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martedì 19 marzo 2019

Sale l’attesa per FED e Brexit


Inizio di settimana con voglia di salire per i mercati azionari, anche a dispetto delle incertezze che ancora permangono su alcune importanti questioni. 
Della vicenda delle trattative tra USA e Cina si è perso di vista lo stato ufficiale dell’arte, dato che da un po’ di giorni non se ne parla più ed il presidente cinese Xi pare più affaccendato a firmare accordi per il mega-progetto “Nuova Via della Seta” in giro per il mondo che a programmare l’incontro rappacificatore con Trump.

A proposito di firme, il presidente cinese sarà in Italia in visita ufficiale da giovedì a sabato prossimi, proprio per firmare con il nostro premier Conte il memorandum sul mega-progetto che stravolgerà il porto di Trieste e lo renderà la piattaforma di attracco delle navi che porteranno in Europa le merci provenienti dalla Cina.
La vicenda ha creato non poche polemiche tra la diplomazia italiana e quelle dei principali paesi UE e degli USA, ed ha alimentato l’ennesimo scontro tra i separati in casa Salvini e di Maio.
Ma sul fronte dazi USA-Cina tutto tace. Anzi, si parla addirittura di divergenze difficili da appianare, che dovrebbero produrre lo spostamento della storica firma di pace a giugno.

L’eventualità non sarebbe molto favorevole ai mercati, se non avessero in questi giorni l’abitudine di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. In questo caso se si sposta la fine delle trattative in avanti di 3 mesi, significa che i dazi rimarranno al livello attuale e non aumenteranno per almeno 3 mesi.
Cosicché anche ieri le borse cinesi hanno festeggiato e quelle USA hanno consolidato il rialzo della scorsa settimana aggiungendo sui principali indici una piccola frazione di punto percentuale di ulteriore salita. Il che ha permesso a SP500 di confermare la rottura di 2.820 e proiettarsi con la mente verso la caccia ai massimi storici.
Gli indici europei sono parsi decisamente più cauti, dato che avevano accumulato con Eurostoxx50 un certo eccesso rialzista di breve, che ha impedito ulteriori sfoghi euforici.

Anche perché nel corso della seduta è arrivata l’ennesimo scombussolamento dei piani della premier inglese May sul percorso verso la Brexit.

Il Presidente della Camera dei Comuni britannica Bercow, quel personaggio pittoresco che dirige i lavori parlamentari ed è diventato famoso nel mondo per il fatto che passa buona parte del suo tempo ad urlare “Order!” per zittire i deputati, ha dichiarato che il Piano della May non può essere nuovamente votato in Parlamento senza sostanziali modifiche.

Perciò il voto previsto per domani potrebbe saltare, a meno di modifiche importanti che non c’è il tempo di concordare con Bruxelles, e con esso la possibilità di uscita rapida. Si fa strada a questo punto, magari per esclusione, la probabilità che domani sera si arrivi ad una richiesta di proroga lunga, con ripartenza dei negoziati da zero, elezioni e magari nuovo referendum.
Sempre che la UE, che si riunisce giovedì per valutare la richiesta inglese, dia il benestare. La Brexit no deal dipende solamente da un’eventuale bocciatura della richiesta inglese da parte della UE, il che, a buon senso, dovrebbe essere improbabile, dato che farebbe male a tutti. In altre parole, solo un incidente diplomatico potrebbe portare al no deal.
Però i mercati europei hanno mantenuto la cautela e chiuso intorno alla parità, consapevoli che la predisposizione ai pasticci è molto elevata in Gran Bretagna e non certo assente a Bruxelles.
Cautela non ha mantenuto invece il nostro Ftse-Mib, ancora una volta il migliore d’Europa (+0,90% a quota 21.235), trascinato dall’ottima salute dei bancari, a loro volta beneficiari della riduzione dello spread BTP-Bund ben al di sotto di quota 240, su livelli che non si vedevano più dall’ormai lontano settembre dello scorso anno.
Oggi la marcia di avvicinamento alla giornata di domani, in cui, oltre all’ennesimo voto sulla Brexit, avremo anche la comunicazione dell’esito della riunione FED e la conferenza stampa di Powell, dovrebbe contribuire ad elevare il livello di cautela da parte degli investitori, che, sebbene non paiano affatto spaventati per il futuro, cominciano a prendere in considerazione gli eccessi rialzisti che si accumulano sui grafici, che non invogliano gli amanti della normalità a comprare ancora.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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