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mercoledì 6 novembre 2019

E-fatture, allarme del Garante: troppi dati in mano al Fisco


Le nuove norme in materia di fatturazione elettronica rischiano di rendere troppo invasiva e sproporzionata la capacità visiva del Fisco sui dati dei contribuenti, mettendosi così in contrasto con le indicazioni della Corte di Giustizia UE in materia di protezione dei dati.
E' l'avvertimento lanciato dal Garante della privacy in una memoria inviata alla commissione Finanze della Camera, dove sono in corso le audizioni sul decreto fiscale (Dl 124/2019).
A finire nel radar dell'authority guidata da Anonello Soro è in particolare quanto previsto dall'articolo 14 del decreto, che permette di memorizzare i file delle e-fatture per gli otto anni successivi a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento o alla conclusione di eventuali giudizi. 
Per come è stata strutturata, infatti, la norma non soltanto estende in chiave anti-evasione "tanto l'oggetto della memorizzazione quanto l'ambito di utilizzazione dei dati di fatturazione", ma prevede che la raccolta e la conservazione integrale di tutte le fatture elettroniche emesse e ricevute includa anche i dati non fiscalmente rilevanti o quelli inerenti le prestazioni fornite: il che la rende "sproporzionata" e potrebbe perciò essere in conflitto con i parametri fissati dai giudici europei.
"La previsione di un obbligo di memorizzazione (e potenzialmente anche di utilizzazione) di dati personali sproporzionato, per quantità e qualità di informazioni, rispetto alle reali esigenze perseguite renderebbe, infatti, la norma illegittima per contrasto con il principio di proporzionalità del trattamento dei dati", viene infatti sottolineato nel documento. 

Un punto evidenziato dal Garante, che aveva peraltro già affrontato il tema della "proporzionalità" nel 2018, è a questo riguardo che, tra i dati delle e-fatture soggetti a memorizzazione e ed elaborazione, "non dovrebbe rientrare il campo del file Xml contenente la descrizione dell’operazione oggetto di fattura": quest'ultimo infatti potrebbe infatti da un lato includere "significativi dati di dettaglio" su natura, quantità e qualità di beni e servizi fatturati, presentando quindi "rischi elevati per gli interessati".

E d'altra parte le descrizioni contenute in esso non si prestano "ad elaborazioni massive," essendo il campo "a testo libero e non strutturato" e richiedendo dunque "un esame puntuale, caso per caso, del contenuto". 
Per di più, viene sottolineato nella memoria, dovrebbe essere affidato ad atti normativi, e non a provvedimenti della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle Entrate, il compito di individuare le misure tese ad evitare che una massa di dati tanto sensibile sia soggetta a rischi di "esfiltrazione o attacchi informatici".
Alla luce delle osservazioni, il Garante invita quindi a riesaminare in sede di conversione del decreto "l’effettiva necessità dell’archiviazione integrale dei dati di fatturazione" per gli otto anni previsti, formulando l'auspicio che il Governo fornisca "elementi idonei a superare le criticità" già rappresentate nei pareri forniti nel 2018.

E chiede di valutare se "se la conservazione di un novero così esteso di dati sia realmente funzionale al perseguimento delle finalità considerate e non sostituibile con misure parimenti efficaci ma meno invasive o anche solo con l’oscuramento di dati irrilevanti eventualmente presenti nelle fatture".
Fonte: News Trend Online

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