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mercoledì 30 ottobre 2019

L’EIA sta sovrastimando la produzione petrolifera settimanale?

La produzione petrolifera statunitense è davvero ai massimi storici?
O la stima dell’EIA è squilibrata rispetto a quello che sta avvenendo sul campo, in particolare con il crollo del numero degli impianti di trivellazione attivi a cui assistiamo settimana dopo settimana?
È una domanda affascinante che si ripresenta di tanto in tanto, e per un buon motivo.
“Il report sul greggio più seguito al mondo”
Come ha fatto notare Keith Schaefer di Oil & Gas Investments quando è stata presentata questa domanda, tre anni fa, il report settimanale sulla domanda e sulle scorte della Energy Information Administration è il report sul greggio più seguito al mondo.
U.S. Crude Inventories Chart
U.S. Crude Inventories Chart
Pubblicato alle 10:30 ET ogni mercoledì, il report fa muovere i prezzi degli energetici rivelando i livelli delle scorte del greggio USA, nonché di prodotti come benzina e prodotti raffinati.
Oltre ai dati sulle scorte riportati nella parte principale di sintesi, il report dell’EIA contiene il bilancio sul petrolio che elenca nel dettaglio i bilanci sul greggio nelle varie zone degli Stati Uniti.
In questa sezione troviamo la parte riguardante le scorte a Cushing, il punto di consegna in Oklahoma del contratto dei future del greggio West Texas Intermediate.
I dati di Cushing di solito influenzano i mercati, così come i dati sulle importazioni e sulle esportazioni di greggio.
Stime sulla produzione: i dati più controversi
Ma la statistica forse più importante del bilancio sul petrolio è la stima settimanale dell’EIA sulla produzione di greggio. Ed è forse anche il dato più controverso di tutti.
Da quando è cominciato il boom dello scisto USA nel 2014, prima del tonfo spettacolare del 2016 quando il crollo del prezzo del greggio ha portato alla bancarotta decine di trivellatori, la produzione settimanale pubblicata dall’EIA è stata ripetutamente terreno di scontro, in particolare per i tori del greggio, secondo cui il numero è gonfiato e manca di una correlazione realistica con l’attività di trivellazione.
Va sottolineato che questo dato sulla produzione petrolifera riportato ogni settimana dall’EIA è una stima, niente di più, niente di meno.
Schaefer di Oil & Gas Investments fa notare che si tratta di “una stima completamente modellata; il che è un modo carino per dire che in realtà non contiene nessun nuovo dato rispetto alla settimana precedente”.
Tuttavia, è un numero pubblicato dal depositario dei dati più trasparenti ed accurati del mondo sulla produzione e sulle scorte di greggio. E non ci sono altri dati concorrenti o autoritari come questi. Di conseguenza, i mercati li accettano come verità.
Non è un male, ma il dato sulla produzione dell’EIA al momento è in contraddizione con l’affidabile report settimanale sull’attività di trivellazione pubblicato da Baker Hughes, una compagnia di servizi petroliferi con una reputazione altrettanto eccellente.
La stima sulla produzione ai massimi storici dell’EIA contrasta con il calo degli impianti attivi di Baker Hughes
I dati settimanali di Baker Hughes di venerdì scorso hanno mostrato che ci sono solo 696 impianti di trivellazione attivi al momento, il minimo dall’aprile 2017. La produzione stimata dall’EIA, nel frattempo, si attesta al massimo storico di 12,6 milioni di barili al giorno, dato invariato da ormai tre settimane.
In base ai tassi storici sul numero degli impianti di Baker Hughes, c’è il 56,7% in meno di impianti in attività al momento dall’ottobre 2014. Ma questi impianti stanno producendo 3.725.000 barili al giorno di greggio (o il 42%) in più rispetto a cinque anni fa.
Se l’EIA e Baker Hughes avessero entrambi ragione, allora l’efficienza delle trivellazioni negli Stati Uniti sarebbe schizzata di oltre il triplo in soli cinque anni, con 18.103 barili al giorno per impianto contro i 5.515,85 barili al giorno dell’ottobre 2014. Alcuni analisti fanno fatica a crederlo.
Phil Flynn di The Price Futures Group a Chicago, che di solito è rialzista nei confronti del greggio, è sbigottito per il fatto che la stima sulla produzione petrolifera del greggio dell’EIA sia rimasta bloccata alla cifra storica di 12,6 milioni di barili al giorno per tre settimane di fila, quando l’attività di produzione da scisto nel complesso sta calando.
Spiega Flynn:
“Pensiamo che la produzione di greggio USA debba essere rivista al ribasso. Un numero minore di impianti attivi ed i fallimenti nell’industria dello scisto stanno facendo sentire il loro peso, con molti produttori di scisto che si stanno rendendo conto che, se si perdono soldi per ogni barile, non si può compensare col volume”.
Se i dati settimanali sulla produzione pubblicati dall’EIA sono in discussione, qual è l’altro dato o l’altra fonte più autoritaria a cui il mercato può fare riferimento?
La risposta è il report mensile sulle scorte di petrolio che, ironicamente, è pubblicato dall’EIA stessa.
Schaefer di Oil & Gas Investments ne spiega anche in questo caso il perché:
“I dati mensili contengono dati reali e... sono straordinariamente accurati. Si può contare su questi dati mensili quasi ogni mese”.
I conti tornano, che ci crediate o no
Schaefer ammette che, nel tempo, l’EIA potrebbe sovrastimare o persino sottostimare la produzione settimanale, considerate le dinamiche di mercato. Ma l’agenzia di solito appiana le differenze non appena si conclude ogni mese.
Per spiegare questo concetto, Schaefer ha fatto una media della produzione giornaliera derivata dai dati mensili pubblicati dall’EIA nel corso del 2017.
La conclusione? È arrivato a cifre strettamente in linea con la produzione settimanale stimata dall’EIA.
Abbiamo fatto i conti anche noi di Investing.com, giusto per essere sicuri, prendendo il dato sulla produzione più recente disponibile (i 365.992.000 barili di luglio) e dividendolo per 30 giorni. Il risultato arrotondato è di 12,2 milioni di barili al giorno.
Qual è stata la stima sulla produzione settimanale dell’EIA a fine luglio?
Proprio 12,2 milioni di barili al giorno.
Il caso è chiuso.

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