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lunedì 9 settembre 2019

Bond oggi: il nuovo Btp 2030 viene, vede e vince


Ogni fase dei mercati è caratterizzata anche per i Btp da un’emissione che si distingue in termini di scambi. L’ultimo protagonista in tal senso è il neonato 1,35% scadenza 1/4/2030 (Isin IT0005383309), un quasi decennale che ha debuttato il 30 agosto scorso ma che già si colloca ai primi posti della classifica dei “movers”.
Più dei contratti sono i controvalori a mettersi in luce, confermando come un titolo di questo tipo sia un “benchmark” per gli istituzionali, aprendo però una porta anche al piccolo trader che opera con importi modesti. Lo dimostra la seduta di venerdì, in cui lo si è visto particolarmente nervoso nell’andamento sul secondario, a conferma di una peculiarità già emersa nei giorni precedenti.

Candele a confronto

Dopo il prezzo di aggiudicazione di 103,9 euro (ma quello fiscale rimane a 100), con rendimento lordo dello 0,96%, l’esodio sul Mot il 30 agosto l’ha visto muoversi fra un minimo di 102,4 e un massimo di 103,85, con variazione diurna dell’1,41%.

Lunedì 2 settembre lo spread di giornata è risultato dell’1,08% contro lo 0,83% di martedì, lo 0,73% di mercoledì, l’1,66% di giovedì e lo 0,72% di venerdì. Nel frattempo il 2,8% 2067 (Isin IT0005217390), solitamente il più volatile dei Btp, soltanto giovedì l’ha nettamente distanziato con un movimento intraday del 5,8%.
Considerando per l’1,35% scadenza 2030 un minimo di periodo a 102,4 e un massimo a 105,16 si identifica un valore mediano di 103,78 euro, primo timidissimo supporto di riferimento. In base quindi alle sei giornate di quotazione si cominciano a identificare un’area di debolezza (sotto tale valore) e una di forza (sopra), che richiederanno naturalmente ben più sostanziose conferme. 

Rispetto ai concorrenti

Inevitabile il confronto con gli altri Btp vicini come scadenza: il 5,25% scadenza 1/11/2029 (Isin IT0001278511) quota sui 141 con yield 0,96%, mentre il 3,5% scadenza 1/3/2030 (Isin IT0005024234) prezza sui 125 con yield 0,99%.

L’esordiente 1,35% scadenza 1/4/2030 si situa allo 0,97%, a riscontro di una quotazione di poco superiore a 100, nettamente più favorevole in termini di capitale impiegato. Ecco perché il suo successo è stato immediato, collocandosi subito dietro le scadenze ultraventennali in termini di scambi, fra l’altro con una “duration” di quasi la metà.

Sotto 100 non c’è nulla

Bisogna considerare inoltre che la folta pattuglia di titoli di Stato italiani, che fino a qualche mese fa quotava sotto 100, ormai si è ridotta a un Cct e a un Btp€i.

Nel primo caso si tratta del Cct-Eur Eur6m+0,55% St25 (Isin IT0005331878), attestato sui 98 euro e nel secondo del Btp€i15st19 2,35% (Isin IT0004380546), che a una settimana dal rimborso prezzava venerdì a 99,995! Briciole quindi in un contesto assolutamente anomalo ma che tale sembra destinato a restare almeno a medio termine.
Una simile situazione rende attrattivo il nuovo Btp 2030, decennale designato a un ottimo ruolo di “benchmark” per chi operi attivamente con i governativi di casa nostra. 
Fonte: News Trend Online

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