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giovedì 10 ottobre 2019

Obbligazioni, azioni e materie prime: i fiori del male…


Giordano Beani, head of Multi-Asset Fund Solutions Italy di Amundi SGR, spiega che “I fiori del male”, dal francese «Les fleurs du mal», è la raccolta di poesie più conosciuta di Charles Baudelaire pubblicata nel 1857. Baudelaire è considerato il capostipite dei “poeti maledetti”, anticipatore del decadentismo e della Scapigliatura italiana.
Dal titolo si inferisce l’orientamento della poetica dell’autore francese: estrarre la bellezza dal male, infatti letteralmente il titolo può essere tradotto in “i fiori dal male”, facendo poesia su argomenti cupi, scabrosi e talvolta immorali, ma estraendo da essi la bellezza dell’arte.

Ebbene di “male” i mercati azionari internazionali ne hanno subìto e assorbito parecchio soprattutto nei primi giorni della scorsa settimana.
I dati relativi agli indici PMI manifatturieri statunitensi prima, con la discesa rilevante per il secondo mese dell’indice sotto la fatidica soglia di 50 (47,8), la decisione del WTO poi di considerare legittimi 7,5 miliardi di dazi che gli Stati Uniti imporranno contro alcune merci europee, come compensazione delle pratiche giudicate anti concorrenziali di Airbus nei confronti di Boeing, per finire con il dato sui PMI dei servizi sempre in USA, che rimane sopra la soglia di 50 (52,6), ma che si attesta ben al di sotto delle previsioni degli analisti (55), sono gli elementi che puntano ad un incremento delle probabilità che il male per antonomasia in economia, vale a dire la recessione, possa materializzarsi presto.

Ma dal male, ci insegna Baudelaire, si può estrarre la bellezza, in senso figurato per noi gli elementi che possono rivelarsi positivi al fine di scongiurare la recessione.
In tal direzione si sono rivelati i dati sull’occupazione statunitense per il mese di settembre pubblicati venerdì, dati che segnalano il tasso di disoccupazione più basso dalla fine degli anni sessanta, 3,5%, una crescita più moderata degli occupati non agricoli, ma pur sempre solida (136mila rispetto ai 145mila attesi), ma soprattutto una crescita anno su anno dei salari orari che scende al 2,9% dal 3,2% precedente.
In sintesi un dato che può consentire alla Federal Reserve che si riunirà il 29 e 30 ottobre, di continuare ad abbassare i tassi ufficiali per contrastare la debolezza dell’economia e verosimilmente di trasformare i recenti tagli da semplici interventi preventivi in un ciclo di ribassi vero e proprio - spiega Giordano Beani -.

Sempre in tema di Banche Centrali il tema dell’inefficacia delle politiche monetarie dei tassi negativi e della mancanza di frecce nella faretra degli istituti centrali è ormai consenso tra politici e operatori di mercato, dimenticando forse che sia la Federal Reserve sia la BCE dispongono invece di munizioni ancora non utilizzate dalla riapertura del QE (allentamento quantitativo) per la Fed all’acquisto di obbligazioni bancarie o alla revisione dei limiti attuali all’APP, il programma di acquisto di attivi governativi e corporate, per la BCE nella nuova era Lagarde che sta per aprirsi.
C’è poi un possibile fiore da cogliere dagli ormai prossimi incontri tra le delegazioni cinesi e statunitensi per verificare se il forte rallentamento globale fungerà da stimolo per entrambe le parti a raggiungere almeno un accordo parziale in tema di commercio internazionale.

Infine, ci sono fiori da estrarre anche dall’analisi delle valutazioni dei mercati azionari La forte discesa dei rendimenti obbligazionari, unitamente alla correzione delle ultime due settimane, hanno di nuovo fatto aumentare il “premio per il rischio”, vale a dire l’attrattiva relativa delle azioni rispetto alle obbligazioni e qualora la tanto temuta stagione di pubblicazioni degli utili si rivelasse meno peggio del previsto, ciò potrebbe ridare nuova linfa ai mercati.

Ma vediamo in dettaglio il “male” causato la settimana scorsa sui mercati azionari.
Gli Stati Uniti, come spesso accade, hanno dato il la al ribasso, ma concludono la settimana con un moderato 0,33 dell’indice S&P 500 e con il Nasdaq Composite persino positivo 0,54 grazie all’ottima reazione ai dati sull’occupazione sul finire di settimana.
L’Europa invece, anche qui come spesso accade, è l’area che esce maggiormente malconcia dalla correzione, con l’indice Eurostoxx 50 che lascia sul terreno il 2,8 ed il FTSE 100 inglese ben il 3,65 a causa dei citati dazi statunitensi e per quanto concerne il Regno Unito della confusione istituzionale in atto a poche settimane dal 31 ottobre.

Il Giappone chiude con un 2,14 del Nikkei 225 mentre i Mercati Emergenti subiscono un lieve ribasso con l’Indice MSCI Emerging che arretra del 0,49.

