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martedì 12 marzo 2019

Eni, Intesa, Unicredit e un altro tris di prodotti.


Inizio con una panoramica sugli indici. Lo S&P 500 ha finalmente iniziato lo storno che molti attendevano e lo ha fatto dalla resistenza di quota 2800, ultimo baluardo dove attendersi una presa di beneficio. Onestamente mi attendevo lo storno già a 2640 ma poco cambia alla sostanza dei fatti.
 
Il movimento attuale va contestualizzato con la situazione di provenienza, un massimo a fine gennaio 2018 a circa 2900, con un trend di provenienza caratterizzato da alta direzionalità e bassa volatilità. Uno storno violento fino a 2532 in circa 1 mese e poi un mercato che muta combinazioni di volatilità e direzionalità diventando direzionale ma a volatilità alta, disturbata o meglio disturbante per chi era abituato a breakout tecnici che tanto bene funzionavano nella fase precedente.
 
Da qui la ripresa e in meno di 1 anno il nuovo massimo, di poco superiore al precedente. E qui, invece di consumarsi la più classica delle rappresentazioni tecniche il tempo ha fatto il suo ingresso lateralizzando il grafico e poi innescando un violento movimento ribassista fino a quota 2350 circa.
 
Il ribasso, superiore del 20% dal picco, ha sentenziato agli analisti il cambio del mercato da toro a orso. Ma, come amo ripetere a dispetto del Trader Muffa che non condivide la mia affermazione, “I MERCATI SONO FATTI PER SORPRENDERE” e da qui è ripreso il trend rialzista con il più classico dei V REVERSAL e con una violnza maggiore di quella del 2017.
 
Fino a quota 2800 dove finalmente si sta assistendo allo storno maggiore di tutto il movimento rialzista del 2019. Intendiamoci, non che ci voglia molto per renderlo anomalo data la crescita pressoché indisturbata. Eppure qualcosa è cambiato e non sottovaluterei quota 2800 come ultimo baluardo del movimento ribassista che tecnicamente, e fino a prova contraria, è ancora in atto.
 
Già perché la struttura del mercato americano vede, al momento, minimi sempre più bassi e massimi (relativi in questo caso) allo stesso livello, appunto 2800.

Livello che va quindi tenuto in grande considerazione come pure il comportamento di ogni singola giornata dell’indice S&P 500. Dobbiamo cercare i segnali di debolezza che confermino il movimento e i segnali di forza che lo smentiscano. E qui quindi fa la sua comparsa il valore di chiusura da confrontare col massimo di sessione, col massimo precedente, con la distanza dal minimo. E con la volatilità che è sarà sempre il sale del trading, in questo caso una volatilità elevata con chiusura sui massimi non potrà far altro che dare un’indicazione di forza che, al momento, metterebbe in pausa il nuovo scenario ribassista.
 
Riassumendo il tutto la view è per un potenziale consolidamento, il baluardo dello scenario è 2800 e, a prescindere dal prezzo raggiunto, una grande attenzione andrà riservata all’eventuale volatilità rialzista anomala che darebbe chiari segnali di forza del mercato. Ma la view è ribassista da 2800.
 
Lo specifico perché in un mondo IBIS REDIBIS NON MORIERI IN BELLO per comprendere se un’analisi è buona occorre individuare lo scenario che potenzialmente farebbe fare una brutta figura all’analista. Se questo scenario manca significa che l’analisi è costruita per produrre una view che si verifica sempre, aria fritta insomma.
 
E anche se si sbaglia, il compito di un analista resta quello di classificare la tendenza in atto e stabilirne la forza. Forza che al momento nel mercato americano pare aver perso dello smalto.
 
Passiamo al FTSEMIB.
Pur non condividendo un destino da simbionte, una seria view deve partire dal contesto internazionale, ben condensato dallo S&P500 anche se è evidente che non c’è alcuna correlazione di lungo periodo tra i due indici. Uno sui massimi, l’altro sotto di oltre il 50% dai massimi.
 
E tuttavia di breve il contagio si è manifestato con un trend rialzista da inizio anno abbastanza lineare e poco disturbato. E con due soglie di resistenza ben evidenti, 20.200 e 21.000. Il discorso sul nostro indice è più complesso perché si tratta di un indice squilibrato ma non ne senso che il termine parrebbe indicare.
 
No, nessuna turba psichica ma uno squilibrio esistenziale che va oltre la mente e colpisce la sostanza poiché il nostro indice è un indice puramente bancocentrico dato l’enorme peso del settore bancario nel calcolo dell’indice.
 
E questo rende l’indice sensibile a notizie di natura economica e strutturale che riguardano le banche e ila gestione del denaro europeo, mi passerete la battuta spero. La struttura del nostro indice risente quindi dell’andamento delle banche e andrebbe sempre analizzata con il relativo indice settoriale delle banche che ben sintetizza cosa aspettarci e che spesso è anche un buon anticipatore di movimenti importanti.
 
Qui la sensazione è che uno storno sia in vista ma che sia anche una buona occasione per rientrare su alcuni temi che hanno performato andando a rompere box laterali molto lunghi. Cito tra tutti Banca Intesa che andremo ad analizzare dopo. Un test di 19800 sarebbe un buon livello per assorbire eccessi e ricostruire posizioni di trading su molti temi perché un’eventuale e improbabile accelerazione rialzista sopra i 21.000 punti troverebbe solo resistenze grafiche ogni 500 punti rendendo il lavoro del graficista molto difficile. E rendendo la strategia migliore sul nostro indice non quella di inseguire i breakout ma quella main reverting, ovvero di comperare i supporti affrontando le resistenze con stop ampi.
 
