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mercoledì 9 ottobre 2019

Non tutti i dazi vengono per nuocere

 
Tra pochi giorni entreranno in vigore i dazi compensativi degli Stati Uniti sull’importazione di prodotti europei. Non è la soluzione ideale. Però dimostra che il sistema di regole multilaterali per la correttezza del commercio internazionale funziona.
La lista dei prodotti sotto dazio
Se non interverranno novità nei negoziati, a partire dal 18 ottobre gli Stati Uniti imporranno dazi sull’importazione di prodotti europei per un valore pari a 7,5 miliardi di dollari. Non tutti i paesi europei saranno colpiti in uguale misura e non per tutti i prodotti esportati verso gli Usa.
Ma a differenza di (quasi) tutto quello che gli Usa hanno fatto in tema di politica commerciale negli ultimi due anni, questi dazi definiti “compensativi” (countervailing duties) sono perfettamente in linea con il sistema di regole multilaterali definito nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Scattano infatti a seguito della accertata violazione da parte dell’Unione Europea dell’accordo internazionale tra Boeing e Airbus che fino al 2004 ha regolato la produzione di grandi aeromobili (Tlac – Agreement on Large Civil Aircraft) e che vietava i sussidi diretti alla produzione.
Gli Stati Uniti hanno dunque potuto legittimamente imporre dazi (del 10 per cento) innanzitutto nel settore della produzione europea di aeromobili verso i quattro paesi del consorzio Airbus, ossia Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Poiché però questi non “compensano” completamente il danno accertato di 7,5 miliardi, in linea con le regole Wto gli Usa sono autorizzati a introdurre per gli stessi paesi dazi aggiuntivi, in questo caso del 25 per cento, su altri prodotti (whisky e tessuti in Gran Bretagna; prodotti metallici e ottici in Germania; olio di oliva, carne di maiale e formaggi freschi in Germania, Spagna e Regno Unito). Infine, per arrivare a coprire tutto il danno dovuto al comportamento scorretto dei produttori europei, gli Usa possono estendere la lista delle tariffe a una serie di altri prodotti esportati da tutti gli stati Ue, tra i quali alcuni dell’agroalimentare italiano per circa mezzo miliardo di euro. Fortunatamente per noi, olio di oliva e vino italiani sono esentati, mentre vengono tassate le esportazioni di olio spagnolo e di vino francese.
Le lezioni da trarre
Innanzitutto, è evidente che i dazi, anche se “legali”, non rappresentano mai una soluzione ottimale. Insieme ai produttori italiani di parmigiano, che con Airbus c’entrano poco o niente, a pagare il conto saranno anche i consumatori americani. Peraltro, produttori italiani di olio di oliva e di vino probabilmente guadagneranno quote di mercato negli Usa a causa delle tariffe imposte ai concorrenti spagnoli e francesi.
In secondo luogo, il contenzioso Boeing-Airbus non finisce qui. Nei prossimi mesi è attesa una sentenza Wto su un comportamento analogo tenuto dal governo americano nei confronti di Boeing. Dunque, espletate tutte le procedure di appello e di conferma della sentenza, è verosimile che nel giro di un anno l’Unione Europea si troverà a sua volta nella posizione di poter imporre tariffe “legittime” alle importazioni di prodotti Usa. E come gli Stati Uniti tentano di dividere politicamente il fronte europeo con sanzioni differenziate per paesi (una pratica già avviata dall’amministrazione Obama), verosimilmente la Ue imporrà sanzioni ai prodotti di provenienza dagli stati americani dove la maggioranza repubblicana è più a rischio, per arrecare il maggior danno politico possibile al governo Usa. Sarebbe perciò meglio per tutti se Usa e Ue si sedessero al tavolo negoziale per riprendere l’accordo Tlac interrotto nel 2004. Tuttavia, alla già espressa disponibilità europea, per il momento l’amministrazione americana ha risposto col silenzio: l’avvio della campagna per le elezioni presidenziali certo non aiuta. Probabilmente se ne parlerà tra qualche mese, in funzione dei tempi del procedimento in corso al Wto.
Un commento anche per i liberisti a corrente alternata di casa nostra. Oggi è tutto uno stracciarsi le vesti per i danni che il protezionismo comporta alle nostre produzioni nazionali, mentre ieri gli stessi rappresentanti di categoria tuonavano contro la ratifica dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada (il Ceta), che protegge 149 denominazioni di origine europee nell’agroalimentare liberamente esportate verso il Canada, di cui quasi cento italiane. Certo i voti dei tanti (troppi) che prendono i contributi agricoli comunitari ma non producono Dop pesano, però un po’ di coerenza verso chi produce agricoltura di qualità nel nostro paese non guasterebbe.
Infine, per quanto oggi questi dazi possano fare male all’Europa, la vicenda ha un lato positivo. Dimostra infatti che, sia pure con tutte le difficoltà del caso (ricordiamo che si tratta del più ampio e complesso contenzioso commerciale mai discusso in sede Wto), il sistema di regole multilaterali a tutela della correttezza del commercio internazionale alla fine produce risultati, anche a favore degli Usa. Dunque, minare alla base le fondamenta del sistema con l’avvio unilaterale di guerre commerciali illegali, o con la minaccia di bloccare il funzionamento dell’Appellate Body del Wto, come ha fatto negli ultimi due anni l’amministrazione Trump, non è alla lunga nell’interesse americano.
In sintesi, se il prezzo da pagare da parte dell’Ue per le sue pratiche commerciali vietate alla fine salvaguarda il sistema multilaterale degli scambi, i dazi non solo sono giusti, ma ben vengano.
Di Carlo Altomonte

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