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martedì 14 maggio 2019

Bond oggi: sprofondano le quotazioni in Try. E’ tempo di switch!


Le notevoli tensioni sul fronte della lira turca e gli effetti che ciò comporta per i rendimenti dei sovranazionali in Try, di nuovo molto deboli, alimentano una situazione in cui guadagna solo chi abbia impostato precisi piani di acquisto sull’accentuazione delle debolezze. Chi invece è già dentro cosa fa? Se non decide di vendere ha due opzioni: o incassa le cedole e resta investito, specialmente se supportato da un conto in valuta, o lavora di fino, switciando fra le diverse emissioni.

In questo secondo caso è impossibile fornire consigli validi per tutti, poiché molto dipende dalle scadenze e dai rendimenti nominali su cui si è puntato. Ciò non esclude che il crollo di alcune quotazioni possa invogliare a trasferirsi da vite residue corte a quelle più lunghe o viceversa, per approfittare delle forti correzioni o di più o meno casuali disallineamenti.
Anche in questo caso comunque il ruolo di un conto in valuta è decisivo per due motivi: si vende e si compra con lo stesso cambio e non si subisce l’impatto degli spread sul cross Eur/Try “pagati” agli intermediari.

Quotazioni a confronto

Cominciamo ad analizzare i prezzi.

Un caso per tutti è quello del Bei 10,5% 2024 (Isin XS1059896016), sceso ieri sui 76 Try ma ancora lontano dai minimi a 64 dell’agosto 2018. Ancora peggio il 9,25% 2024 (Isin XS1115184753), letteralmente crollato sui 68 e in avvicinamento ai 60 della scorsa estate. Il quadro appare molto incerto e c’è da valutare se possibili ulteriori scivolate porteranno alla creazione di doppi minimi.
Logicamente si potrebbe aprire in merito la classica diatriba se gli intervalli di tempo fra due picchi all’ingiù debbano essere più o meno corti e se occorra un preciso allineamento dei prezzi, disputa importante forse per le azioni ma meno per le obbligazioni, i cui trend sono dettati da altri fattori.

Più significativo è il valutare la convenienza o meno del passare per esempio da una scadenza 2020 a una 2022 in presenza di non eccessive differenze di rendimento effettivo ma di differenti quotazioni, allo scopo di beneficiare in futuro di eventuali maggiori rimbalzi o di tornaconti fiscali.
Un esempio concreto, sebbene in direzione opposta: l’Ifc/World Bank 11% 2021 (Isin XS1559906356) rendeva ieri il 28,5%, con prezzo sui 78,1, mentre il Bei 2026 a pari cedola (Isin XS1807207581) garantiva uno yield del 19,5% alla quotazione di 69,2. Ben nove punti in percentuale in più sono davvero tanti considerando anche le differenze di duration piuttosto sostanziali.

Passare allora dal 2026 al 2021 per avvantaggiarsi in termini di yield? Oppure all’opposto dal 2021 al 2026 per approfittare della minore quotazione del secondo? Ciascuna delle due operazioni avrebbe senso ma la scelta dipende logicamente dagli obiettivi del singolo investitore. 

E poi ci sono le inefficienze

In situazioni così al limite può poi capitare che si determino dei disallineamenti di prezzi magari solo nell’ambito di singole sedute per pure inadeguatezze dei mercati, con scostamenti non facili da carpire ma comunque redditizi.

Di solito avvengono sulle scadenze più lunghe ma nel caso del Try tutto è possibile, data la particolare situazione. Destinata probabilmente a restare tale ancora per lungo tempo. La netta candela verde di ieri non deve illudere. Il ritorno sotto i 6,8 Eur/Try è stato già ben presto smentito nella notte, il che conferma una volatilità estrema.
I livelli da monitorare sono logicamente la quota simbolica dei 7 Eur/Try in termini di debolezza e i 6,22 in caso di rafforzamento. Le possibilità che quest’ultimo gradino venga raggiunto appaiono al momento del tutto marginali. Il magico cross 7 è quindi il vero riferimento da seguire. 
Fonte: News Trend Online

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