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mercoledì 6 novembre 2019

FMI: anche i Paesi indebitati potrebbero dover spendere di più


L'economia europea crescerà quest'anno al ritmo più basso dal 2013. Lo segnala oggi il Fondo Monetario Internazionale, prevedendo nel suo ultimo Outlook economico regionale che l'aumento del Pil reale sul Vecchio Continente si fermerà nel 2019 all'1,4%, in calo dal 2,3% del 2018, prima di rimbalzare all'1,8% nel 2020.

FMI: crescita del pil europeo ai minimi dal 2013


Le stesse forze che hanno guidato la debolezza del settore manifatturiero e del commercio nelle economie europee avanzate continueranno peraltro prevedibilmente ad esercitare i loro effetti, fa notare il report, dove si sottolinea inoltre che la "crescita solida della domanda negli Stati Uniti —un importante partner commerciale per molti Paesi europei —è stato un fattore mitigante, ma l'espansione USA dovrebbe allentarsi rispetto al suo forte ritmo".

Segnali di indebolimento della domanda

Il rallentamento dell'industria e del commercio, combinato con l'incertezza sui dazi e sulla Brexit, ha nel frattempo già cominciato a manifestare effetti negativi in diversi Paesi. “Alcuni segnali di indebolimento della domanda domestica, specialmente negli investimenti, hanno cominciato a manifestarsi.

Servizi e consumi hanno mostrato resilienza finora, ma il grado della loro resilienza dipenderà dagli sviluppi nei mercati del lavoro."

Fmi: servono piani di emergenza fiscale

Su questo sfondo, è l'invito del fondo, l'Europa ha bisogno di mettere a punto dei piani d'emergenza, dal momento che la politica monetaria ha esaurito il suo arsenale di misure e i rischi sono diffusi. 
“Una risposta fiscale sincronizzata" potrebbe essere necessaria, segnala a questo riguardo il report.

"I Paesi con ampio spazio di bilancio, capitale umano e necessità di infrastrutture (Germania, Olanda), dovrebbero considerare una moderata espansione fiscale", che potrebbe avere effetti di ricaduta positivi fermando il rallentamento.
D'altro canto, "i Paesi con alto debito e deficit dovrebbero procedere con consolidamento per ridurre le vulnerabilità", ma persino questi ultimi dovrebbero prendere in considerazione di adottare “un ritmo di consolidamento fiscale temporaneamente più lento o una espansione temporanea” se si materializzassero scenari negativi.

Fonte: News Trend Online

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