4,7 euro, accompagnata da una discesa sotto i 4,6 euro, aprirà le porte ad un test dei 4,5/4,45 euro.
L'eventuale cedimento di questa soglia condurrà Terna verso i minimi dell'1 luglio a 4,3 euro, con eventuali estensioni ribassiste verso i 4,15 euro prima e i 4 euro in seguito. 
Fonte: News Trend Online

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