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martedì 8 ottobre 2019

Gli sviluppi geopolitici fanno aumentare la volatilità della TRY


Il periodo di calma per la lira turca cui abbiamo assistito negli ultimi quattro mesi, in seguito al vertice G20, probabilmente subirà un’interruzione, perché il paese è tornato sotto i riflettori. Il recente annuncio del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che si è detto pronto a lanciare un’incursione nella Siria nord-orientale per rivendicare territori attualmente controllati dalle forze curde, dovrebbe provocare una flessione della lira turca (TRY) e dell’azionario, visto che le conseguenze dei dazi e delle sanzioni USA metterebbero in difficoltà il paese.

Se a ciò si sommano le pressioni esercitate dalle autorità turche sulla Banca Centrale di Turchia (BCT) affinché continui a tagliare i tassi, è evidente che il settore bancario continua a essere molto vulnerabile all’aumento dei rischi di credito e al calo dei margini sul mercato dei prestiti.
La minaccia del presidente USA Donald Trump di “distruggere completamente e cancellare l’economia della Turchia” nel caso in il paese prendesse misure imprecisate, dopo aver dato la sua approvazione a una potenziale incursione nella regione, probabilmente genererà ulteriore incertezza per gli asset turchi, com’era successo per la questione del pastore Andrew.

Sebbene i bond abbiano continuato ad avere prestazioni migliori degli altri asset in un contesto di rallentamento dell’inflazione, il trend potrebbe cambiare, considerati i segnali di accelerazione dell’inflazione e l’ulteriore debolezza della TRY. L’indice Borsa Istanbul 100 (+10,60% nell’anno corrente) sta già affrontando gli effetti delle ultime notizie, con perdite fino al -3,30% dall’inizio di ottobre.
Nonostante gli eventi dell’anno scorso, la BCT dovrebbe mantenere il corso tracciato, tagliando potenzialmente il suo tasso sui pronti a una settimana, al momento pari al 16,50% (-7,50% nell’anno in corso) di un ulteriore 2% entro la fine dell’anno. Anche se inflazione primaria e di fondo sono diminuite bruscamente, attestandosi su valori a una cifra, pari rispettivamente al 9,30% (precedente: 15%) e al 7,50% (precedente: 13,60%), e i prezzi alla produzione siano scesi al 2,50% (precedente: 13,50%) per effetto delle cifre elevate dell’anno scorso e della stabilizzazione delle condizioni economiche, un intervento in Siria danneggerebbe i recenti miglioramenti.

I mercati finanziari hanno già ridotto il peso degli asset turchi in previsione di potenziali sanzioni, favorendo una “dollarizzazione” di asset nel paese.
In tale contesto, il momentum dell’USD/TRY dovrebbe rimanere elevato. L’USD/TRY, che al momento scambia a 5,83, dovrebbe sfondare la resistenza a 5,8324 (massimi 30/08/2018 e 07/10/2019), avvicinandosi a 5,8620.
By Vincent Mivelaz
Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online

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