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venerdì 31 maggio 2019

Rottura confermata dei supporti. Ora si scivola?


Lo scenario grafico di breve periodo ci proponeva per la seduta di ieri di verificare a Wall Street la reazione dei compratori dopo il fendente ribassista appioppato dai venditori nella seduta di mercoledì, quando è stato violato il supporto di quota 2.800 punti da parte dell’indice azionario principale SP500.
La battaglia è stata molto accesa, con l’indice che nelle prime fasi della seduta sembrava in grado di compiere l’impresa, aiutando le borse europee a chiudere in modesto rialzo la loro seduta.
Ma lo sforzo dei compratori si è arenato a quota 2.799, massimo della seduta, ed è poi scemato, riuscendo solamente a realizzare un modesto guadagno di giornata (+0,21%), ma fallendo il compito di annullare il segnale ribassista del giorno precedente.
A pesare sul morale dei compratori, oltre al fatto che le ostilità commerciali tra USA e Cina non accennano a ricomporsi, vi è la constatazione che Trump, dopo il fallimento  delle trattative con i cinesi, pare nuovamente assetato di sangue ed è partito ora all’attacco del Messico, minacciando aumento di dazi se non cesserà l’ingresso di immigrati da quella frontiera.

Qualcuno comincia a temere che il prossimo bersaglio delle sue ire possa essere l’Europa, su cui pende la possibile tagliola dell’aumento dei dazi sul settore auto.
Deve aver innervosito i mercati anche l’aumento consistente di politici democratici favorevoli all’apertura della procedura di impeachment contro Trump da parte del Congresso, dopo che Mueller ha confermato di non avere la convinzione certa che Trump sia estraneo al Russiagate. 
Quale che sia la natura della debolezza del mercato in questo momento, è un fatto che il tentativo di rimbalzo di ieri non può che essere classificato come pullback, cioè movimento di conferma del precedente segnale ribassista, che ne rafforza la valenza per la seduta odierna.
Pertanto, se i mercati vorranno comportarsi come da manuale di analisi tecnica, oggi dovremmo assistere ad una accelerazione ribassista oltre i minimi di mercoledì e la chiusura in ribasso sia della settimana che del mese di maggio.

Nei primi giorni di giugno dovremmo poi assistere al raggiungimento da parte dell’indice USA degli obiettivi ribassisti del modello di inversione del trend, che sono dapprima 2.720 e successivamente 2.650.

In tale contesto i mercati europei non possono che essere trascinati al ribasso, per dirigersi anch’essi verso obiettivi grafici ribassisti.
Per Eurostoxx50 l’obiettivo potrebbe essere area 3.100, per il tedesco Dax l’area 11.400, mentre per il nostro FIB, in questo momento particolarmente debole per la difficile situazione dei conti pubblici sotto inchiesta da parte della Commissione UE, un primo obiettivo ribassista potrebbe essere l’area 19.300. 
Sembra superfluo precisare che queste ipotesi rappresentano il comportamento più probabile, ma che le certezze sui mercati finanziari non esistono, come sa chi fa trading in modo serio e consapevole.

Le certezze le possiedono solo quei consulenti finanziari (e sono, ahimè, la maggioranza) che insistono ad affermare che i mercati saliranno sempre, e pertanto chi vende sbaglia sempre. E, per essere più convincenti, aggiungono che durante i ribassi bisogna avere i nervi saldi e non preoccuparsi, ma mantenere un’ottica di lungo periodo (che, concretamente, significa sperare che i mercati risalgano).
Proprio quell’ottica di lungo periodo che all’investitore, che avesse comprato l’azionario italiano nel 2000, quando l’indice era sui massimi di 48.300 punti, ora che l’indice è sotto i 20.000 punti, farebbe guardare mestamente il suo portafoglio, chiedendosi: “se dopo 19 anni sto ancora perdendo quasi il 60%, quanto dura questo lungo periodo che mi farà tornare in pareggio?”
I media finanziari ci bombardano sul fatto che la cultura finanziaria del risparmiatore italiano è carente, e propongono di investire sulla formazione finanziaria fin dalle scuole.

Ma se la formazione  consiste nel propinare ai giovani quelle sciocchezze appena ricordate, che abbondano sulla bocca di molti dei cosiddetti “professionisti della finanza”, che sarebbe meglio chiamare “professionisti nella vendita di prodotti finanziari”, allora non mi resta che affermare “beata ignoranza”. 
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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