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martedì 10 settembre 2019

Evasione IVA, Italia tra i primi posti nell’UE


La notizia in sé non è purtroppo una novità: in Italia si evade, e l’IVA si conferma una delle imposte più aggirate – e aggirabili - dai furbetti della fattura.

Evasione: i dati della Commissione Europea

La conferma arriva da uno studio commissionato dalla Commissione Europea per gli affari economici, finanziari, la fiscalità e le dogane, pubblicato con cadenza regolare da vari anni.
I dati, diffusi a inizio settembre 2019 e riferiti all’anno 2017, se da un lato costituiscono una conferma di situazioni già note, dall’altro evidenziano dei nuovi trend.
Iniziamo col dire che, in termini relativi, il nostro paese si attesta in quarta posizione per entità degli importi evasi.
Sul podio Romania (che perde ben il 36% dell’IVA), Grecia e Lituania.
I valori sono calcolati in base alla differenza tra il gettito previsto, e quello effettivamente giunto nelle casse statali.
Questo per quanto riguarda il divario tra atteso e reale: la situazione cambia se si considera la perdita in valore nominale.
Con 33,6 miliardi di euro che mancano all’appello, l’Italia si colloca al primo posto in Europa per livello di VAT gap (acronimo di Value – Added Tax gap, in altri termini, a quanto ammonta l’ammanco di denaro proveniente dall’IVA).
L’evasione IVA è costata all’Europa, solo nel 2017, 137 miliardi di euro.

Il valore è in discesa rispetto gli anni precedenti, ma rimane comunque alto.
Ultimi classificati, e quindi primi della classe, sono a pari merito Svezia, Cipro e Lussemburgo, con un’evasione media attorno all’1%.

Evasione: Un lieve miglioramento

Un dato, preso singolarmente, può non dire granché.
Esprime qualcosa in più se messo a confronto con altri dati: è quindi utile notare che, secondo la relazione relativa al 2013, il VAT gap italiano fosse superiore ai 40 miliardi.
Dal 2013 al 2017 la media è sempre oscillata intorno ai 30 miliardi, fino ai 33 miliardi dell’ultima relazione.
La fattura elettronica, introdotta quest’anno, i maggiori controlli incrociati e la prossima comparsa degli scontrini elettronici potrebbero contribuire a far scendere ulteriormente l’indicatore, scoraggiando gli evasori.

Dalla Fattura allo Scontrino Elettronico

Il 2019 è stato l’anno della comparsa della fattura elettronica, nel 2020 partirà per tutti gli esercenti l’obbligo di emissione dello scontrino elettronico.
L’incrocio tra la mole di dati provenienti da fatturazione e corrispettivi con i dati disponibili nei database dell’Agenzia delle Entrate permetterà di rilevare più agevolmente eventuali criticità, situazioni non coerenti, contribuenti a rischio evasione.
Verranno passate al vaglio informazioni relative a conti bancari, fatture (sia emesse che ricevute), spese sostenute, entrate dichiarate, verificando la coerenza dei movimenti.
Gli strumenti ci sono, la volontà pure.
Saranno gli studi dei prossimi due anni ad attestare se e in che misura i provvedimenti avranno centrato l’obiettivo.
Fonte: News Trend Online

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