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giovedì 16 maggio 2019

Ftse Mib: spunti di trading. Azimut e FinecoBank sotto la lente


L'analisi del Ftse Mib

Diversamente dalle altre Borse europee, Piazza Affari ieri non è riuscita a spingersi ancora in avanti dopo il rialzo della vigilia.
Il Ftse Mib si è fermato poco sotto la parità, con un calo dello 0,14%, riuscendo però ad allontanarsi con decisione dai minimi intraday segnati a poca distanza da area 20.500.
L'avvicinamento di questa soglia di prezzo, in linea con quanto già accaduto nella sessione di lunedì, ha favorito una prima reazione dell'indice.
Da notare che ieri le quotazioni hanno raggiunto un bottom poco più in basso, ma molto vicino a quello toccato in avvio di settimana, disegnando un potenziale doppio massimo.
Come è noto si tratta di una configurazione tecnica con implicazioni rialziste, ma perchè la stessa sia confermata sarà necessario un rialzo del Ftse Mib al di sopra dei 20.900/21.000 punti.
Oltre questa soglia ci sarà spazio per un allungo verso i 21.200/21.300 punti prima e in seguito in direzione di area 21.500.

In caso di sfondamento anche di questo ostacolo il Ftse Mib si misurerà con i 21.600/21.700 punti, riconquistati i quali sarà agevole un ritorno sui massimi dell'anno in area 22.000.
Lo stazionamento dell'indice al di sotto dei 21.000 punti potrà favorire nuove incursioni da parte dei ribassisti, con il rischio di assistere ad un nuovo test dei recenti minimi in area 20.580/20.550.
Segnali negativi si avranno con discese sdel Ftse Mib sotto i 20.500 punti, evento che aprirà le porte ad un ripiegamento verso i 20.300 prima e successivamente in direzione dei 20.000 punti, la cui tenuta sarà cruciale per non mettere in pericolo l'intero rialzo partito da inizio anno.

Azimut candidato ad un ritorno sui top 2019 e anche oltre?

Azimut ieri ha terminato gli scambi sulla parità, consolidando il rally della vigilia, quando era riuscito a recuperare interamente il netto calo subito in avvio di settimana.
La sorprendente crescita messa a segno da fine 2018 si è interrotta a inizio maggio per Azimut, che da allora ha vissuto na serie di sedute piuttosto altalenanti, con impennate di volatilità che hanno portato a forti ribassi, ma recuperi anche corposi.
Dopo aver toccato a fine aprile un top a 18,16 euro, raggiungendo i massimi di marzo dello scorso anno, Azimut ha avviato una fase discendente che non più tardi di lunedì ha spinto le quotazioni a ridosso dei 16,3 euro.
Da questo livello è partito un recupero che ha visto le quotazioni riportarsi circa un euro più in alto, anche se questo rimbalzo non ha annullato il deterioramento del quadro tecnico avvenuto nelle ultime sedute.
Azimut non è ancora spacciato, ma dovrà riconquistare subito alcuni livelli chiave, per mettersi al rischio dal rischio di una correzione ben più ampia rispetto a quella vista fino ad ora.
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Il titolo dovrà riportarsi quanto prima sopra i 17,3/17,45 euro, superati i quali potrebbe andare a coprire la candela ribassista di giovedì scorso, con un ritorno in area 18 euro.

Oltre questo livello Azimut si confronterà con il massimo dell'anno 18,16 euro segnato lo scorso 30 aprile, violato il quale guadagnerà uno spazio di crescita molto interessante.
Il titolo infatti si candiderà a nuovi top 2019, con primo allungo verso area 19 euro e una successiva estensione rialzista fino ai 19,5 euro, entrambi massimi risalenti a gennaio dello scorso anno.
Al ribasso sarà importante difendere la soglia supportiva dei 17/16,8 euro, sotto cui Azimut andrà a testare i recenti minimi in area 16,3 euro.
L'eventuale abbandono di questa soglia spingerà le quotazioni verso i 16 euro, sotto cui ci sarà il rischio di una flessione verso i minimi di fine marzo/inizio aprile a 15,2/15 euro.

FinecoBank: non afferrare il coltello che cade

Diversamente da Azimut, ieri FinecoBank ha chiuso la sessione in calo, cedendo poco più dell'1% e mostrando maggiore debolezza relativa rispetto all'indice di riferimento.
Si conferma così una tendenza partita un mese fa e precisamente il 16 aprile scorso, giorno in cui FinecoBank ha aggiornato il suo massimo storico a 12,56 euro.
Da allora il titolo ha imboccato un sentiero ribassista decisamente ripido, basti pensare che dal 16 aprile fino a ieri solo due sedute sono state archiviata con il segno più.
Ad appesantire ulteriormente il sentiment nella prima decade di maggio ha contribuito anche la mossa di Unicredit che ha ceduto circa il 17% delle azioni FinecoBank attraverso un accelerated bookbuilding, in conseguenza del quale la società non è più parte del gruppo guidato da Mustier.
Il titolo è sceso fino ad un passo dai 9,5 euro nella sessione di lunedì, riportandosi su livelli che non si vedevano dalla prima decade di febbraio.
FinecoBank ha mandato così in fumo tutta la salita costruita negli ultimi tre mesi, con una tendenza rialzista ormai compromessa.
Al momento il titolo si mostra incapace di dare vita a qualsiasi tentativo di recupero, anche il tracollo accusato dai massimi storici circa 3 euro più sopra delle quotazioni attuali, lascia spazio a dei rimbalzi più o meno ampi.
Come è noto è sconsigliabile cercare di afferrare un coltello che cade e non si deve intervenire su FinecoBank solo per il semplice fatto che è sceso atto.
Qualsiasi operatività sul titolo andrà realizzata con estrema cautela e stop molto stretti, visto che non è facile individuare l'area di prezzo che potrebbe frenare la caduta dei corsi.
Dal punto di vista tecnico una tenuta dei 9,5 euro potrebbe favorire un recupero verso i 9,85/10 euro prima e in seguito in direzione dei 10,2 euro.

Al di sopra di tale soglia Finecobank potrebbe coprire la candela ribassista del 7 marzo, con un allungo verso gli 11 euro.
Sotto i 9,5 euro invece ci sarà campo libero verso i 9,05/9 euro con successive estensioni ribassiste in direzione dei minimi di inizio anno in area 8,6 euro.
Fonte: News Trend Online

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