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mercoledì 7 agosto 2019

Eur/Usd: recupero già finito? Scenari e strategie dei broker


Sul fronte valutario l'attenzione è rivolta principalmente allo yuan e alla sua relazione con il dollaro alla luce delle rinnovate tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, ma nelle ultime sedute si sono registrati movimenti interessanti anche per l'euro-dollaro.

Eur/Usd in frenata dopo netto recupero dai minimi dell'anno

Dopo aver aggiornato il minimo dell'anno lo scorso 1 agosto con un bottom a ridosso di quota 1,103, scivolando sui livelli più bassi da circa due anni, il cross ha avviato un poderoso recupero.
Nella notte tra lunedì e martedì le quotazioni si sono spinte fino al test di area 1,125, dove però sono scattate alcune prese di profitto.
L'euro-dollaro ha così imboccato la via del ribasso e dopo il ritracciamento di ieri mostra un andamento incerto anche oggi, visto che negli ultimi minuti viene scambiato a 1,1195, con un calo dello 0,08%.
Non ha certo aiutato l'indicazione odierna sulla produzione industriale in Germania, dove a giugno si è avuta una flessione dell'1,5%, ben più ampia delle previsioni che indicano un ribasso più contenuto dello 0,5%.
In America per oggi non sono previsti dati macro di rilievo e così l'attenzione continua ad essere rivolta allo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina che ha rubato la scena alla Fed da alcune giornate.

L'euro-dollaro era affondato su nuovi minimi dell'anno a inizio agosto proprio dopo le indicazioni della Banca Centrale americana che, in seguito al taglio dei tassi deciso a luglio, ha fatto sapere che non siamo all'inizio di un nuovo ciclo di ribassi del costo del denaro.


Una prospettiva che potrebbe però mutare proprio in seguito all'escalation delle tensioni commerciali che di fatto ha favorito un forte recupero dell'euro nei confronti dl dollaro. 
Come spiegato dagli analisti di UBS Wealth Management, diversi investitori ritengono che lo scontro tra Stati Uniti e Cina possa spingere la Fed a tagliare nuovamente i tassi di interesse.

UBS fa notare che valute e obbligazioni, a causa dei recenti sviluppi globali, sembrano prevedere a larga maggioranza un'altra riduzione del costo del denaro, con una probabilità scontata dai future sui Fed Funds quasi vicina al 100%.
L'euro ha approfittato di ciò e si è rafforzato con il dollaro, ma gli analisti di Danske Bank invitano a non abbandonarsi a facili entusiasmi, ritenendo che ci sia poco spazio per un rilevante guadagno della moneta unica.  
Gli analisti non escludono che gli investitori stiano sopravvalutando l'aspettativa di nuovi tagli dei tassi di interesse da parte della Fed.


Non più tardi di ieri il presidente della Fed di St.Louis si è mostrato titubante sulla necessità di ulteriori riduzioni del costo del denaro, spiegando che la politica monetaria non può rispondere ad ogni escalation o nuova minaccia commerciale.   
Anche in ragione di ciò Danske Bank ritiene aggressiva l'aspettativa del mercato per un taglio dei tassi di 50 punti base a settembre, prezzato al momento al 30%.

Gli analisti hanno così rivisto al ribasso le loro previsioni sul cambio euro-dollaro, prevedendo una flessione dello stesso a quota 1,10 in un arco temporale compreso tra 1 e 3 mesi. 
Gli esperti di Danske Bank ora sono meno convinti che la Fed taglierà in modo rilevante nel breve il costo del denaro e che quindi difficilmente indebolirà il dollaro in maniera decisa.


A non credere ad una frenata del biglietto verde nel breve è anche Taimur Baig, chief economist di DBS Bank, il quale fa notare che un allentamento monetario da parte della Fed o un intervento diretto di Washington sui mercati valutari potrebbero contribuire a contenere la forza del dollaro.

L'esperto però ritiene che entrambe le opzioni avrebbero un impatto sulla valuta Usa più contenuto di quello che si registrerebbe con la fine della guerra commerciale. 
A detta d Baig il mezzo più efficace per un deprezzamento del biglietto verde sarebbe proprio la risoluzione delle controversie tra Stati Uniti e Cina, ma gli ultimi sviluppi vedono ancora lontano un simile scenario, motivo per cui è difficile pensare ad un netto arretramento del dollaro e di conseguenza ad un ulteriore recupero dell'euro.  
Fonte: News Trend Online

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