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mercoledì 6 novembre 2019

Fondi in caduta libera, ETF al top. Una guida in Pdf free per capire il fenomeno


“Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo”. Parafrasando Karl Marx un altro spettro ha iniziato a turbare da qualche anno in modo sempre più drammatico il mondo del risparmio gestito, delle banche e delle reti: gli ETF. 
Si comprano come delle semplici azioni e tutti i risparmiatori possono acquistarli anche da soli (seppure le banche naturalmente li vedano come fumo negli occhi visto che non ci guadagnano quasi nulla), hanno costi di gestione bassissimi e per questo in tutto il mondo stanno diventato l'asset n.1 degli investitori intelligenti. Quelli che non vogliono arricchire i loro intermediari ma pensano al loro tornaconto.
Un fenomeno quello degli ETF che merita di essere approfondito per chi ha a cuore i propri risparmi e quello dei risparmiatori e per questa ragione l’Ufficio Studi di SoldiExpert SCF ha redatto una guida gratuita in pdf scaricabile all’indirizzo etf.soldiexpert.com 

Uno strumento finanziario l'ETF tutto sommato semplice, versatile, diversificato, liquido e soprattutto economico rispetto ai ben più costosi fondi d’investimento che si sono rivelati in questi anni una manna per chi li ha collocati, ma un costo spesso esagerato e non giustificato per oltre il 90% dei sottoscrittori. 
Sono passati poco più di 30 anni da quando il primo ETF fu quotato oltreoceano fra lo scetticismo generale. Offrire al pubblico dei risparmiatori uno strumento che replicava l’andamento di un mercato o di un comparto ovvero di un indice di azioni, obbligazioni o materie prime senza alcuna altra pretesa se non quella di clonarne l’andamento. 
Nessuna dichiarazione roboante di fare meglio del mercato, selezione e gestione attiva come viene raccontato da chi gestisce o colloca fondi attivi. Un costo di gestione annuo però molto più basso di quello dei fondi anche perché nel caso degli ETF si tratta di strumenti quotati e chi li acquista lo può fare direttamente senza dover remunerare una catena di intermediari e venditori spesso voraci in cui ciascuno vuole prendersi una bella fetta dei soldi dei sottoscrittori come accade invece purtroppo spesso per i fondi d’investimento.

L'irresistibile ascesa degli ETF 
La scommessa degli ETF si è rivelata azzeccata e in tutto il mondo questi strumenti, soprattutto negli ultimi anni, hanno iniziato a rubare quote di mercato crescenti ai fondi, per la disperazione dei collocatori, e, in Italia, di banche e reti, che fino ad oggi hanno tratto una delle poche consistenti voci di profitto a livello di bilancio complessivo proprio dal risparmio gestito. Tanto che alcune delle società di gestione dei fondi più grandi al mondo, capito il trend, si sono buttate a capofitto in questo mercato e oggi la più importante società al mondo nella gestione degli ETF è iShares che è una controllata del gigante statunitense dei fondi Black Rock.
La stessa Black Rock oggi prevede un raddoppio del patrimonio degli ETF europei nei prossimi cinque anni sulla scorta anche di quello che è successo negli Stati Uniti dove ad agosto 2019 le masse in gestione dei risparmiatori statunitensi negli ETF per la prima volta hanno superato quelle nei fondi.
Un sorpasso storico che dice molto sul mondo delle banche e reti italiane che cercano invece di muoversi nella maggior parte dei casi in direzione ostinata e contraria e nei loro piani industriali puntano ancora massicciamente sui proventi da commissioni, sul private banking e sul collocamento dei fondi.
Quella degli ETF non è una moda ma una vera rivoluzione nel mondo del risparmio gestito e i risparmiatori che ne comprendono la portata e l’utilizzo possono sicuramente avvantaggiarsene per i propri risparmi, tagliando non solo i costi ma anche incrementando i rendimenti. E in tempi di rendimenti negativi su mercati come l’obbligazionario tagliare i costi è un esercizio altamente consigliato e il più semplice e facile e di sicura riuscita se si vogliono ottenere più facilmente rendimenti positivi.
Anche perché nel mondo degli investimenti l’unica cosa certa sono i costi e non i rendimenti. E anche in fatto di rendimenti su praticamente quasi tutte le cosiddette asset class principali (azionario, obbligazionario, oro) la storia dei rendimenti reali di questi anni ci restituisce un quadro impietoso per la maggior parte dell’industria del risparmio gestito mondiale e anche soprattutto italiano dove i costi dei fondi sono fra i più cari d’Europa.
I fondi a parità di categoria ottengono 9 volte su 10 risultati inferiori a quelli degli ETF come rendimenti nel tempo. Anche nelle categorie apparentemente più selettive. S&P Dow Jones Indices (gruppo S&P Global) ha pubblicato qualche settimana fa i risultati semestrali (al 30 giugno 2019) della ricerca S&P Indices Versus Active Funds Europe Scorecard che analizza da 17 anni la performance dei fondi comuni a gestione attiva domiciliati in Europa a fronte dei rispettivi benchmark.
Alla fine dei primi sei mesi di quest'anno, in base allo studio condotto sui dati Morningstar, l'81% dei fondi azionari Italia ha fatto peggio dell'indice di Piazza Affari S&P Italy Bmi.
E minori rendimenti nel caso dei fondi non significano quasi mai minori rischi fatti patire ai risparmiatori nelle fasi di tempesta. Perché allora comprare qualcosa che costa di più e addirittura viene proposto come fondo “attivo” ma che poi nella realtà si comporta quasi sempre peggio di un fondo “passivo”? E che nelle fasi di ribasso non protegge assolutamente di più?

