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mercoledì 8 maggio 2019

Bond oggi: chi vince e chi perde. Il punto a metà settimana


Un mercato diviso in due: da una parte avverso al rischio e dall’altra attento a nuove occasioni che le tensioni in atto possano determinare. In un quadro così contraddittorio e caratterizzato da scambi nervosi, salvo per alcuni titoli, facciamo il punto su chi sta perdendo e chi guadagnando in presenza di notizie su tagli delle stime per la crescita economica in Eurozona e soprattutto in Italia, oltre che delle nuove dichiarazioni di Trump relativamente alla guerra dei dazi, parole che qualcuno vede come modo indiretto per portare nervosismo e indurre la Fed a fare passi indietro di politica monetaria.

Una situazione complessa, da cui l’obbligazionario in genere si è avvantaggiato, sebbene a macchia di leopardo. Iniziamo a capire chi mostra maggiori tensioni.

Scendono sempre gli stessi

Al vertice della classifica si collocano senz’altro gli high yield Usa, reduci però da una fase accumulativa da inizio anno quasi straordinaria.
In media la categoria ha perso nelle ultime ore dagli 8 ai 10 punti base rispetto agli Us Treasuries di riferimento. E’ poca cosa in un’ottica di medio periodo ma è il primo segnale di debolezza da alcuni mesi. Fiacchi anche i Btp, con il rendimento del decennale in rialzo al 2,63%.

Si è ancora lontani dai livelli di crisi dell’autunno ma attenzione al trend rialzista partito a marzo e inconfutabilmente confermato da minimi e massimi crescenti dello yield. Un punto di rottura? Nell’area dei 2,78%, oltre cui il “sell” scatterebbe in maniera pesante.
In rosso anche i Turchia in dollari, contraltare delle difficoltà della lira, tornata in zona 6,9 contro euro, il che potrebbe far rivedere la rottura dei 7, questa volta però in un ambito di debolezza crescente e quindi più strutturale rispetto alle velocissime inversioni dell’estate 2018.

Infine si vede titubanza sui titoli di Stato asiatici espressi in valute locali, non quotati in Italia, e riferiti a emittenti partner commerciali della Cina, quindi più esposti agli scontri con gli Usa. In un simile contesto di obbligazionario con il segno rosso lo scenario più problematico si riferisce certamente al debito italiano, che dovrà affrontare nelle prossime settimane le elezioni europee e nei prossimi mesi la manovra finanziaria 2020. 

Prospettive interessanti per molti altri

Si è appena detto dei Btp e può sembrare contraddittorio ma al primo posto della classifica dei potenziali vincitori del nuovo quadro dei bond si colloca proprio il trading nei nostri titoli di Stato.

Con una volatilità in forte crescita l’operatività veloce tornerà a rendere redditizie le strategie “intraday” e “intrakeek”, come d’altra parte hanno segnalato alcune scadenze corte nelle ultime sedute. Ieri, per esempio, protagonista il Btp Italia aprile 2020: ha registrato scambi in vera esplosione dovuti sia a switch sulla parte corta della curva sia a nervosi trading sul prezzo.
Appaiono favoriti in questo quadro anche i Treasuries Usa con scadenze 1-3 anni, grazie a una “yield curve” del tutto inconsueta e quasi da Paese emergente, che si stenta a riconoscere come riferita alla prima potenza economica mondiale. Notizie positive pure dal fronte australiano: la conferma di tassi all’1,5% ha rappresentato un fattore depressivo per i rendimenti ma inevitabilmente un bel rimbalzo per le quotazioni di un mercato obbligazionario fra i più attivi del mondo.

Infine bene i titoli di Stato degli emergenti lontani dalle tensioni Usa-Cina e quindi soprattutto di Brasile e Russia, con un improvviso ma poco significativo risveglio degli Argentina, che non va per ora visto come indicazione di “buy”.

Incertezza infine sull’inflazione Usa

Come sempre quando i mercati vanno un po’ in palla torna d’attualità il tema dei Treasuries Usa indicizzati all’inflazione.
In un contesto di possibili tassi Usa in discesa e di costo della vita reso incerto dall’aumento del prezzo del petrolio (anche qui c’è la manina di Trump!) la categoria degli specifici indicizzati ha ritrovato slancio, forse come alternativa di parcheggio piuttosto che come effettivo asset di investimento.

In una situazione infatti di assoluta esitazione dei mercati certi movimenti appaiono più tattici che strategici, in attesa di qualcosa di definitivo che quasi certamente non verrà. 
Fonte: News Trend Online

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