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mercoledì 5 giugno 2019

Bond oggi: tre tagli dei tassi Fed. L’ipotesi si fa strada


Ormai è scontato e gli stessi prezzi dei Treasuries lo confermano: sta per partire una nuova fase di politica accomodante da parte della Fed, conseguenza dei timori per l’economia Usa rallentata anche (che autogoal!) dalla guerra dei dazi. Il punto interrogativo sta su quanto Powell e compagni vorranno fare.
Vediamo cosa dicono i numeri e cosa prevedono alcuni analisti Usa.

Per i Future questi modi e tempi

Come sempre basta ricorrere all’andamento delle quotazioni dei derivati sui Fed Fund per estrapolare il sentiment dei mercati. In base al trend dell’ottava in corso l’articolazione oggi più prevedibile è la seguente:
  • 1° taglio: 25 pb (quindi riduzione dal 2,5% al 2,25%) già a luglio.

    Negli ultimi giorni le indicazioni in tal senso hanno preso piede, sebbene si verifichi un’elevata variabilità dei posizionamenti pure su questo fronte.
  • 2° taglio: 25 pb (pertanto riduzione dal 2,25% al 2%) a ottobre. Netto il rialzo dei convinti verso tale orientamento proprio nell’ultima settimana.
  • 3° taglio: 25 pb (riduzione perciò all’1,75%) nella prima riunione Fomc del 2020.
Naturalmente a condizionare il tutto saranno sia la politica (ormai la Fed è ostaggio di Trump, situazione di estremo disagio) sia l’andamento del prezzo del petrolio.

Ecco perché su quest’ultimo fronte si assiste all’improvvisa inversione nelle relazioni fra Washington e Iran, potenziale fronte di tensioni decisive nel surriscaldare le quotazioni del greggio.

Ma c’è chi concentra

I commentatori dell’industria finanziaria prevedono invece un primo taglio a ottobre ma di 50 pb in un solo colpo, ipotesi pesante e che darebbe una pessima immagine dello stato di salute dell’economia a stelle e strisce, rendendola più esposta a un crollo delle Borse, salvo che la Fed attui - a fianco della riduzione dei tassi - anche altre operazioni straordinarie a sostegno dei mercati.

Se si considera che tutti gli scatti rialzisti sono stati effettuati con gradini di 25 pb la concentrazione in un’iniziale tappa ribassista di 50 pb fotograferebbe un quadro molto problematico dell’economia statunitense e confermerebbe l’isteria dell’azione di Trump, esponendolo a una valutazione fallimentare della sua politica internazionale.

Treasuries sovrastimati?

Sui titoli di Stato Usa si comincia intanto a stimare un rally esagerato, che richiede ora una pausa o addirittura un’inversione.

Il momentum appare da ipercomprato e in effetti proprio ieri le scadenze molto lunghe hanno evidenziato debolezza anche su Borsa Italiana. Il T-Bond Tf 2,5% Fb45 Usd (Isin US912810RK60) ha navigato per tutto il giorno in negativo e ha chiuso la seduta con un -0,65%, dopo il “rush” da 90,9 $ del 20 marzo ai 99,77 $ degli ultimi giorni.
Stessa reazione del T-Bond Tf 3% Mg45 Usd (Isin US912810RM27), calato dello 0,75% a 108,4 contro il minimo dell’anno a 97, $ e un massimo a 109,4 $. In entrambi i casi si attestano sui valori “top” dall’esordio sul mercato e la pressione rialzista appare eccessiva, quasi da taglio dei tassi a zero.

Ci mancherebbe proprio questo!
Fonte: News Trend Online

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