Sui mercati obbligazionari governativi, curva tedesca senza significativi movimenti, mentre i Treasury USA reagiscono ai deludenti indici PMI con il rendimento decennale che scende di ben 15 punti base a 1,53 e quello sulle scadenze biennali di 23 punti base a 1,4 - spiega Giordano Beani -.
Poco da segnalare sulle divise se non un rafforzamento dello Yen, mentre per le commodity significativa correzione del petrolio con il Brent che torna sotto i 60 dollari al barile (-5,7). In conclusione, la situazione delle economie globali, soprattutto per il settore manifatturiero, è oggettivamente difficile, ma azioni delle Banche Centrali, speranze su una tregua nelle guerre commerciali tra USA e Cina (ed anche Europa), valutazioni non eccessive dei mercati, ci inducono a cogliere “i fiori dal male” attuale Come cantava Fabrizio De André, qui in chiave baudelairiana, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

Azioni

Questa settimana è stata negativa per i mercati azionari di tutto il mondo - spiega Giordano Beani -.

Gli investitori hanno rivolto la loro attenzione ai dati economici più deboli del previsto; l’attività manifatturiera negli USA è scesa ai minimi degli ultimi dieci anni e più, aggravando i timori di una lunga disputa commerciale tra Washington e Pechino. Il quadro è stato poi reso ancora più fosco dalla decisione degli istituti tedeschi sulla ricerca economica di tagliare le stime sulla crescita del PIL della maggior economia europea.
La sovraperformance dei titoli growth rispetto a quelli value resta eccezionale nonostante la correzione di settembre. Siamo sempre dell’idea che i titoli growth siano più a rischio di quelli value. Tuttavia, questi ultimi riconquisteranno delle posizioni solo quando ci sarà un rialzo dei rendimenti obbligazionari.

In questa fase i titoli value “difensivi” sono quelli su cui puntare. Riguardo ai prossimi dodici mesi assumiamo una posizione prudente; la fase matura del ciclo favorisce i titoli di qualità e i rendimenti da dividendi.

Obbligazioni governative

I rendimenti dei Treasury decennali USA e dei bund decennali tedeschi hanno registrato un calo rispettivamente di 15 pb e 2 pb - spiega Giordano Beani -.
Anche il rendimento dei gilt decennali britannici è sceso di 5,6 pb, mentre lo spread tra il rendimento dei BTP decennali italiani e quello dei bund tedeschi è rimasto praticamente invariato. Il segmento 2-10 anni della curva USA si è irripidito di 8 pb. È stata una settimana turbolenta per i mercati, su cui sono comparsi ulteriori segnali di un peggioramento della crescita.

I dati degli indici ISM USA hanno deluso le aspettative e hanno evidenziato non solo la persistente  debolezza del settore manifatturiero, ma anche alcuni timori riguardo al settore dei servizi. Nella zona Euro, il quadro delineato dagli indici PMI non induce all’ottimismo e ha contribuito a esercitare  pressioni ribassiste sui rendimenti nominali core.

Obbligazioni corporate

I dati macroeconomici più deboli e le notizie dalla zona Euro hanno causato un ampliamento degli spread del credito nel corso della settimana - spiega Giordano Beani -.

Le obbligazioni societarie europee hanno sovraperformato rispetto a quelle denominate in dollari, in particolare quelle di grado speculativo, in linea con i trend recenti caratterizzati da una maggior tenuta di questi titoli soprattutto nelle fasi di maggior avversione al rischio. Il peggioramento del quadro macroeconomico e il riaffiorare di alcuni rischi legati ai singoli Paesi stanno mantenendo una certa pressione sui mercati del credito.
Al contempo l’equilibrio tra domanda e offerta appare favorevole alle obbligazioni societarie grazie agli afflussi costanti nella classe di attivi e ai nuovi, imminenti acquisti da parte della BCE. I fattori tecnici sono migliori in Europa e dovrebbero sostenere la sovraperformance delle obbligazioni societarie denominate in euro dall’inizio dell'anno a oggi.

Il credito rimane quindi relativamente impermeabile alle improvvise debolezze dei mercati azionari.

Tassi di cambio

Il dollaro USA rimane nel range1,09-1,10. Lo yen giapponese continua a essere sostenuto dai crescenti timori sulla crescita mondiale. Il dollaro neozelandese ha quasi toccato i minimi degli ultimi dieci anni nei confronti del dollaro USA.
In qualità di valuta sensibile alla crescita, è stato trascinato al ribasso dai timori sul commercio mondiale e sul diffuso rallentamento congiunturale. Le valute dei mercati emergenti si sono riprese negli ultimi giorni rispetto al dollaro USA. Rimaniamo dell’idea che l'andamento del biglietto verde sarà influenzato soprattutto dal ritmo della crescita mondiale.

Il nostro scenario macroeconomico prevede il proseguimento dell'attuale, moderato rallentamento delle economie dei mercati sviluppati e quindi la valuta dovrebbe rimanere attorno ai livelli attuali. Secondo noi, nei prossimi 12 mesi ci saranno ancora i margini potenziali per un rafforzamento delle valute dei mercati emergenti rispetto Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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