Ciò premesso, con uno stile poco Zen ed essenziale, ma credo abbastanza chiaro, passo ad analizzare alcuni temi.
 
ENI
Titolo dall’andamento grafico simile a quello di un oscillatore stocastico, almeno dal 2009, piuttosto che da un generatore di trend puliti e lineari. Già, perché tutto si può dire di ENI tranne che sia un titolo da breakout, anzi, qui ben paga la strategia di vendere gli eccessi rialzisti e comperare quelli ribassisti.
E se l’eccesso rialzista passa de quota 17, quello ribassista passa per quota 12,5 con un titolo che quota 15. In parole semplici sarebbe perfetto un TOP BONUS, anche doppia barriera, con attivazione sotto i 12 o un REVERSE BONUS CAP con barriera sopra i 18.
Cosa possiamo trovare?
Innanzitutto vi rimando al numero della rubrica dove trattavo Eni: http://www.traderlink.it/analisi/occasioni-trading/il-poker-e-una-doppia-coppia-su-eni-e-saipem-piu-una-quinta-carta_19 057IDDQIDBF9Y
 
I prodotti selezionati sono tutti ancora validissimi. Vi segnalo però un altro TOP BONUS DOPPIA BARRIERA con codice DE000HV42MQ9
Lo trovate a questo link: https://www.investimenti.unicredit.it/it/productpage.html/DE000HV42MQ9
Il prodotto ha scadenza inferiore a quello visto precedentemente, il 18/9/2020 e si compera, nel momento in cui scrivo a 102 con Eni a 15,1.
Due barriere di tipo Top e quindi a scadenza e non durante la vita del prodotto, la prima a 11,3505 e la seconda a 13,6206 per due bonus rispettivamente di 116 e 106. Non un rendimento monster come quello visto precedentemente, da +53% potenziale, ma un prodotto con un rendimento interessante e una rischiosità, ovviamente, parametrata. E’ il bello di questi prodotti, ogni tasca trova il suo rischio.
 
Valeva la pena segnalarlo per la costruzione di una posizione multiprodotto su Eni perché oltre alla tipologia è interessante considerare la scadenza. In questo caso intermedia.
 
INTESA SAN PAOLO
Intesa è il titolo bancario che ha dato maggiori soddisfazioni, negli ultimi 5 mesi, ai trader intraday e non, che utilizzano l’approccio main reverting. Evidentissimi i livelli di 1,8750 e 2,07 che hanno ingabbiato il movimento salvo qualche, piccola e di breve durata, escursione rialzista.
 
In altri termini un titolo perfetto da comperare sul supporto e da vendere sulla forza, con stop molto larghi per i trade rialzisti, sotto quota 1,87. E sempre con barriera sotto questo livello vanno ricercati BONUS CAP o TOP BONUS su questo titolo che recentemente ha violato la resistenza portandosi fin quasi 2,22 per poi rientrare a 2,12 appena sopra la vecchia resistenza, ora supporto.
 
Il trend ribassista di questo titolo ha dato spazio a una lateralità ben definita che non ha ancora dato i suoi frutti direzionali. Appare però ben impostato il titolo che ha la sola pecca di staccare un dividendo di quasi il 10%, livello che inevitabilmente verrà scontato nelle quotazioni. E nelle barriere.
 
Ma qualcosa di interessante è possibile trovare: DE000HV41FX1
Questo BONUS CAP è una vera finezza per chi ama, moderatamente, il rischio.
https://www.investimenti.unicredit.it/it/productpage.html/DE000HV41FX1
Si compera a105 nel momento in cui scrivo, con Intesa a 2,13, barriera a 1,5456 e quindi pari al 27,8% e bonus potenziale a 116. La scadenza è al 20/9/19 e quindi dovrà considerarsi lo stacco dividendo ma il rendimento atteso è pari al 10,11%, un 19% su base annua. Davvero non male per chi ha una view rialzista, laterale e anche moderatamente ribassista sul titolo.
 
UNICREDIT
Altro colosso bancario da seguire e con un comportamento grafico molto tecnico. La fase ribassista si è interrotta e dopo aver raggiunto quota 12 i prezzi si sono assestati poco sopra gli 11 euro, data la chiara ed evidente soglia di supporto sotto quota 10 euro è evidente che ogni prodotto da considerare deve avere una barriera sotto il supporto chiave per contenere il rischio atteso entro parametri accettabili.
 
Su Unicredit è ancora interessante il Bonus Cap segnalato su questo numero della rubrica: http://www.traderlink.it/analisi/occasioni-trading/2-bonus-cap-sull-indice-ftse-mib-e-1-da-un-53-su-unicredit_19043NRTUSELQZP
 
Ma segnalo anche DE000HV40301
https://www.investimenti.unicredit.it/it/productpage.html/DE000HV40301
Un Bonus cap che si compera a 81,8 con Unicredit a 11,48, con scadenza il 17/12/20 e bonus a 135. Il rendimento potenziale è quindi pari al 65,85% che su base annua è un 37% circa. La barriera è posta a un 17% dai prezzi attuali a 9,462.
 
 
VARIE

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Per informazioni scrivete a stefano.fanton@traderpedia.it

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