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martedì 12 marzo 2019

Bond oggi: Bei e soci in valute emergenti, a buon mercato o no!


La crescita globale rallenta e l’effetto diventa inevitabile per le politiche monetarie: taglio dei tassi! Notizia negativa ma fino a un certo punto. Inevitabile infatti la reazione per le quotazioni delle emissioni governative e anche delle sovranazionali espresse nelle differenti valute locali.
Si vedrà un generalizzato rimbalzo? E’ presto per dirlo ma certamente la notizia che alcuni Paesi asiatici hanno allo studio “turnaround” monetari nella direzione di politiche nuovamente espansive potrebbe determinare una svolta sui mercati. Ad aprire le danze in tal senso sarebbero soprattutto Malesia, Filippine e Indonesia, terre in realtà inesplorate per l’investitore italiano.

E’ il caso allora di fare il punto su cosa potrebbe succedere ai “big” degli emergenti e confrontare i rendimenti medi attuali delle obbligazioni quotate sul Mot con gli yield dei corrispondenti governativi. Per capire se i primi sono sovra o sottostimati, pur considerando la diversa valutazione del rischio di credito. 

In lire turche hanno ancora margini

Fermo al 24% il tasso di Ankara potrebbe entrare presto in una tempesta politica, dal momento che l’economia sta andando in recessione e le tensioni crescono.

La “yield curve” è proprio brutta, poiché totalmente discendente, con le scadenze dei governativi (rating B+) a un anno al 19% e a dieci anni al 14,9%. Gli operatori scommettono su un cambio di strategia monetaria nel medio termine e le scadenze non troppo lunghe dei sovranazionali in Try lo anticipano da tempo con un rialzo delle quotazioni.
Per esempio l’Ebrd 2021 a cedola 24% gira da mesi sui 110. Su scadenze a un anno gli yield degli Ifc, Ibrd ed Ebrd si aggirano comunque sul 20-21%, quindi oltre il governativo, il che fa pensare a una loro sottovalutazione, tanto più considerando il netto divario in termini di rating.

In rand sono un po’ “undervalued”

Da anni ormai i tassi sudafricani si muovono in una fascia molto ristretta fra il 6,5 e il 7%.

Di ripresa economica però non se parla e l’effetto si ritrova in una “yield curve” quasi piatta, con il due anni al 7,06% e il dieci anni all’8,66%, il che si conferma sulle emissioni sovranazionali quotate al Mot. Un due anni rende infatti il 7,1-7,2%, corrispondente al governativo (rating BB).
La valutazione complessiva sembra quindi un po’ sottostimata considerando la netta differenza di apprezzamento del rischio di credito. 

In real salgono per bene

Il tasso ufficiale brasiliano è fermo al 6,5% da inizio 2018 e probabilmente lo resterà ancora per un certo tempo.

Un problema tutto interno riguarda la necessità di ridurre il costo elevatissimo dei prestiti concessi dal sistema bancario ai singoli Stati, in forte difficoltà e ciò impatta sulle scelte del Banco Central do Brasil. La yield curve è piatta fino a un anno al 6,4% e il triennale governativo (rating BB-) frutta il 7,85%.
Le scadenze massime dei titoli quotati sul Mot vanno al 2023, se si esclude uno zero coupon al 2027. Il rendimento dei 2022 – per fare un confronto con il triennale – varia dal 6,2 al 6,6% e quindi è già sotto di un bel po’, a causa del trend rialzista delle quotazioni iniziato a settembre 2018.

I bond in real appaiono quindi sovrastimati nel contesto attuale.

In rubli sempre più cari 

I recenti rialzi dei tassi in Russia dal 7,25% al 7,5% e poi al 7,75% sono dovuti a un aumento dell’inflazione salita oltre il 5% ma ora si avvertono timori che il trend si fermi.
La “yield curve” è ormai tendente a un appiattimento, con il tre anni al 7,97% e il dieci anni all’8,46%. Le scadenze presenti sul Mot dei vari Bei, World Bank ecc. non superano il 2023 (salvo uno zero coupon) e rendono sul 6,8-6,9%, quindi nettamente meno di quanto si riscontra sulla curva dei governativi (rating BBB-).

Da tempo ormai risultano cari, con solo qualche eccezione sulle scadenze molto corte, le più convenienti, seppur con bassi margini d’azione in presenza di oscillazioni dei cambi.
Fonte: News Trend Online

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