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mercoledì 17 aprile 2019

Cina, il Pil batte le attese ma la borsa resta incerta


Il 17 aprile e' uscito il dato sul Pil cinese del primo trimestre del 2019. Nei prime tre mesi del 2019 del la crescita e' stata del 6,4% su base annua, invariata rispetto all'ultimo trimestre del 2018. Si tratta dell'aumento piu' debole dal 2009 ma e' comunque un risultato superiore alle aspettative del consensus, ferme ad un +6,3%.
Sono andati meglio delle attese anche i consumi relativi al mese di marzo, saliti dell'8,7%, e la produzione industriale, sempre di marzo, in aumento dell'8,5%.
Su base trimestrale il rialzo e' stato dell'1,4%, in leggera flessione dall'1,5% segnato nei tre mesi precedenti, ma il primo trimestre risente sempre del Capodanno cinese, festivita' in concomitanza della quale l'economia va praticamente in letargo almeno per un mese.
I mercati sono da tempo consapevoli del rallentamento dell'economia della Cina, quindi era prevedibile che ogni dato superiore al 6% non avrebbe avuto effetti particolarmente pesanti sulle borse, anzi poteva essere accolto con un sospiro di sollievo.
L'attivismo della banca centrale e' alla base della tenuta dell'economia, anche mercoledi' la People's Bank of China ha iniettato quasi 30 miliardi di dollari (200 miliardi di yuan) di liquidità nel mercato aperto alle principali istituzioni finanziarie tramite prestiti a medio termine con scadenza a un anno a tasso invariato al 3,30% in sostituzione di 366,5 miliardi di yuan di prestiti in scadenza.
L'andamento del Pil di Pechino e' anche una sfida anche per il governo, che in questi mesi si e' adoperato forse come non mai per invertire la rotta della crescita in modo da sedersi al tavolo delle trattative commerciali con gli Usa non come parte debole ma come un uguale.
Le autorita' centrali di Pechino come accennato si sono spese molto negli ultimi mesi per evitare che il rallentamento diventasse troppo evidente (e politicamente, oltre che economicamente, dannoso).

Secondo i calcoli dell'ufficio studi di Ing gli stimoli da inizio anno sono stati di circa 4mila miliardi di yaun, 600 miliardi di dollari Usa.
Ed effettivamente gli altri dati usciti a corollario del Pil sembrano dare ragione alle autorita' cinesi.
Secondo i dati diffusi dall'Ufficio nazionale di statistica di Pechino, in marzo la produzione industriale è salita dell'8,5% annuo, in decisa accelerazione rispetto alla crescita del 5,3% dei primi due mesi del 2019 (il periodo gennaio-febbraio viene abitualmente accorpato visto che comprende le lunghe festività del Capodanno lunare), la più debole dal 2002, e al 5,7% di dicembre.

Il dato è ampiamente superiore al 5,6% del consensus. Nell'intero primo trimestre la produzione industriale e' invece cresciuta in Cina del 6,5% annuo.
Le vendite retail hanno segnato un progresso dell'8,7% annuo, in accelerazione rispetto all'8,2% del dicembre 2018 e dei primi due mesi del 2019 (il periodo gennaio-febbraio viene abitualmente accorpato visto che comprende le lunghe festività del Capodanno lunare).
Il dato è migliore rispetto all'8,3% atteso dagli economisti (e registrato nell'intero primo trimestre).
La crescita degli investimenti in fixed asset (dato che comprende infrastrutture, apparecchiature industriali e costruzioni) e' salita al 6,3% annuo in marzo dal 6,1% dei primi due mesi del 2019 (il periodo gennaio-febbraio viene abitualmente accorpato visto che comprende le lunghe festività del Capodanno lunare), in linea con il consensus.
A marzo il tasso di disoccupazione e' calato al 5,2% dal 5,3% dei primi due mesi del 2019 (il periodo gennaio-febbraio viene abitualmente accorpato visto che comprende le lunghe festività del Capodanno lunare), quando si era attestato sui massimi di due anni, e contro il 4,9% del dicembre 2018.

La statistica, elaborata attraverso un sondaggio e introdotta nel 2014 (solo dallo scorso aprile viene diffusa su base mensile), non e' considerata pero' affidabile da molti economisti, visto che Pechino misura solo l'occupazione nelle aree urbane.

