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lunedì 27 maggio 2019

Europa europeista, Italia sovranista


Dedichiamo oggi quasi tutto il commento alle conseguenze dell’appuntamento elettorale per il rinnovo del Parlamento della Unione Europea, che ha riguardato circa 400 milioni di elettori di 28 paesi (anche la Gran Bretagna, perché la Brexit, per ora, è rinviata).
Ma prima occorre un rapido riassunto della settimana passata dai mercati finanziari, che è stata negativa per quasi tutti i principali indici mondiali.
Hanno fatto eccezione positiva solo tre mercati: Brasile, India e Russia. Tutti gli altri indici hanno collezionato un segno meno settimanale compreso tra 1 e 2 punti percentuali. Ne ha persi oltre 3 il nostro Ftse-Mib per colpa dei dividendi distribuiti lunedì, che si sono mangiati un paio di punti alla performance dell’indice.

Senza quelli sarebbe stato in media. A dirigere le oscillazioni sono stati i lanci di agenzia sulla guerra USA-Cina, che da commerciale si sta trasformando in tecnologica, dopo l’attacco a Huawei, il fiore all’occhiello della tecnologia cinese, che Trump ha deciso di boicottare per motivi di sicurezza.
Il bastone dei fatti aggressivi che accompagna la carota delle dichiarazioni fiduciose per opera di  Trump, mette continuamente i mercati nella condizione di dover giudicare l’instabilità del personaggio.

Pertanto non c’è da meravigliarsi se l’umore degli investitori, in questo mese di maggio, già tradizionalmente votato alle prese di beneficio, si è deteriorato.
La correzione che i mercati azionari stanno attuando non ha per ora, la violenza impulsiva paragonabile alla scivolata dell’ultimo trimestre 2018.
E’ proprio la continua manipolazione che le dichiarazioni di Trump imprimono al sentiment a fornire un freno alle cadute. Tuttavia, tra scivolate e rimbalzi, pare ormai certo che maggio chiuderà col segno negativo sui principali indici mondiali, dopo ben quattro mesi consecutivi di rialzo.
Oggi i mercati americani sono chiusi per il Memorial Day, in cui si ricordano i tanti caduti nelle guerre combattute dall’esercito USA in giro per il mondo.

E’ chiusa anche la Borsa di Londra e dovremo attendere domani per verificare le reazioni alle dimissioni di Theresa May, che rendono la questione Brexit ancor più complicata. 
I mercati della vecchia Europa saranno perciò liberi di concentrare le loro valutazioni sui risultati elettorali che si stanno ufficializzando, anche se non potranno certo dimenticare che il vero driver direzionale rimane la guerra tecno-commerciale.
Il voto europeo, per una volta, sembra aver confermato i sondaggi, che già ci parlavano di avanzata sovranista, ma incapace di sfondare lo zoccolo solido dell’europeismo, che nei principali paesi (escluso il nostro) ha resistito.

Non è più riproponibile la passata maggioranza PPE-SPD, ma con l’aggiunta dei liberal-democratici di ALDE si riuscirà a garantire all’Europeismo di governare saldamente il Parlamento di Bruxelles. Tutte le altre ipotesi, compresa quella accarezzata da Salvini, di un’alleanza tra PPE e sovranisti, sono state rese impossibili.
La continuità pare assicurata, sebbene, a livello di singoli stati nazionali, l’asse Francia-Germania pare un po’ indebolito dalla sconfitta dei socialdemocratici tedeschi e dal partito di Macron, che in Francia ha subito il sorpasso da parte dei sovranisti di Le Pen.

In sintesi, perciò, l’area euro pare rinfrancata dalla sostanziale tenuta dei pilastri europeisti, che hanno ancora respinto il tentativo sovranista di scardinare la costruzione europea.

L’affermazione sovranista in alcuni stati minori può però rendere meno semplici le decisioni che si debbono prendere nel Consiglio Europeo e che richiedono l’unanimità degli stati aderenti.
Anche la Commissione UE, che avrà certamente un’impronta europeista e probabilmente il tedesco Weber come Presidente al posto del pensionato Juncker, sarà un po’ meno fluida, dato che alcuni commissari (certamente quello riservato all’Italia) saranno sovranisti.
Ho cominciato a commentare il dato globale europeo e non quello italiano, poiché oggi i mercati valuteranno soprattutto quello.

La stabilità politica, tutto sommato confermata e già scontata nei prezzi, dovrebbe garantire un’apertura dei listini europei senza sussulti.
Il voto degli italiani è stato invece addirittura più polarizzato di quanto i sondaggi già non annunciassero.
La vittoria di Salvini era scontata, ma le dimensioni (oltre il 34% dei voti e percentuale raddoppiata rispetto alle Politiche di un anno fa) sono state assai maggiori delle aspettative, ed hanno coinciso con il crollo dell’alleato governativo M5S (17%), che invece ha quasi dimezzato i consensi ottenuti lo scorso anno ed è stato ampiamente superato da un PD in lieve recupero.
Il voto ha tramortito Di Maio e gli ha tolto ogni possibilità di interdizione, mettendolo all’angolo e costringendolo ora a fare il vassallo di Salvini, data l’impossibilità di scenari alternativi migliori della continuazione, con le ali basse, della continuazione del governo da posizioni di debolezza.
Salvini credo che non farà nulla per affondare questo governo, che tante soddisfazioni gli ha dato, consentendogli di fomentare la paura degli italiani per lucrarci sopra e lasciando il giogo dei provvedimenti economici fallimentari sulle spalle dei pentastellati, che gli elettori hanno punito molto duramente, con un ribaltone che in passato sarebbe stato inverosimile, ma ora è stato reso possibile dalla volubilità delle opinioni degli italiani e favorito dall’abilità manipolatoria dello staff di Salvini, che ha sfruttato al meglio le possibilità offerte dai social media.
Il governo andrà avanti con la Lega a dettare la linea e il M5S a tirare la carretta, per mancanza di alternative.
I mesi che verranno saranno durissimi per il nostro paese, anche perché occorrerà trovare 23 miliardi per impedire gli aumenti automatici delle aliquote IVA e quelli (si parla di 15) per introdurre la Flat Tax che Salvini da già come fatta.

Non sarà una vera Flat Tax, che ne costerebbe almeno 50, ma un surrogato raffazzonato e di scarso impatto che i social salviniani spacceranno come svolta fiscale epocale.  Cionondimeno la cifra da trovare è enorme e la tentazione di sfondare il tetto del 3% del rapporto deficit/PIL lo sarà altrettanto.
Aspettiamoci bagarre con la vecchia Commissione Europea fino a settembre, ed in autunno con la nuova, che molto probabilmente non sarà più compiacente della vecchia con il nostro paese.
Il dato che mi pare evidente è che la vittoria del sovranismo di Salvini in Italia e degli europeisti in Europa ci isolerà ulteriormente.

Non credo che ci verrà permesso lo sfondamento clamoroso dei parametri. E in autunno il nostro paese perderà ben 3 sponde a Bruxelles, cosa che forse molti hanno dimenticato: la presidenza del Parlamento Europeo (Tajani), l’Alto Commissariato per la Politica Estera Europea (Mogherini) e soprattutto la Presidenza della BCE (Draghi).
Soli contro tutti.  
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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