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mercoledì 7 agosto 2019

Lievitano gli attivi della BNS, NZD depresso


Lievitano gli attivi della BNS

By Vincent Mivelaz
Le congetture ora sono un dato di fatto: da metà luglio la Banca Nazionale Svizzera sta intervenendo sul mercato per stabilizzare la valuta. Oltre ai depositi a vista della banca centrale, considerati un indicatore precoce degli interventi della BNS, che sono aumentati a un ritmo marcato nelle ultime tre settimane, le consistenze della BNS in riserva valutaria si sono gonfiate fino a raggiungere un nuovo massimo storico pari a CHF 767,9 miliardi (110% del PIL nel 2018), perché la crescente avversione al rischio ha spinto la domanda del bene rifugio franco svizzero.

Siccome per ora il franco è lontano da livelli di sopravvalutazione, gli interventi sul forex rimangono uno strumento di politica percorribile. Tuttavia, un brusco acuirsi delle apprensioni sui mercati finanziari renderebbe la misura quasi inutile, per non parlare dei rischi a cui è esposto il bilancio della BNS, dal momento che probabilmente la quota degli acquisti di titoli di Stato in riserve di valuta estera è aumentata dal 70% registrato a giugno 2019.
Gli interventi della BNS si sono intensificati dopo la riunione della BCE di fine luglio, che si era conclusa con una nota accomodante e con la prospettiva di un taglio del tasso, oltre a nuove politiche di stimolo a settembre 2019.

Per limitare la competizione con la BCE per gli acquisti di bond del settore pubblico dell’Eurozona, che dovrebbero riprendere a settembre, quando si prevede che ricomincerà il programma di allentamento quantitativo della BCE, la BNS ha già preso l’iniziativa, come aveva già fatto nel 2012.
Allora, la BNS assorbì fino a EUR 80 miliardi di debito pubblico nei primi sette mesi dell’anno, pari al 48% della domanda di finanziamenti nel settore pubblico dell’Eurozona per quel periodo. Di conseguenza, poiché l’apprezzamento del CHF non è legato direttamente ai fondamentali dell’economia svizzera, la BNS ha uno spazio di manovra molto limitato per garantire la stabilità della valuta.

Nonostante l’attuale tendenza orientata all’apprezzamento, le fasce attuali non dovrebbero infastidire il settore delle esportazioni svizzere.

USD/CHF è a 0,9790 e si prevede di operare lateralmente a breve termine.

NZD depresso dopo il taglio a sorpresa di 50 pb dalla RBNZ

By Arnaud Masset
Durante la seduta asiatica, il dollaro neozelandese è precipitato più dell’1,8% sulla scia del taglio del tasso maggiore del previsto deciso della banca centrale neozelandese (Reserve Bank of New Zealand, RBNZ).

Il kiwi ha ceduto fino a 180 pip, scendendo a 0,6378 contro il biglietto verde, dopo che la RBNZ ha tagliato il tasso OCR di 50 punti base, portandolo al minimo storico dell’1%, mentre i partecipanti al mercato si aspettavano una sforbiciata di soli 25 pip. La coppia di valute ha sfondato il supporto a $0,6425 (minimo dell’8 ottobre 2018) e ora sta testando l’area di supporto chiave a $0,64, definita dal 61,8% del livello di Fibonacci (basato sul rally in atto da marzo 2009 a luglio 2011).

Al ribasso, il prossimo supporto giace a $0,6348 (minimo del 20 gennaio 2016), e poi $0,6237 (minimo del 23 settembre 2015). Uno sfondamento di questi livelli spianerebbe la strada verso 0,6130 (minimo agosto 2015).
La RBNZ ha scelto da che parte stare: si schiererà con le colombe. Adrian Orr non ha solo agito tagliando il tasso di 50 punti base, ma anche spalancato la porta agli interessi negativi, o addirittura a una politica non convenzionale, sulla scia del peggioramento delle prospettive economiche e delle modeste pressioni inflazionistiche.

La decisione della banca centrale vicina ha influito anche sul dollaro australiano, perché gli investitori prevedono che la RBA seguirà le orme della RBNZ e taglierà ancora i tassi d’interesse. L’Australia e la Nuova Zelanda sono alcuni dei pochi paesi che non utilizzano tassi negativi.
Le cose, però, stanno cambiando e i paesi iniziano a pagare il prezzo della loro dipendenza dall’economia cinese. Per l’appunto, il 39% delle esportazioni australiane è destinato alla Cina e questa cifra raggiunge il 28% per la Nuova Zelanda. A nostro avviso, sia il kiwi, sia l’aussie continueranno a scendere.
Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online

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