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martedì 8 ottobre 2019

Giappone, nella guerra dei dazi tra i due litiganti...


Nel corso della settimana, il 10 e l'11 ottobre, si terrannoa Washington dei nuovi incontri tra i rappresentati di Usa e Cina perriprendere i negoziati commerciali. Secondo quanto riportato domenica 6 ottobreda Bloomberg, i funzionari cinesi avrebbero ristretto la portata dellequestioni che discuteranno durante i colloqui, riducendo le possibilità che siraggiunga un accordo ampio.
Le borse hanno fatto capire subito come la pensano,quella Usa in particolare ha intrapreso con decisione la strada del ribasso e,fatti salvi i sempre possibili rimbalzi di breve termine, sembra intenzionata atornare a saggiare la consistenza dei supporti offerti dai minimi di meta'agosto.
E' del resto a questo punto probabile che venga attuatol'aumento, per adesso annunciato ma congelato, del 25% al 30%, dei dazi su 250miliardi di dollari di merci cinesi in arrivo negli Usa, una mossa che potrebbeportare, anzi probabilmente portera', a ritorsioni da parte della Cina.

Inquesto contesto i beni rifugio, come lo yen giapponese, potrebbe avvantaggiarsiulteriormente.
Certo, le banche centrali faranno il loro lavoro, ad esempiola Reserve Bank of India (Rbi) ha tagliato recentemente di 25 punti base itassi d'interesse nella sua quinta riduzione del 2019 (il precedenteintervento, un ribasso di 35 punti base, era stato deciso in agosto) e il MonetaryPolicy Committee ha confermato ancora la posizione di politica monetariaaccomodante fino a quando sara' necessaria per rilanciare la crescita (garantendonel contempo che l'inflazione rimanga all'interno dei target) ma la Fed sembrasempre meno incline a sottostare ai richiami all'ordine di Trump che lavorrebbe pronta a tagliare aggressivamente il costo del denaro.
Jerome Powell ha ricordato, parlando a margine di un filmche ricorda il precedente presidente Marriner Eccles, che la banca centraledeve essere "absolutely free" dalla politica.

Nell'Eccles Buildingdella Fed, che prende il nome proprio da Marriner Eccles, c'e' una targa chePowell ha voluto citare e che dice "la gestione di una banca centrale deveessere assolutamente libera dai pericoli del controllo dei politici e degliinteressi privati, dei singoli o combinati". Insomma, il messaggio perTrump, e indirettamente anche per i mercati finanziari, e' stato forte echiaro, i tassi scenderanno solo se la condizione dell'economia lo rendera'necessario.
Gli Usa sono comunque riusciti a portare a termine almenouno dei tanti accordi commerciali sui quali stanno lavorando.

Il 25 settembreera stato infatti perfezionato un accordo parziale tra Stati Uniti e Giapponeda 40 miliardi di dollari sul commercio digitale, un accordo che apre anche ilmercato giapponese a 7 miliardi di dollari circa di prodotti agricoli americanie che dovrebbe diventare operativo a gennaio. Non sono invece stateliberalizzate le quote per le importazioni di riso, una soluzione che soddisfai risicoltori giapponesi, una base consistente del consenso del premier ShinzoAbe.
Questa intesa preliminare getta la basi per un accordo bilaterale dilibero scambio molto piu' ampio del quale dovrebbero beneficiare entrambe leparti. Il giappone esporta auto negli Usa per 51 miliardi di dollari (un terzodel commercio del made in Japan verso gli Usa), e' quindi evidente che siaattento a non indispettire il partner commerciale sul fronte delle merciagricole, caro invece a Trump che in quel settore dell'economia ha uno zoccoloduro di sostenitori.
Nei primi otto mesi del 2019, secondo i dati dello U.S.Census Bureau (l'ente statistico di Washington), l'export di merci dalla Cinaagli Usa e' crollato del 12,5% annuo, pari a 43 miliardi di dollari in menorispetto al pari periodo del 2018.

La guerra commerciale lanciata da DonaldTrump contro Pechino sta mostrando quindi i suoi effetti sugli scambi tra i duePaesi. Il primo beneficiario di questi contrasti e' stato il Messico (secondomaggiore partner commerciale di Washington), che ha visto crescere del 5,5% ilsuo export in Usa. Tra i singoli prodotti, secondo i dati della NationalOceanic and Atmospheric Administration, le importazioni in Usa di gambericinesi sono crollate nel solo mese di agosto del 62% annuo in volume e del 71%in valore.
E' evidente anche l'apprezzamento dello yen, che dai massimidi aprile 2019 a 112,40 yen per dollari circa e' sceso sugli attuali valori di106,50/107,00 yen per dollaro. Forza della moneta tuttavia in questo caso nonimplica forza dell'economia: l'indice anticipatore del Giappone e' calato inagosto, ultimo dato disponibile, a 91,7 punti dai 93,7 punti della letturafinale di luglio giugno, contro i 91,8 punti attesi dagli economisti.
Il datosi attesta sui minimi dai 90,5 punti segnati nel novembre 2009. L'aumentodell'Iva dal 1° ottobre dall'8% al 10% (ma non sugli alimentari) potrebbefrenare i consumi interni che invece attualmente sono il motore dell'economia(il Giappone ha circa 126 milioni di abitanti) e comportare una entrata inrecessione tecnica, almeno temporanea, una eventualita' non necessariamentenegativa dal momento che potrebbe stimolare un aumento della spesa pubblica el'adozione di nuove misure accomondanti da parte della BoJ, la banca centrale.

