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lunedì 15 aprile 2019

Brexit: estensione media


Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che dal Summit di Bruxelles è scaturita la decisione di accordare al Regno Unito un’estensione per lasciare l’UE in modo ordinato, rinviando la data sulla Brexit al prossimo 31 ottobre. Il paese tuttavia potrà lasciare l’Unione anche prima nel caso in cui il Parlamento ratificherà l’accordo di recesso raggiunto con Bruxelles lo scorso novembre.
Il Regno Unito sarà così costretto a partecipare alle elezioni europee di fine maggio (invece nel caso non volesse parteciparvi dovrà lasciare l’UE il 1 giugno anche in assenza di un via libera parlamentare). All’estensione sono state legate quindi alcune condizioni: come detto, la partecipazione alle elezioni europee, il patto di non ostacolare il processo decisionale nel periodo ad-interim ed il divieto di rinegoziare l’accordo.

Dal momento che lo spauracchio dell’uscita disordinata sembra scongiurato, appare improbabile a questo punto che l’accordo della May (con eventuali integrazioni/varianti concordate con l’opposizione laburista) possa essere approvato: lo scenario più probabile restano quindi le elezioni anticipate (con referendum confermativo) dopo aver ottemperato agli obblighi europei.

Nessun dettaglio da Draghi

Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che oltre alla scontata conferma delle attuali misure di politica monetaria, tutta l’attesa era rivolta ad eventuali dettagli sulla TLTRO III e su modalità di mitigazione degli effetti “collaterali” sul sistema bancario dei tassi negativi (cd sistema “a scaglioni” del tasso sui depositi).

Le aspettative sono state deluse dal momento che Draghi ha dichiarato che le modalità della prima verranno decise nei prossimi meeting (probabilmente coerente con la volontà di avere più dati possibili a disposizione per inquadrare lo stato del ciclo economico), mentre riguardo il “tiering” il Consiglio ha riconosciuto la necessità di prenderlo in considerazione, salvo poi definirlo ancora un discorso prematuro.
Draghi ha poi aggiunto che la Bce resta pronta ad utilizzare tutti gli strumenti per ottenere i suoi obiettivi: la fase di rallentamento si sta prolungando a causa della debolezza della domanda internazionale e di alcuni fattori specifici (auto, gillet gialli) a fronte di una domanda interna in discreta tenuta, in virtù della crescita di occupazione e salari.
Il mercato dei cambi ha reagito nell’immediato con una discesa dell’Euro: il tiering viene infatti interpretato come funzionale ad una ulteriore discesa in negativo del tasso di deposito.

La debolezza tuttavia è stata riassorbita nelle ore successive mentre dal lato azionario la reazione più evidente si è avuta sul settore bancario dell’Eurozona.

Europa: qualcosa sta cambiando?

Gli analisti di Banca del Piemonte spiegano che un buon tono ha caratterizzato i recenti dati macro dell’Eurozona: la produzione industriale francese e quella italiana hanno nettamente sorpreso in positivo (erano attesi dei cali addirittura, mentre sono stati pubblicati degli incrementi nella produzione).

Ha colpito in particolare il dato per l’Italia dove si concentrano le maggiori preoccupazioni per l’andamento dell’economia del primo trimestre. Non vorremmo che invece le cose non stessero andando così negativamente come la maggior parte degli economisti pensano. Migliorano anche alcuni dati europei: in Germania l’IFO a marzo è salito e vendite al dettaglio e produzione industriale a gennaio e febbraio hanno fatto meglio delle attese; le revisioni finali al rialzo del PMI Eurozone di marzo (che nella versione flash avevano destato più di una preoccupazione) in fin dei conti hanno confermato il corposo rimbalzo dell’attività segnalato a febbraio, grazie alla notevole forza dei servizi e quindi della tenuta della domanda interna.

Resta solo la debolezza del manifatturiero, ma qui le cose probabilmente miglioreranno al traino dei dati cinesi. Con queste considerazioni paiono più giustificati la prudenza e l’attendismo di Draghi, mentre l’Euro sembra trarne giovamento spingendosi nelle ultime ore oltre la soglia di 1.1310.
In questo contesto tuttavia sono emersi due catalyst di segno opposto: il primo è il taglio delle stime di crescita globale per l’anno in corso operato dal FMI, di 0.2% portando la crescita a 3.3% (livello più basso dalla grande recessione).

La debolezza è concentrata nelle economie industrializzate (stima USA in calo di 0.2%, quella Eurozone dello 0.3% e Germania e Italia dello 0.5%). Il secondo è la pubblicazione di alcuni dettagli della bozza del Def, con numeri che si presentano peggiori del previsto: il deficit è proiettato al 2.5%, la crescita è stata rivista a solo 0.1% ed il debito al 132.7% del PIL.
Alcuni fattori favoriscono la tenuta del BTP (spread in calo): l’Italia è uno dei pochi paesi con rendimenti positivi a 5Y, con bond corporate che presentano ancora rendimenti bassissimi nonostante il recupero di fiducia in corso, le imminenti elezioni servono a contenere il livello di scontro con Bruxelles, la TLTRO III comunque sarà un fattore a supporto ed il posizionamento sull’Italia è ancora molto difensivo.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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