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lunedì 9 settembre 2019

Le PMI svizzere si difendono bene dal dilagante protezionismo


Le attuali turbolenze nel commercio mondiale interessano anche le PMI esportatrici svizzere, fortemente integrate nelle catene di creazione del valore internazionali. Nell’ambito dello studio di quest’anno sono state intervistate circa 560 PMI esportatrici svizzere riguardo a protezionismo e ostacoli all’esportazione.
I risultati mostrano che le PMI esportatrici svizzere hanno finora avvertito solo un lieve inasprimento delle barriere commerciali globali e che sono ancora ampiamente in grado di fare fronte a tali ostacoli. Particolarmente importanti per le PMI svizzere sono il mercato europeo e quello americano.

In questo senso, una maggioranza delle imprese intervistate si è espressa positivamente in merito all’attuale bozza dell’accordo quadro con l’UE e a un accordo di libero scambio con gli USA.
Il concetto di protezionismo ha acquisito una notevole risonanza mediatica dall'elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti e dalla conseguente guerra commerciale con la Cina.
Tuttavia, i dati relativi agli interventi distorsivi del commercio in tutto il mondo mostrano che il numero delle misure protezionistiche attuate ogni anno è in realtà aumentato a partire dalla crisi finanziaria del 2009. Dal 2016 tale aumento si è nettamente accentuato. Il protezionismo non è solamente un fenomeno tipico del mercato americano e di quello cinese, essendo largamente diffuso a livello geografico, anche in Europa, il mercato di sbocco più importante per le PMI svizzere.

Gli economisti di Credit Suisse hanno colto l’occasione per svolgere un sondaggio su circa 560 PMI esportatrici svizzere riguardo a protezionismo e ostacoli all‘esportazione.

Tre PMI su dieci risentono di ostacoli all’esportazione

Nel sondaggio, il 29% delle imprese ha risposto che le barriere commerciali e gli ostacoli doganali rappresentano attualmente una grande o grandissima sfida.
Il 40% delle PMI, invece, non li considera affatto, o solo in misura esigua, tali. Il confronto nel tempo mostra inoltre che il marcato aumento del protezionismo osservato dal 2016 sembra aver per ora solo sfiorato le PMI svizzere: la situazione è peggiorata rispetto a cinque anni fa solo per il 23% degli intervistati, mentre la metà non ha percepito alcun cambiamento.

Inoltre, gli ostacoli commerciali non peggiorano granché la situazione commerciale delle esportazioni, che alla data del sondaggio è stata giudicata prevalentemente buona.

La maggioranza delle PMI è a favore di un accordo quadro con l’UE e di un accordo di libero scambio con gli USA

Come mostrano i risultati del sondaggio, le PMI impiegano due strategie principali per superare gli ostacoli commerciali: il 63% considera come canale più promettente la collaborazione con partner esterni o reti locali in essere.

Stando alle PMI, la seconda miglior strategia è il ricorso ad accordi di libero scambio. Quasi il 60% degli intervistati è quindi favorevole a un accordo di libero scambio anche con gli Stati Uniti e circa un terzo di essi auspica fortemente un accordo di questo tipo. Soprattutto nei periodi di guerre commerciali che coinvolgono gli Stati Uniti, un accordo di libero scambio potrebbe dare maggior sicurezza agli esportatori svizzeri.
Dal sondaggio di Credit Suisse è inoltre emerso un bisogno di stabilità nelle questioni commerciali dal prevalente appoggio della proposta di un accordo quadro con l’UE, sostenuto dal 56% delle PMI intervistate.

I fattori economici sono un freno maggiore delle misure tariffarie e non tariffarie

Oltre agli interventi protezionistici statali, sono molti altri i fattori (sia esterni che specifici per ogni impresa) che possono ostacolare l’attività di esportazione di un’azienda.

L’indagine di Credit Suisse mostra che poco meno della metà dei soggetti intervistati ha puntato il dito contro i tradizionali dazi doganali, che sono lo strumento principale della guerra commerciale. Alcuni ostacoli commerciali di natura non tariffaria pesano di più – ad esempio, le procedure doganali e l’ottenimento della valutazione di conformità e della prova d’origine.
Le imprese intervistate attribuiscono la maggior rilevanza in assoluto, ancora prima degli ostacoli commerciali tariffari e non tariffari, per quanto concerne il freno alle esportazioni a due fattori economici: il prezzo della propria offerta e i tassi di cambio.

Elevate barriere commerciali alle esportazioni verso Russia e Brasile

Solo il 20-30% delle PMI intervistate riscontra ostacoli commerciali nei mercati europei importantissimi per le imprese svizzere, mentre, stando a una percentuale maggiore di intervistati, ci sono decisamente più ostacoli in altri mercati.

Nella seconda destinazione di esportazione per importanza, gli USA, la percentuale arriva quasi al 50% e nella terza, Cina/Hong Kong, addirittura al 54%. Altrettanto alta è la percentuale delle PMI intervistate che hanno considerato di esportare verso Cina/Hong Kong in passato, ma vi hanno poi rinunciato.
Secondo il sondaggio, i maggiori ostacoli all’esportazione si riscontrano in Russia ed in Brasile, dove oltre il 60% delle PMI intervistate ha dichiarato di aver incontrato barriere commerciali.

Informazioni sullo studio

In Svizzera operano circa 600 000 PMI, che complessivamente danno lavoro a circa due terzi di tutte le persone attive.

Nell’ambito della loro serie di studi sulle PMI, da anni gli economisti di Credit Suisse analizzano le condizioni delle piccole e medie imprese prendendo in esame varie tematiche. Nell’edizione di quest’anno, circa 560 PMI svizzere sono state intervistate su vari aspetti relativi al tema del protezionismo e degli ostacoli alle esportazioni.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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