Due anni fa l'Iva era aumentata dal 5% all'8% e anche inquel caso c'era stata una ricaduta temporanea in recessione dopo l'adozionedella imposta maggiorata dovuta agli acquisti anticipati effettuati primadell'aumento, ma in questa occasione il governo si e' meglio attrezzato,alzando ad esempio le pensioni piu' basse o mettendo in cantiere operepubbliche nel settore della prevenzione del rischio sismico, l'effetto dovrebbequindi essere minore in termini di intensita' e di durata.
L'Ocse nel suo ultimo Interim Economic Outlook ha comunquerivisto al rialzo le attese per l'economia giapponese per il 2019 portando iltasso di crescita atteso all'1% dallo 0,7% stimato a maggio mentre per il 2020e' stata confermata l'ipotesi di crescita dello 0,6%. Per fare un confrontonello stesso report l'Ocse stima un Pil pari a zero nel 2019 per l'Italia epari allo 0,4% nel 2020 (era +0,6 nelle previsioni di maggio).
Se da un lato puo' essere vero che l'apprezzamento dello yendovuto alle tensioni commerciali tra Usa e Cina mette pressione anche sullaborsa giapponese, caratterizzata da una presenza rilevante di aziendeesportatrici (che subiscono quindi il doppio danno del cambio sfavorevole e delrallentamento degli scambi a livello globale), dall'altro e' vero anche che ilrafforzarsi della moneta giapponese si trasforma in un vantaggio per l'investitorein euro che decida di comprare strumenti correlati direttamente a quel mercato(la componente cambio gioca in favore del compratore di attivita' in yen).
Negli ultimi mesi la tendenza dello yen rispetto all'euro e'stata di deciso rafforzamento, dai massimi di un anno fa circa a 133,10 yen perdollari agli attuali 117,50 circa (11,5% circa di apprezzamento). Il trend alribasso, favorevole allo yen, si e' interrotto in area 115,80 a iniziosettembre (quando la borsa Usa ha iniziato a rimbalzare), la flessionesuccessiva non ha negato il tentativo di ripresa precedente che tuttavia nonaveva a sua volta superato resistenze rilevanti.
La situazione attuale vedequindi un rallentamento del trend di rafforzamento della moneta giapponese suquella europea, una tendenza che pero' per il momento resta attiva. Solo oltrela media mobile esponenziale a 100 giorni, passante a 120 circa, quindiallineata con i massimi di settembre, potremmo avere segnali in favore delproseguimento del rialzo grafico del cambio euro yen (e indirettamente anche unsegnale favorevole al rafforzamento della borsa, sia americana sia giapponese).Discese sotto i 115,50/166,00 yen segnalerebbero invece la fine del rimbalzo ela ripresa della tendenza ribassista verso i minimi di meta' 2016 a 10,50circa.
Il Nikkei 225 ha un andamento abbastanza simile a quello delcambio euro yen, come gia' accennato infatti la borsa giapponese tende adindebolirsi nelle fasi di yen in recupero e viceversa guadagna terreno con ilcambio in crescita grafica, un comportamento se vogliamo "difensivo"se visto nell'ottica dell'investitore europeo, che puntando sul mercatoazionario giapponese dovra' accontentarsi di un rendimento reale nettoinferiore a quello nominale per gli acquisti di strumenti legati all'indice diborsa nelle fasi di crescita, dal momento che il cambio sara' un fattorepenalizzante, ma che al tempo stesso potra' godere di un rendimento realesuperiore a quello nominale nel caso l'azionario andasse incontro ad un calo,in questo caso infatti la probabile rivalutazione dello yen sull'eurolimiterebbe i danni.
Volendo tradurre queste considerazioni in strategia diinvestimento si potrebbero ipotizzare acquisti alla rottura dei 22360/70 puntidi Nikkei, consapevoli del fatto che in quel caso l'euro yen potrebbe spingersiverso 122,50/123,00 almeno. Le posizioni si potrebbero mantenere fino in area21000, limite al di sotto del quale, pur potendo sperare in un robustoapprezzamento dello yen, il calo della borsa diverrebbe troppo esteso permantenere le posizioni aperte.
(AM - www.ftaonline.com)
Fonte: News Trend Online

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