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mercoledì 30 ottobre 2019

Palladio a 2.000 dollari: sarà questione di quando e non di se?

Qualcuno pensa che succederà nel giro di poche settimane, o prima della fine dell’anno. Altri intendono dargli tempo fino al 2020.
Ma la maggior parte sembra concordare su una cosa: è questione di quando, e non di se, che il palladio superi il massimo storico dell’oro di oltre 1.900 dollari l’oncia segnato nel 2011.
Il metallo di cui si registra cronicamente una carenza di scorte, usato nei catalizzatori delle auto, ha superato i 1.800 dollari l’oncia per la prima volta ieri, preparando la strada a quella che molti si aspettano sarà la sua ascesa finale ai 2.000 dollari, un record che eclisserebbe quello dell’oro.
2.000 dollari nelle prossime settimane?
Spiega Mike Seery di Seery Futures, agenzia di consulenza sul rischio delle materie prime a Plainfield, Illinois:
“La cuccagna continua per il palladio, con i prezzi che segnano un altro massimo storico negli scambi odierni”.
“Credo ancora che il prezzo testerà il livello di 2.000 dollari nelle prossime settimane in quanto la forte domanda, insieme alle scorte limitate, continuerà a spingerlo su”.
L’enorme carenza di scorte farà sì inoltre che il palladio rafforzi il sovrapprezzo nei confronti del platino il prossimo anno, come dimostra un sondaggio di Reuters.
Usati principalmente nelle marmitte dei veicoli per ridurre le emissioni tossiche, il platino è preferito nei motori diesel mentre il palladio in quelli a benzina.
Il prezzo spot del platino oscilla a 920 dollari l’oncia negli scambi della mattinata asiatica di questo mercoledì.
Palladium Weekly Chart - powered by TradingView
Palladium Weekly Chart - powered by TradingView
Il prezzo spot del palladio, intanto, è scambiato poco sopra i 1.787 dollari, dopo essere schizzato a 1.809,35 dollari nella seduta precedente. Sull’anno in corso, il metallo ha visto un’impennata di oltre il 40%.
L’oro spot, che ha segnato il massimo storico di 1.920,80 dollari nel settembre 2011, è ora scambiato sotto i 1.490 dollari. È sceso sotto il livello rialzista chiave di 1.500 dollari ieri, malgrado gli analisti si aspettassero un’impennata per la domanda di asset rifugio in vista del previsto taglio dei tassi da parte della Federal Reserve oggi.
Palladio: una “forza inarrestabile”
Philip Streible, esperto di strategie delle materie prime di RJO Futures a Chicago, scrive:
“Il palladio è stato una forza inarrestabile tra i metalli preziosi quest’anno, e giustamente, per via dell’aumento delle regolamentazioni sulle emissioni delle auto e della grave carenza del metallo che ne rappresenta la soluzione”.
“Per quanto riguarda l’oro, oltre al taglio di 50 punti base che ci aspettiamo domani, c’è poco da attendere a meno che la Fed non adotti un tono incredibilmente cauto parlando delle prospettive. Per il momento, c’è davvero poco da sperare per un taglio a dicembre, perché molti pensano che la Fed finirà con questo”.
Un sondaggio sulla Fed della CNBC ieri ha rivelato che il 63% degli intervistati crede che la banca centrale statunitense si prenderà una pausa dai tagli dei tassi per il resto dell’anno dopo la sforbiciata di ottobre. In media gli intervistati, fra cui gestori di fondi, economisti ed esperti di strategie, pensano che il prossimo taglio si avrà a febbraio. Ciononostante, il 40% è dell’idea che la Fed manterrà i tassi invariati per tutto il 2020.
Il calo dell’oro sarà un vantaggio per il palladio
Se l’oro dovesse perdere ulteriore terreno, il palladio come puro asset di metalli preziosi potrebbe andare meglio. Spiega Seery di Seery Futures:
“Il palladio è già di gran lunga il metallo prezioso più forte al momento, perciò non vedo alcuna ragione per andare short”.

“Lo stiamo scambiando ben al di sopra delle medie mobili giornaliere su 20 e su 100 e questo trend sta diventando sempre più forte al rialzo”.
Imminente correzione?
Malgrado la carenza delle scorte di palladio e la stragrande maggioranza che si aspetta un continuo aumento del prezzo, alcuni analisti dei metalli preziosi, come Tai Wong di BMO a Toronto, pensano che il metallo potrebbe essere andato troppo oltre con l’impennata di quest’anno.
“Il palladio potrebbe segnare i 2.000 dollari il prossimo anno; forse anche di più, ma difficilmente il cammino sarà semplice”, afferma Wong, prevedendo una correzione.
Michael Langford, direttore esecutivo dell’agenzia di consulenza sugli investimenti a Singapore, Airguide International, è altrettanto cauto. In un’intervista a Bloomberg Television, Langford ha dichiarato:
“Quello che il mercato in realtà si è perso a proposito della domanda di palladio lo scorso anno è che la Cina ha speso 12 miliardi di dollari sulle celle a combustibile. E una delle principali materie prime per le celle a combustibile, in particolare per quelle ad idrogeno, è il palladio”.
Perciò non è stata tanto la domanda per le marmitte catalitiche ad aver spinto l’impennata del palladio quanto la crescita esponenziale nella produzione di celle a combustibile, spiega Langford.
Ma, ora che la Cina sembra intenzionata ad eliminare gli incentivi per le auto con celle a combustibile ad idrogeno entro il 2020, sorgono dubbi sulla continua domanda di palladio per la produzione di celle.
Non è tutto. Anche la produzione globale di veicoli sta rallentando, generando prospettive negative per la domanda di marmitte catalitiche, spiega Langford.
Aggiunge:
“Abbiamo visto le vendite di veicoli in India crollare del 27%; abbiamo visto nei primi sei mesi (dell’anno) la produzione di veicoli in Cina segnare un tonfo del 13% e del 12% in Germania. Perciò nel complesso la crescita del parco auto mondiale non è così forte come in passato”.
“Mi aspetto che il prezzo del palladio sul medio termine si normalizzi”.

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