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giovedì 22 agosto 2019

Bond oggi: il Bund fa flop, gli Argentina vanno su e GE stoppa


Era previsto ma lo “sciopero” degli investitori – come definito da alcuni analisti – risulta clamoroso: il nuovo Bund a trent'anni a tasso zero (Isin DE0001102481 – scadenza 15/8/2050), piazzato a 103,61 euro e quindi con yield negativo allo 0,11%, è stato collocato ieri per soli 824 milioni di euro contro l’importo iniziale offerto di 2 miliardi, con un “bid to offer ratio” di 0,43.
Un flop atteso da molti ma che ha comportato debolezza anche per il decennale, sull’onda del convincimento che l’accentuazione dei rendimenti a forte segno meno cominci a stremare i mercati. C’è chi si attende così una fase di stabilizzazione del Bund fra il -0,6 e il -0,7%, un quasi fine corsa che potrebbe però essere momentaneo.

Intanto il trentennale è entrato timidamente nei portafogli di fondi pensione e assicurazioni ma…

Perché no per il trading?

Il ma si riferisce al fatto che qualche voce ha cominciato ad alzarsi a favore di un utilizzo futuro del trentennale a cedola zero come ottimo strumento per trading riferiti a emissioni ad altissima duration (in questo caso il dato si attesta a oltre 30), con probabile estrema volatilità negli intraday.
Da notare tuttavia che l’esasperazione della proposta è tale che il rendimento salirebbe allo 0,34% positivo solo in presenza di una discesa della quotazione a 90 e progredirebbe allo 0,72% a 80 euro. Presto o tardi ciò dovrà succedere, perché in caso contrario il mondo obbligazionario subirebbe una definitiva emarginazione.

Argentina con il segno più 

Era attesa una seduta di rimbalzo tecnico per i titoli di Stato di Buenos Aires, dopo il quasi dimezzamento delle quotazioni e pur in assenza di notizie positive.

I credit default swap scontano la bancarotta per l’86% delle possibilità ma sul secondario i bond continuano a trattare con spread accettabili di circa 100 pb. Forse il mercato punta sulla nuova visita di una delegazione del Fondo monetario internazionale per rinegoziare il prestito di 57 miliardi di dollari concesso lo scorso anno, operazione che non dovrebbe rivelarsi comunque risolutiva.
La seduta di rimbalzo – come si diceva - era attesa e ieri si è manifestata, con volumi fra l’altro abbastanza significativi. L’Argentina 7,82% Sink 31dc33 in euro (Isin XS0501195134), per esempio, ha messo a segno il +5,6% a 48,5 € contro un minimo dell’anno a 46 e un ormai lontano massimo a 108.

Nessuna indicazione invece dal secolare Argentina 7,125% 28gn2117 in dollari (Isin US040114HN39) rimasto sui minimi storici, mentre l’Argentina 8,28% Sink 31dc33 sempre in dollari (Isin XS0501194756) ha concluso la seduta con un +4,7% a 50,7 Usd. Finora non si tratta di reazioni significative e l’opzione di utilizzare questi governativi sud americani per veloci trading – come avvenuto in passato per i Venezuela – va scartata, soprattutto per l’assenza di significativi riferimenti tecnici, dato il troppo recente crollo delle quotazioni.

General Electric, per ora solo fumo

Il netto calo dell’azione sulle accuse di una perdita nascosta per 40 miliardi di dollari, lanciate da Harry Markopolos, uno dei migliori investigatori su scandali a Wall Street, non ha causato effetti preoccupanti per le obbligazioni del gigante statunitense.

Si è registrata debolezza ma tutto sommato contenuta in immediate vendite e in successivi veloci riacquisti. Sull’onda dell’andamento delle quotazioni si direbbe che si sia trattato solo di fumo, sebbene appaia consigliabile – come sempre in questi casi – porsi dei precisi livelli di “stop loss”.
Il cortissimo General Electric Tv 28mz20 in dollari (Isin XS1042118288) resta sui 99, mentre il General Electric 2,7% 09ot22 sempre in dollari (Isin US369604BD45) difende quota 98,5. Confermano invece debolezza strutturale i tassi variabili lunghi: per esempio il General Electric Tv 05mg26 in dollari (Isin US36962GW752) rimane sugli 87,5 con un rendimento a scadenza del 4,8%, appetibile però solo per la calcolatrice, dato l’inevitabile calo di importo delle cedole, conseguenza dei tagli dei tassi da parte della Fed. 
Fonte: News Trend Online

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