I minori costi (anche dell'80% inferiori) sono una ragione del successo ma non solo 
L’evidenza di queste risposte in molti Paesi ha decretato il successo crescente degli ETF a scapito del mercato dei fondi e l’onda lunga, naturalmente attenuata e ritardata, è arrivata anche in Italia dove naturalmente in un sistema bancocentrico e basato sul conflitto d’interessi l’ultimo consiglio che banche e reti possono dare ai risparmiatori è quello di privilegiare gli ETF rispetto ai fondi visto che questa raccomandazione si tramuterebbe in autogol clamoroso per i propri conti.
Sui fondi azionari l’80% delle spese annue complessive già molto alte fatte pagare ai risparmiatori (anche il 3% annuo su un fondo azionario e l’1,8% su un obbligazionario) vengono retrocesse alla catena di vendita mentre nel caso degli ETF (che hanno costi di gestione mediamente inferiori del 70%) nessun centesimo va agli intermediari se non le commissioni di intermediazione. Noccioline in confronto. 
Come società di consulenza finanziaria indipendente SoldiExpert SCF è stata fra le prime in Italia sin nel lontano 2003 quando gli ETF quotati a Piazza Affari erano poche decine (ora hanno oltrepassato il migliaio) a credere nelle potenzialità di questo strumento. Nell’ultimo anno e mezzo li abbiamo oramai quasi sostituiti interamente ai fondi d’investimento nei portafogli degli investitori privati e anche delle linee di cui siamo advisor per banche e assicurazioni.
E non solo per i costi di gestione (che significano comunque come dimostra tutta la ricerca accademica maggiori rendimenti nel tempo) ma anche per la versatilità visto che ora non esistono più solo ETF passivi ma anche attivi e anche intelligenti (i cosiddetti Smart Beta) che operano selezioni basate su più fattori. Tutti elementi costituenti di una tavolozza di colori che chi fa il vero consulente finanziario può utilizzare in infinite combinazioni secondo il tipo di risparmiatore a cui si rivolge e secondo strategie sottostanti differenti (più o meno attive) e che rendono gli ETF uno strumento così potente che oramai siamo quasi al paradosso che diversi fondi a loro volta ricorrono sempre più agli ETF per investire su certi mercati e comparti. La copia che supera l’originale e ha più valore. E che di fatto denuncia il grande bluff di buona parte del mondo del risparmio gestito come spieghiamo più dettagliatamente con storie e confronti e casi di approfondimento nella speciale guida che abbiamo messo online gratuitamente all’indirizzo etf.soldiexpert.com

Articolo a cura di Salvatore Gaziano
www.soldiexpert.com

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