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venerdì 5 aprile 2019

Giornata interlocutoria in attesa dei nuovi occupati US di Marzo


Wall Street ha chiuso in positivo (+0.2%) per la quinta seduta a fila (anche se Martedi in realtà l’S&P 500 è risultato invariato). Ciò detto, nella seconda parte della seduta i guadagni si sono più che dimezzati, e anzi l’indice ha messo brevemente piede in negativo, prima di recuperare nell’ultima mezz’ora.
Il Vix, ovvero l’indice che misura la volatilità implicita prezzata dalle opzioni, ha mostrato un rialzo, una circostanza insolita quando il mercato è così tranquillo e chiude in positivo. Uno studio di Quatifiable Edges mostra che nelle rare occasioni in cui questo è accaduto, il mercato ha mostrato una lieve tendenza correttiva nei giorni successivi.

Dal punto di vista grafico avrebbe anche un po’ di senso, con i 2 piccoli Doji (candele indicative di seduta con apertura molto vicina a chiusura) a segnalare indecisione.
Tra l’altro, il newsflow sul trade continua ad avere toni positivi: ieri sera Bloomberg ha riportato che gli USA chiedono alla Cina una scadenza (6 anni) per il riequilibrio della bilancia commerciale e l’apertura dei mercati, un potenziale segnale che un accordo sta venendo formalizzato.
E stanotte la Casa Bianca ha comunicato che il Vice Premier cinese Liu He incontrerà Trump nello studio ovale stasera alle 22.30 italiane. Ma le ultime headlines non hanno sortito effetti significativi sui mercati, a dimostrazione che nel breve il mercato USA prezza sufficiente ottimismo su questo fronte.
I mercati locali cinesi, per contro, sembrano avere ancora un po’ di birra, visto che Shanghai è riuscita a costruire ancora sui guadagni dei giorni scorsi (la bellezza dell’8.4% in 5 sedute).

Praticamente, da inizio anno, le A shares hanno recuperato quasi interamente le pesanti perdite del 2018 (manca un 1%). Il quadro tecnico indicherebbe un target minimo in area 3.400 punti (proiezione della gamba rialzista di febbraio, terminata nel consolidamento di marzo).
Il ritmo è mozzafiato, ma i mercati li funzionano così, nel bene e nel male.
Il resto degli indici non si è granchè avvantaggiato dei nuovi progressi dei Shanghai, comprese le H shares, che hanno mostrato modeste perdite.

Diverso per composizione e accessibilità, lo HSCEI tende a evitare gli eccessi dei mercati locali cinesi (da inizio anno recupera la metà di Shanghai).
La seduta Eurozone è iniziata con un mood consolidativo e tranquillo. I mercati hanno dovuto incassare i pessimi factory orders tedeschi di Febbraio (-4.2% da prec -2.1% e vs attese per +0.3%).
Spettacolare il calo dall’estero (-6%) a cui ha fatto fronte un calo inferiore di ordini domestici (-1.2%). Considerando che il PMi manifatturiero tedesco ha segnato 47.6 a febbraio e 44.1 a marzo, direi che le aspettative di stabilizzazione del consenso erano mal riposte. Non mi faccio grosse illusioni sulla produzione industriale tedesca di febbraio, in pubblicazione domani (il consenso la vede passare da -0.8% di Gennaio a +0.5%).
I mercati però considerano questi dati un po’ “old news”.

La speranza è che la primavera nelle survey di attività cinesi si trasferisca in tempi brevi nel manifatturiero Eurozone.
Le nuove stime di crescita italiana, fatte trapelare sui media dal Governo (da 1% a 0.1% per il 2019) hanno inizialmente pesato un po’ sugli asset nostrani.
E’ anche l’impatto sul deficit a preoccupare, col numero che tornerebbe in area 2.4%, pietra dello scandalo dell’autunno scorso. Ma essendo un effetto di un peggioramento macro che riguarda più o meno tutta Europa, è improbabile che Bruxelles la prenda male come allora.