Donald Trump ha dichiarato che gli Usa incasseranno una vittoria nella disputa commerciale con la Cina indipendentemente dal risultato.
"Vinceremo in entrambi i casi. Vinceremo con un accordo ma vinceremo anche senza", ha dichiarato il presidente Usa lunedì 15 aprile durante una visita a una tavola rotonda a Burnsville, in Minnesota, secondo quanto riporta Reuters. Ma la sicurezza dimostrata da Trump potrebbe venire meno se i cinesi avessero le spalle coperte da una fase di ripresa dell'economia, o almeno di stabilizzazione, in quel caso non sarebbero costretti ad accettare misure per loro sgradite pur di vedere tolti i dazi.

Insomma, il dato del Pil ha una valenza politica molto rilevante.
I numeri dell'economia cinese possono condizionare pesantemente i mercati non solo per la velocita' con la quale si potrebbe concludere il negoziato con gli Usa (migliore e' il dato prima si potrebbe arrivare alla firma) ma anche per l'influenza sull'attitudine al rischio dei mercati: il timore di una decelerazione a livello globale dell'economia e' quello che probabilmente in questa prima parte dell'anno ha rovinato di piu' il sonno a molti investitori, timore solo in parte tenuto a freno dal mutato atteggiamento della banche centrali, ma alla lunga se davvero la crescita mondiale dovesse arenarsi sarebbe difficile continuare a sostenere le quotazioni delle borse solo con i tassi di interesse in discesa.

E' delle ultime ore l'intervista del governatore della Bank of Japan Haruhiko Kuroda che ha sottolineato come l'aumentato protezionismo rappresenti il rischio maggiore per l'economia globale. Il Giappone e' decisamente motivato ad evitare che la crescita globale deragli, dal momento che lo yen e' visto come una moneta rifugio che si apprezza durante le fasi "risk off" dei mercati, con effetti negativi sulle esportazioni del paese e sul valore dei titoli azionari delle sue principali aziende.
La borsa deve pero' fare i conti anche con l'andamento dei profitti delle aziende, a fine marzo l'ufficio nazionale di statistica ha rilevato un calo dei profitti industriali del 14% per circa 708 miliardi di yuan, il dato peggiore dal 2011.

Le performance peggiori sono quelle dell'industria dell'auto, della siderurgia e della chimica. Diventa quindi degna di attenzione la recente indiscrezione riportata da Bloomberg secondo la quale potrebbe cambiare la normativa riguardante l'acquisto di un'automobile per uso privato, potrebbe infatti venire allargata la platea di coloro che possono chiedere un permesso di acquisto.
La borsa cinese e' salita con forza martedi' con lo Shanghai Composite index che ha toccato la chiusura piu' alta dell'ultimo anno circa (dal 22 marzo 2018), a 3.253,60 punti.

A sostenere le quotazioni sono stati tra l'altro anche i dati sui prezzi delle case, che a marzo sono saliti nelle 70 maggiori citta' del paese dello 0,6% dallo 0,5% di febbraio. La crescita su base annua e' stata a marzo del 10,6%, la piu' veloce dall'aprile del 2017 (10,4% a febbraio). Il dato sui prezzi delle case e' stato visto come un buon auspicio per mantenimento di un tasso di crescita almeno all'interno della fascia ipotizzata dal governo.
L'obiettivo di crescita prefissato per il 2019 dal primo ministro Li Kequiang e' infatti all'interno di un range compreso tra il 6% e il 6,5%
L'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, si sta confrontando con il muro del 50% di ritracciamento del ribasso dal top di inizio 2018, resistenza collocata a 11865 circa.

La rottura di quei livelli sarebbe un notevole segnale di forza che potrebbe anticipare movimenti fino a 12350 almeno. Resistenza successiva a 12960 punti. La mancata rottura di 11865 e la violazione a 11420 della media mobile a 50 giorni e della linea che sale dai minimi di inizio anno sarebbero invece indizi che farebbero temere una perdita di fiducia da parte del mercato, un segnale di debolezza che metterebbe in discussione le possibilita' di proseguimento del rialzo dell'ultimo trimestre.
(AM - www.ftaonline.com)
Fonte: News Trend Online

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