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giovedì 16 maggio 2019

Segnali di debolezza per le economie ma le borse li ignorano


Le tensioni commerciali tra Usa e Cina si sono moderatamente allentate dopo che martedì Donald Trump ha dichiarato di avere avuto un dialogo "molto buono" con Pechino e sottolineato che i negoziati tra i due Paesi non sono collassati. A contribuire al recupero di fiducia dei mercati hanno contribuito anche le aspettative per un piano di stimolo da parte delle autorità di Pechino, in scia a dati macroeconomici che hanno evidenziato il rallentamento della crescita cinese.
Lo scorso mese la produzione industriale è salita in Cina del 5,4% annuo, in rallentamento rispetto al precedente balzo dell'8,5% e contro il 6,5% del consensus di Reuters.

Le vendite retail sono invece cresciute del 7,2% annuo, in frenata rispetto all'8,7% di marzo. Il dato, che si confronta con l'8,6% del consensus di Reuters, segna la performance più debole dal marzo 2003. 
Negli USA le vendite al dettaglio hanno evidenziato nel mese di aprile un decremento dello 0,2% m/m, in netto peggioramento rispetto alla lettura precedente pari a +1,7% e inferiore alle attese fissate su una variazione positiva dello 0,2%.

La produzione industriale di aprile ha evidenziato una flessione dello 0,5% rispetto al mese precedente. Il dato ha deluso le aspettative (+0,0%) risultando in calo dalla rilevazione precedente (+0,2%, rivisto al rialzo da -0,1%). 

Trump anche nei confronti dell'Europa ha deciso di adottare un atteggiamento più morbido: gli Usa potrebbero posticipare di 6 mesi rispetto alla scadenza del 18 maggio eventuali decisioni in merito all'introduzione di tariffe doganali sulle auto.


L'impressione è che l'intensità degli attacchi di Trump nei confronti di Cina ed Europa sia inversamente proporzionale alla qualità dei dati macro in uscita, indicazioni di rallentamento dell'economia lo inducono a più miti consigli.
Queste situazioni paradossali si verificano spesso sui mercati finanziari, quando a fronte di dati macro negativi l'azionario sale (i mercati vivono di aspettative, di norma quando l'economia peggiora ci si aspetta che qualcuno, o la banca centrale o il governo se ne prendono cura, facendola quindi migliorare in futuro) ma attualmente stiamo arrivando alla schizofrenia, in passato non era infatti mai successo che fossero dei semplici "tweet", che poi vengono magari smentiti nel giro di poche ore, a guidare il sentiment degli operatori.

Questo tipo di comunicazione che viaggia in parallelo rispetto ai canali ufficiali (le care vecchie minute della Fed o le conferenze stampa della Bce) alla lunga potrebbe rivelarsi molto pericolosa perchè induce i mercati a correre dietro all'ultima notizia perdendo di vista il quadro di insieme, che pure esiste e alla lunga continua a determinare il livello di profitto delle aziende.
E il quadro di fondo, come mostrano i dati usciti oggi, continua a non essere sano, anche se non grave, e prima o poi c'è il rischio i mercati debbano farci i conti.
(AM - www.ftaonline.com)
Fonte: News Trend Online

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