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lunedì 17 giugno 2019

Bond oggi: l’Etf degli speculativi rende il 5,2% ma ha un vizio


La ricerca di alternative ai singoli bond porta a valutare delle opzioni che garantiscano un rendimento quanto meno oltre il 2%, da considerare livello di galleggiamento sotto il quale non si può andare se si vuole guadagnare depurando l’operatività da costi, inflazione e imposte.
Ecco perché il mercato guarda con attenzione agli Etf sugli high yield in dollari a distribuzione, possibilmente con copertura del cambio. Adeguato a questo profilo si rivela il Pimco Short-Term (scadenze 0/5 anni) High Yield Corporate Bond Eur Hedged (Isin IE00BF8HV600), caratterizzato da due fattori assai apprezzati: un rendimento cedolare elevato (al momento attuale del 5,2%, tutt’altro che trascurabile), e un pagamento a cadenza mensile.

Tutto bene quindi e ancor più se si considera che le emissioni replicate sono a scadenza corta e media, quindi meno esposte alle variabili di decisioni della Fed.

Quella correlazione trascurata

La fase continuamente espansiva dei mercati finanziari ha portato a valutare come maggiore rischio di questo Etf un’eventuale improvviso forte rialzo dei tassi ma da qualche tempo sta emergendo un altro aspetto finora scordato, ovvero una correlazione con l’andamento dei mercati azionari.

Lo conferma la verifica del suo grafico, che ha evidenziato negli ultimi tempi un certo qual legame con i trend di Wall Street. Ciò si è registrato in particolare nella parte finale del 2018, con vendite dovute alle difficoltà proprio del comparto azionario. In effetti sugli high yield in genere il peso delle vicende societarie si sente più di quanto non avvenga per le emissioni corporate investment grade.
Ne consegue che l’inversa catena di trasmissione fra “no risk” e bond si mette in funzione con maggiore velocità. Di qui la necessità di considerare questo strumento, così come altri dalle caratteristiche similari, potenzialmente esposto alle doppie dinamiche del rialzo dei tassi – problema che oggi non si pone – e delle tensioni borsistiche, tanto più in presenza di un ciclo recessivo dentro il quale gli Usa entreranno nel medio termine.

Cosa dice la controprova

Un confronto fra gli andamenti di questo Etf e di un Treasury - per esempio il T-Note 2,5% scadenza 2023 (Isin US912828VS66) - dimostra che in effetti il movimento nettamente rialzista iniziato nello scorso autunno per le quotazioni del titolo di Stato non si è registrato per il replicante high yield di Pimco, sottoposto alle tensioni di un mercato del credito a basso rating più incerto.

Dopo un veloce rimbalzo a gennaio l’Etf è entrato in una fase di lateralità, che da aprile sta puntando però a trasformarsi di nuovo in trend ribassista. L’evoluzione sembra quindi condizionata dai timori per gli sviluppi futuri dell’economia e non ha risentito positivamente dell’annunciata inversione all’ingiù dei tassi.
Ciò potrebbe comportare un’ulteriore fase correttiva, da gestire eventualmente con un piano di acquisti strutturato su precisi livelli di prezzo. Con un netto supporto a 87 euro e un successivo a 84,9, contro l’ultima quotazione di venerdì a 88 euro, il Pimco si trova da fine febbraio ingabbiato in un canale ribassista piuttosto ampio, dentro il quale sta procedendo pure la media mobile a 200 sedute con un movimento altrettanto negativo, che potrebbe trovare un punto di arrivo proprio sugli 87 euro.

Il quadro generale appare abbastanza preciso ma attenzione a valutare le correlazioni con gli altri asset finanziari in situazioni di stress dei mercati, aspetto sinora ignorato e che comporterebbe livelli interessanti di acquisto sulla debolezza in un’ottica di puro rendimento da flusso cedolare. 
Fonte: News Trend Online

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