E comunque, anche qui si tratta un po’ di old news. Così l’effetto è progressivamente rientrato, per lo meno sul BTP.

In ogni caso la mattinata ha avuto un tono incerto. Alle 13 sono state pubblicate le minute ECB, più attese del solito, visto il cambio di guidance all’ultimo meeting e il recente clamore sull’impatto dei tassi negativi sulle banche e le ipotesi per attenuarlo.
In aggregato, i toni sono sembrati anche più cauti delle attese.

Alcuni membri avrebbero voluto rimandare i rialzi al primo trimestre 2020. Le preoccupazioni per l’impatto dei tassi negativi sono emerse, ed è stato notato che che le revisioni alle projection sono state più rilevanti delle attese. Poche novità, ma il mercato forse vi ha visto qualcosa, e così € e tassi hanno accentuato la tendenza a scendere e l’azionario è passato in positivo, trainato dalle banche.
In US, l’unico dato di rilievo, in attesa del labour market report di marzo, di scena domani, erano i sussidi di disoccupazione settimanali.

La recente salita della serie, presumibilmente favorita dallo shutdown, aveva messo un po’ in allarme gli analisti, per la possibilità che fosse l’inizio di un trend. Ma il dato della scorsa settimana (202.000. 10.000 sotto attese) rappresenta il nuovo minimo dal 1969. Nulla da vedere qui.
Trump ha svolto la sua funzione giornaliera di supporto al mercato, twittando che “nonostante l”azione distruttiva della Fed, l’economia è molto forte, le trattative con la Cina e sul USMCA procedono bene e non c’è inflazione”.

Nonostante ciò, Wall Street stenta a prendere la direzione del rialzo con decisione per il momento.
Con queste premesse, l’azionario europeo ha chiuso con progressi modesti, che però anche qui costituiscono per l’Eurostoxx la quinta salita di seguito, e la settima in 8 sedute (e l’unico calo è stato di 0.05%).
Moderato ritracciamento per i rendimenti Eurozone e US e per lo spread, dopo una seduta volatile.
Sul fronte cambi, il movimento lo ha generato, al solito, la Sterlina, che in giornata ha restituito praticamente tutti i progressi fatti sulla scorta del cambio di passo della May di 48 ore fa.

L’indebolimento ha pesato un po’ anche sulla divisa unica, tornata a perdere frazionalmente contro $. Per staccarsi dalla parte bassa del recente range, l’€ ha bisogno forse che che il miglioramento delle aspettative evidente sull’azionario si trasferisca un po’ anche sui tassi, e che la questione Brexit prenda una direzione.
Senz’altro il positioning comincia ad essere difensivo a sufficienza da costituire un supporto.
Ma cosa è successo sul fronte Brexit?
La giornata non era iniziata male. Ieri notte alla camera dei Comuni è stato approvato, per un voto, il progetto di legge che impone al Governo di evitare la No Deal Brexit, promosso da Cooper e Letwin.

Dovesse, come atteso, passare alla camera dei Lord, sarebbe un ulteriore conferma che un’uscita senza accordo non avverrà. In giornata, però, è emerso progressivamente che ne il deal della May, ne altre mozioni sono stati ufficialmente presentati al voto, il che implica che nulla potrà essere messo al voto prima di martedi.
Se confermato, ciò riduce di parecchio le già tenui possibilità che si approvi qualcosa entro il summit del 10 aprile a Bruxelles. Salvo colpi di scena, un estensione lunga, per permettere elezioni anticipate sembra l’epilogo di gran lunga più probabile. Eventualmente il mercato aveva fatto la bocca ad una “soft brexit” ma questa ipotesi resta legata ad un accordo in extremis May – Corbyn, che se mai raggiunto, potrebbe comunque avere effetti imprevedibili sul Governo e sul Partito Conservatore.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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