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venerdì 23 agosto 2019

Borse: i gestori temono una recessione. A rischio un sell-off?


Ormai da alcune settimane si è tornati a parlare sui mercati del rischio di una recessione, complice anche l'inversione della curva dei tassi di interesse Usa, con il rendimento dei titoli a 10 anni inferiore a quello della scadenza a due anni.
Anche in Europa sembra allungarsi in maniera più decisa l'ombra di una fase recessiva, viste le recenti difficoltà palesate dalla crescita di alcuni Paesi, con riferimento non solo all'Italia, ma anche alla Germania.

Gestori: il 34% prevede una recessione nei prosismi 12 mesi

Indicazioni allarmanti giungono in questa direzione anche dall'ultimo sondaggio di Bank of America-Merrill Lynch, realizzato tra il 2 e l'8 agosto con il coinvolgimento di 224 gestori mondiali che gestiscono masse per oltre 550 miliardi di dollari.
Il 34% dei partecipanti all'indagine ha fatto sapere di attendersi una recessione nei prossimi 12 mesi, e si tratta della percentuale più alta dall'ottobre 2011.
Al contempo il 64% dei fund manager crede che una fase recessiva sia improbabile, ma c'è da dire che il sondaggio è stato realizzato nella prima settimana di agosto, e non tiene conto degli ulteriori segnali negativi arrivati nelle settimane successive.
Il riferimento è in primis all'inversione della curva dei tassi Usa di cui parlavamo prima, ma anche al negativo dato sul PIL del tedesco che ha evidenziato un calo dello 0,1% nel secondo trimetre, alimentando i timori sulla tenuta dell'economia nell'intera area euro.

I fattori di rischio secondo i fund manager

La recessione però non è l'unica fonte di preoccupazione dei gestori, che guardano con apprensione anche alla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti.
Quest'ultima secondo il 51% dei fund manager, con una percentuale in aumento del 15% rispetto al mese precedente, rappresenta il più grande rischio di corda per le economie globali.
Tra gli altri fattori di rischio, in linea con quanto emerso già nei sondaggi precedenti, troviamo il debito dell'Eurozona, la crescita cinese e un eventuale inasprimento delle politiche monetarie da parte delle Banche Centrali.
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Gestori pessimisti sugli utili aziendali

Cattive notizie anche per le aspettative sugli utili societari che sono letteralmente crollate nel sondaggio di questo.


L'84% dei partecipanti si aspetta infatti nei prossimi 12 mesi una crescita dell'utile per azione inferiore al 10%.

Dall'indagine è emerso inoltre che la metà dei gestori considera eccessivamente indebitate le società quotate che dovrebbero quindi adottare delle misure per migliorare i loro bilanci.
Per raggiungere questo obiettivo la maggiore parte degli intervistati vorrebbe che le aziende utilizzassero la liquidità, piuttosto che destinare la stessa a spese per investimenti o a piano di riacquisto di azioni proprie.

Fund manager: view rialzista sui Bond

Quanto alle strategie di investimento, le preoccupazioni legate al futuro dell'economia globale e al rischio di una recessione nei prossimi 12 mesi, condiziona inevitabilmente le previsioni su diverse asset class.
La view è rialzista sui prezzi dei Bond ed è la più alta dal novembre 2008, visto che il 43% dei fund manager prevede che i rendimenti a breve terine saranno più bassi nei prossimi 12 mesi, mentre solo il 9% scommette su tassi più elevati a lungo termine.

Azioni: ridotta l'esposizione.

I titoli buy e sell ora

Quanto alle Borse, i gestori stanno riducendo la loro esposizione al mercato azionario e in particolare a quei settori più sensibili ad una frenata del ciclo economico, quale quello industriale, unitamente al comparto petrolifero e minerario.
La preferenza viene accordata ad azioni anticicliche come le utility, ma l'attenzione è più in generale rivolta ai beni rifugio e agli asset più difensivi quali bond, metalli preziosi e fondi immobiliari, con una quota sempre più ampia riservata anche alla liquidità.

Wall Street è troppo cara.

Scatta l'allarme come nel 2018

Dal sondaggio di questo mese si apprende infine che il 78% degli interpellati ritiene sopravvalutate le azioni americane.
Un'indicazione piuttosto allarmante visto che l'ultima volta in cui si è avuta una view così opposta, ossia positiva sui bond e negativa sulle azioni, è stato nell'agosto 2018, alla vigilia di un profondo ribasso che ha portato l'S&P500 dai 2.900 punti ai 2.400/2.350 punti di dicembre dello stesso anno.  
Fonte: News Trend Online

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