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lunedì 11 marzo 2019

La prima correzione del 2019


Dopo aver passato al rialzo, a partire da Santo Stefano 2018, gli oltre 2 mesi di borsa seguenti, fino a fine febbraio, la prima settimana completa di marzo ha segnato l’arresto della marcia trionfale dei mercati azionari globali ed un accenno di correzione ribassista per i mercati occidentali.
La retromarcia, obiettivamente, non è stata clamorosa, almeno finora.
Gli indici europei hanno perso meno di un punto percentuale rispetto al venerdì precedente, il nostro Ftse-Mib poco più. Un po’ peggio hanno fatto quelli americani: oltre il -2% settimanale per SP500 e Nasdaq100. Addirittura il doppio per l’indice delle small cap Russell 2000.

Va detto però che gli indici USA vantavano una performance da inizio anno migliore di quelli europei, e la perdita della scorsa settimana ha praticamente normalizzato sia in Europa che in USA i guadagni provvisori 2019 intorno al +10%. Sarebbe comunque un guadagno di tutto rispetto se venisse conservato per il resto dell’anno.
Gli indici cinesi sono apparsi inossidabili fino a venerdì scorso, ma nell’ultima seduta della settimana hanno ceduto di schianto.
Quello di Shanghai ha totalizzato un saldo settimanale negativo più o meno come gli indici europei, mentre il più brioso indice di Shenzhen ha mantenuto il saldo positivo di circa 2 punti percentuali ed ha portato la sua performance del 2019 a quasi il 30% di rialzo, circa 10 punti percentuali più di Shanghai.

Maluccio infine il Giappone a livello settimanale (-2,7%) e poco esaltante da inizio anno (circa +5%).
La fotografia descrive perciò una settimana correttiva, ma non drammatica, del tutto fisiologica dopo due mesi tutti passati al rialzo.
Ma il fatto che il cedimento sia avvenuto proprio quando SP500, che rappresenta il faro per tutti gli altri indici mondiali, ha testato l’area di resistenza compresa tra 2.800 e 2.820, ci costringe a giudicare con cautela quel che sta succedendo.

In fondo i venditori hanno preso il sopravvento proprio sul livello che, se superato, avrebbe tolto ogni dubbio agli analisti. Ma, se la resistenza non ha  ceduto, dobbiamo leggere i grafici con cautela e non vendere la pelle dell’orso prima di abbatterlo.
Il cielo non appare più così sereno come la settimana prima, quando il grafico settimanale di SP500 faceva vedere solo una distesa di candele bianche a partire dall’ultima di dicembre.
Ora le cinque sedute consecutive di ribasso hanno prodotto un fendente nero ben visibile, che, prima del recupero attuato nell’ultima mezz’ora della seduta di venerdì, si era mangiato il rialzo delle 3 settimane precedenti.
Comunque, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, ora gli eccessi rialzisti sul grafico giornaliero sono stati completamente ripuliti e chi si è astenuto dal comprare per paura dell’ipercomprato, non ha più questa scusa.

Se vogliamo individuare, dietro la correzione che pare essersi avviata, qualche motivazione non grafica, credo che si debba ricorrere al termine ambiguità.
In settimana sono arrivati infatti dati macroeconomici ambigui, poiché sono apparsi troppo diversi dalle attese, ed in contrasto con altri dati,  per essere veri.

Ne cito 3. 
Martedì scorso è uscito un dato sull’umore dei manager del settore servizi USA, elaborato dall’ISM, decisamente al di sopra delle attese, che rivelava un ritorno all’euforia dei manager, scarsamente credibile.
Il secondo, arrivato venerdì, è il dato sulla bilancia commerciale cinese di febbraio, pesantemente negativo, che ha evocato crescenti difficoltà del paese del dragone.
Però il dato è sporcato dalla festività di una settimana per il Capodanno cinese, che quest’anno è caduta a febbraio.
Il terzo dato è quello comunicato dall’Ufficio delle Statistiche sul Lavoro americano sempre venerdì, circa la creazione in febbraio di nuove buste paga non agricole: solo 20.000, il peggior dato da 17 mesi, che farebbe temere un rallentamento economico USA veramente significativo ed improvviso.

Però il dato contrasta assai con la stima di 181.000 prevista dagli analisti ed anche con quella effettuata dall’agenzia privata ADP, che solo due giorni prima aveva registrato la creazione di 183.000 nuovi posti di lavoro nel settore privato. La sensazione è che lo shutdown abbia scombussolato i dati statistici, rendendoli inesatti.
Un altro elemento di ambiguità è lo scarto tra la percezione che i mercati hanno dello stato di avanzamento delle trattative USA-Cina sui dazi e la comunicazione via twitter del Presidente Trump.
I sussurri che provengono dai tavoli negoziali continuano a parlare di distanze rilevanti tra le parti.

Inoltre la guerra fredda USA-Cina continua sulla vicenda Huawei e sulla partecipazione dei cinesi alla rete 5G in USA ed in Europa, mentre si arricchisce di un nuovo terreno di scontro anche tra partner occidentali sul progetto “Nuova Via della Seta”, promosso dalla Cina per sviluppare la sua penetrazione verso occidente, a cui il nostro governo ha deciso di partecipare, unico tra i principali governi europei, provocando i rimproveri degli americani.
Però Trump non cessa di spandere ottimismo via twitter sul successo della trattativa di pace commerciale in corso.
L’ultima ambiguità da segnalare riguarda la comunicazione BCE, che ha varato misure accomodanti (TLTRO e rinvio fino al 2020 del processo di normalizzazione dei tassi), accompagnate però da una drastica revisione al ribasso delle stime sulla crescita e sull’inflazione europee.
I mercati paiono un po’ disorientati dai messaggi contraddittori che provengono da tutte queste direzioni.

Chi guadagna prende profitto e chi deve comprare aspetta che le cose si chiariscano.
Per questo motivo non mi stupirei di assistere questa settimana ad un andamento sostanzialmente laterale da parte dei listini occidentali.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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